Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

TITOLO I TIPI DI INTERVENTO

Capo I Disposizioni in merito alle categorie di intervento

Art. 17 Categorie di intervento

Il Regolamento urbanistico individua le principali categorie di intervento ammissibili all'interno delle aree destinate all'edificazione tesi alla conservazione, all'adeguamento ed alla trasformazione della città.

Sono oggetto di conservazione edifici, manufatti e spazi aperti d'interesse storico, architettonico od ambientale.

Sono oggetto di adeguamento edifici, manufatti e spazi aperti che non soddisfano le condizioni d'uso e le normali esigenze igieniche e di sicurezza;

Sono oggetto di trasformazione edifici, manufatti e spazi aperti ai quali il piano affida la trasformazione della città e del territorio.

Nell'ambito degli interventi sul patrimonio edilizio esistente la superficie utile lorda trasformata in superficie accessoria non è recuperabile altrove.

Art. 18 Definizioni delle categorie

Categorie di conservazione:

  • - manutenzione ordinaria: sono gli interventi definiti dall'art. 3 lettera a) del D.P.R. 380/2001 e smi;
  • - manutenzione straordinaria: sono gli interventi definiti dall'art. 3 lettera b) del D.P.R. 380/2001 e smi;
  • - restauro e risanamento conservativo: sono gli interventi definiti dall'art. 79 comma 2 lettera c) della L.R. 01/2005 e smi.

Categorie di adeguamento:

  • - ristrutturazione edilizia: sono gli interventi definiti dall'art. 79 comma 2 lettera d) della L.R. 01/2005 e smi;
  • - interventi pertinenziali: sono gli interventi definiti dall'art. 79 comma 2 lettera e) della L.R. 01/2005 e smi;
  • - interventi per il superamento delle barriere architettoniche: sono gli interventi definiti dall'art. 79 comma 2 lettera a);
  • - Addizione volumetrica: sono gli interventi definiti dall'art. 78 comma 1 lettera g) della L.R. 1/2005 e smi;

Categorie di trasformazione:

  • - demolizione senza ricostruzione: sono gli interventi definiti dall'art. 79 comma 1 lettera d) della L.R. 1/2005 e smi;
  • - sostituzione edilizia: sono gli interventi definiti dall'art. 78 comma 1 lettera h) della L.R. 01/2005 e smi;
  • - nuova edificazione sono gli interventi definiti dall'art. 78 comma 1 lettera a) della L.R. 1/2005 e smi;
  • - ristrutturazione urbanistica sono gli interventi definiti dall'art. 78 comma 1 lettera f) L.R. 1/2005 e smi.

18.1 Disposizioni in merito agli interventi di Manutenzione ordinaria (MO)

Si considerano manutenzione ordinaria gli interventi di riparazione o sostituzione delle finiture in genere, quali: intonaci, tinteggiature, infissi, manto di copertura, ecc. quando eseguiti nel rispetto dei materiali, colori e caratteristiche originarie.

18.2 Disposizioni in merito agli interventi di Manutenzione straordinaria (MS)

Gli interventi di manutenzione straordinaria non possono comportare incremento della Superficie utile lorda e della Superficie accessoria, nonché modifica alla sagoma geometrica.

18.3 Disposizioni in merito agli interventi di Restauro e risanamento conservativo (RC)

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo non possono comportare l'alterazione del posizionamento delle strutture orizzontali, né di quelle verticali avente carattere strutturale, né l'introduzione di nuovi orizzontamenti, salvo, per gli interventi di restauro, quando si tratti di ripristino di situazioni preesistenti documentate come originarie.

In relazione all'art. 79 comma 2 lett. c), per elementi estranei all'organismo edilizio si intendono tutte le aggiunte e modifiche, avvenute in epoca posteriore alla costruzione originaria, non integrate in modo coerente con i caratteri architettonici e storico-ambientali dell'edificio.

Tali elementi superfetativi possono essere, a titolo di esempio:

  • - aggiunte o modificazioni generate da esigenze particolaristiche e contingenti, tali da non consentire un corretto riuso dell'immobile;
  • -aggiunte o modificazione pregiudizievoli in ordine alle esigenze igieniche o di abitabilità nonché alteranti la composizione degli edifici o i rapporti tra edifici e spazi liberi sia pubblici che privati.

Per consolidamento si intendono quelle operazioni che tendono ad assicurare la stabilità delle strutture dell'edificio conservando il sistema statico dell'organismo e consentendone la sopravvivenza senza alterare le strutture originarie stesse. Si considerano interventi di consolidamento le operazioni di sottofondazione, la posa di tiranti, i cordoli, i rimpelli di muratura, le contraffortature ed in genere le operazioni che rafforzano elementi strutturali importanti senza comportarne la sostituzione.

Per ripristino si intendono le operazioni di eliminazione delle superfetazioni recenti e spurie finalizzate ad una rilettura dell'antico organismo secondo lo schema originario.

Per rinnovo si intendono due ordini di operazioni: la prima strutturale che deve essere limitata all'indispensabile per le parti realmente deteriorate che necessitino di sostituzione; la seconda di ordine funzionale finalizzata a sopperire alle carenze funzionali dell'edificio con l'inserimento degli impianti tecnologici e dei servizi necessari in funzione del nuovo uso. Tali inserimenti dovranno peraltro essere previsti con la minima indispensabile compromissione delle murature. Negli inserimenti non è ammessa l'installazione di ascensori o corpi montanti in rottura di strutture di pregio architettonico (volte, soffitti lignei, ecc.). Si richiede pertanto che nel progetto sia specificato l'andamento delle condutture e la soluzione adottata per la posa dei servizi via cavo (elettrici, telefonici, ecc.).

Fra gli elementi da sottoporre a disciplina di restauro conservativo sono incluse anche:

  • - le recinzioni murarie di impianto storico tipiche e caratterizzanti la suddivisione fondiaria del territorio, anche se non strettamente connesse all'organismo edilizio;
  • - brani o reperti di antiche vestigia pertinenti a fasi storiche dell'impianto urbano.

Sono realizzabili nell'ambito del restauro e risanamento conservativo i seguenti interventi:

  • - inserimento di elementi accessori, quali controsoffittature, soppalchi che non comportino S.U.L. (solo se riferiti e realizzati all'interno di singoli vani, con strutture indipendenti e comunque funzionali al vano entro cui viene realizzato) scale interne secondarie, che non comportino alterazione del sistema strutturale, scale removibili in ferro o in legno, in ambienti privi di pregio architettonico;
  • - il ripristino di forometrie è consentito e/o prescritto quando ne sia dimostrata la preesistenza con saggi e documentazione iconografica.

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo non possono comportare:

  • - aumento di superficie coperta e di S.U.L.;
  • - variazione di sagoma geometrica o alterazioni volumetriche;
  • - interventi alle coperture degli edifici che comportino modifiche all'andamento e alle pendenze delle falde (a meno che non si tratti, negli interventi di restauro, di ripristini di situazioni preesistenti documentate);
  • - inserimenti di nuovi elementi di distribuzione verticale interna (gruppi scala).

18.3.1 (articolo soppresso)

18.3.2 (articolo soppresso)

18.4 Disposizioni in merito agli interventi di Ristrutturazione edilizia (RE)

Gli interventi di ristrutturazione edilizia sono consentiti, nei casi previsti dal presente regolamento, con le prescrizioni di cui ai successivi commi.

L'intervento di demolizione e fedele ricostruzione degli edifici è realizzabile a condizione che:

  • - la ricostruzione avvenga mediante l'utilizzo di materiali dello stesso tipo o di tipo analogo a quelli preesistenti;
  • - abbia la stessa collocazione, ovvero la stessa area di sedime dell'edificio demolito preesistente;
  • - abbia lo stesso ingombro planivolumetrico, ovvero la stessa sagoma geometrica, come definita all'art. 8.17, fatti salvi gli incrementi di cui al D. Lgs. 115/2008 e s.m.i.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia che non determinano la totale demolizione dell'edificio, mantengono inalterati gli elementi strutturali che individuano e qualificano l'edificio esistente, potendo però comportare integrazioni strutturali e cioè anche modifiche non stravolgenti la sagoma, nonché addizioni funzionali, ove ammesse.

Le modifiche alla sagoma geometrica per realizzare addizioni funzionali ad organismi edilizi esistenti sono consentite alle seguenti condizioni:

  • - realizzano un volume aggiuntivo fino ad un massimo del 20% del volume, calcolato con riferimento alla sagoma geometrica esistente;
  • - le addizioni siano funzionali all'unità immobiliare di riferimento e non suscettibili di utilizzo autonomo.
  • - siano realizzate in aderenza o sopraelevazione all'unità immobiliare di riferimento;
  • - non siano finalizzate alla formazione di nuove unità immobiliari;
  • - non siano realizzate in ampliamento di volumetrie secondarie.

Le addizioni funzionali di cui al precedente comma devono comunque rispettare i limiti o i parametri fissati dal presente Regolamento (distanze, altezze, rapporto di copertura, numero di piani), anche nel caso che non siano computate ai fini dell'applicazione dell'indice di utilizzazione fondiaria.

Non sono computabili ai fini dell'applicazione dell'indice di utilizzazione fondiaria, le addizioni con le quali si realizzano:

  • - servizi igienici, se carenti all'interno dell'unità immobiliari, e sia dimostrata l'impossibilità di realizzarli all'interno dell'unità esistente;
  • - rialzamento del sottotetto, in riferimento alle unità immobiliari residenziali esistenti alla data di entrata in vigore delle presenti norme, per realizzare vani abitabili, a condizione che sia limitato al raggiungimento dei parametri minimi richiesti dai requisiti di abitabilità, e che il sottotetto esistente abbia un'altezza interna media non inferiore a 1,00 mt. (misurata sull'intera superficie indipendentemente dalle partizioni interne)
  • - volumi tecnici, come definiti dall'art. 8.20;
  • - scale, ascensori con le limitazioni di cui agli art. 11.12, 11.13 e 75.4.2;
  • - le autorimesse pertinenziali, intesi come parcheggi coperti fuori terra di cui all'art. 8.15 lett. m), all'interno della perimetrazione dei centri abitati.

Salvo diversa specificazione, le addizioni funzionali di cui al precedente comma non sono cumulabili ad interventi di nuova edificazione, sostituzione edilizia o addizione volumetrica.

Ad eccezione dei casi elencati al comma 6 e salvo ulteriori prescrizioni previste espressamente dalle presenti norme, le addizioni funzionali sono ammesse nei limiti di edificabilità fissati dal Regolamento per la specifica zona urbanistica di appartenenza.

La modifica della sagoma geometrica derivante dalla sola necessità di adeguamento della struttura di copertura alla normativa antisismica è consentita nell'ambito degli interventi di cui al presente articolo, se limitata alla realizzazione del cordolo in c.a, nella misura massima complessiva di 30 cm.

Le aggiunte agli organismi edilizi esistenti che non presentino le caratteristiche specificate al comma 4 sono da considerarsi addizioni volumetriche. Gli incrementi di Sul derivanti da interventi di addizione funzionale, non sono cumulabili con gli ampliamenti effettuati ai sensi della Legge Regionale 24/09 e ss.mm..

Gli interventi di recupero dei sottotetti esistenti a fini abitativi eseguiti con le finalità della L.R. 05/2010 e s,m,i, sono eseguiti nel rispetto dei parametri e delle prescrizioni riportate all'art. 18.4 ter del presente regolamento

18.4.1 (articolo soppresso)

18.4.2 (articolo soppresso)

18.4.3 (articolo soppresso)

18.4.bis Interventi pertinenziali

La realizzazione di nuovi manufatti edilizi, destinati in modo durevole a servizio dell'edificio o dell'unità immobiliare di cui costituiscono pertinenza, e non suscettibili di utilizzo autonomo, avviene alle seguenti condizioni:

  • - il volume del nuovo manufatto, calcolato con riferimento alla sua sagoma geometrica, deve essere non superiore al 20% del del Volume Utile Lordo del fabbricato principale;
  • - deve essere realizzato all'interno del resede di pertinenza, entro o fuori terra;

I manufatti realizzati di cui al comma 1 devono comunque rispettare i limiti o i parametri fissati dal presente Regolamento (distanze, altezze, rapporto di copertura), anche nel caso che non siano computate ai fini dell'applicazione dell'indice di utilizzazione fondiaria.

Gli interventi di cui al comma 1 con le quali si realizzano le autorimesse pertinenziali intesi come parcheggi coperti fuori terra di cui all'art. 8.15 lett. m), ad unità immobiliari poste all'interno della perimetrazione dei centri abitati non sono computabili ai fini dell'applicazione dell'indice di utilizzazione fondiaria alle seguenti condizioni:

  • - siano realizzati all'interno del resede di pertinenza delle stesse unità;
  • - siano di altezza non superiore a 2,40 mt., con superficie di calpestio non superiore a 1/10 del Volume utile lordo dell'unità esistente o comunque fino al raggiungimento della superficie di un posto macchina (mq. 15).

La demolizione di volumetrie secondarie, come definite dall'art. 10.2.1, e la loro ricostruzione all'interno del resede di pertinenza del fabbricato principale, è ammessa se il volume, calcolato con riferimento alla sagoma geometrica, del manufatto ricostruito è uguale o inferiore al quello del manufatto demolito. Non è ammesso lo spostamento di volumi secondari oltre il limite del resede di pertinenza, o comunque fuori dalla zona urbanistica omogenea di appartenenza del manufatto originario.

In ogni caso gli interventi di cui al precedente comma non possono comportare la trasformazione di Superficie accessoria (art. 8.15) in Superficie Utile Lorda (art. 8.13).

Sono considerati interventi pertinenziali, la realizzazione, ad esempio, di

  • - opere ad uso privato, a servizio di organismi edilizi residenziali, turistico-ricettivi, ed attività agrituristiche, quali piscine, campi da tennis, maneggi e altre attrezzature sportive;
  • - nuovi muri di cinta e recinzioni in genere.

18.4.ter Norme per il recupero dei sottotetti

In tutti gli edifici residenziali, esistenti o in via di realizzazione al 12/02/2010, è consentito il recupero abitativo dei sottotetti nel rispetto delle disposizioni contenute nella legge regionale n. 5/2010. Sono edifici in via di realizzazione quelli per cui a tale data sia stata presentata la comunicazione di inizio lavori conseguente il titolo edilizio.

Gli interventi di cui al presente articolo sono ammessi sulle unità immobiliari ad uso:

  • - residenziale, comprese gli edifici rurali ad uso abitativo;
  • - alloggi a servizio delle attività industriali e artigianali, e delle attività commerciali all'ingrosso

Per effettuare il recupero ai fini abitativi dei sottotetti esistenti, i locali derivanti dal recupero medesimo dovranno garantire i seguenti requisiti igienico-sanitari minimi:

  • - superfici minime dei vani abitabili di 9 mq, con volumi d'aria netti non inferiori rispettivamente a mc 24,30;
  • - il rapporto aeroilluminante dei vani abitabili non inferiore a 1/16. Per vani aventi Rapporto aeroilluminante compreso tra 1/14 e 1/16 è prescritta l'installazione di impianti di aerazione meccanizzata, la cui idoneità dovrà essere asseverata dal progettista;
  • - altezza minima dei locali m 1,50 media 2,30, salvo per i locali accessori e di servizio per cui è prevista un'altezza minima di 1,30 e media 2,10 m.

I sottotetti non conformi alla legge 9 gennaio 1991, n. 10, devono essere adeguati alla vigente disciplina in materia di contenimento dei consumi energetici.

Il raggiungimento delle specifiche tecniche del precedente comma è consentito mediante:

  • - opere di manutenzione straordinaria che non comportino modificazione delle altezze di colmo e di gronda, delle linee di pendenza delle falde, nonché della quota di imposta dei solai interni
  • - opere di isolamento termico;
  • - aperture di finestre sul tetto o in facciata, realizzazione di terrazzi a tasca o abbaini;

Gli interventi di recupero dei sottotetti ai fini abitativi sono consentiti esclusivamente in ampliamento alle unità abitative esistenti e devono essere a queste direttamente collegate.
I volumi e le superfici recuperati non potranno essere oggetto di autonomi successivi frazionamenti.

Ai sensi della L.R. 05/2010, gli interventi di cui al presente articolo sono classificati, anche senza la previsione di opere edilizie, come interventi di ristrutturazione edilizia art. 79 comma 2 lettera d) della L.R. 01/2005, e sono assoggettati al pagamento del contributo di costruzione (oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, costo di costruzione) previsto per la nuova costruzione.

18.5 Disposizioni in merito alla Sostituzione edilizia (SE)

La sostituzione edilizia comprende gli interventi di demolizione e ricostruzione con contestuale riorganizzazione distributiva, funzionale e planivolumetrica di un singolo edificio, diversi da quelli compresi nella definizione di ristrutturazione edilizia.

La successiva edificazione del nuovo organismo edilizio, anche con diversa articolazione della sagoma geometrica, diverso sedime, diverso numero delle unità immobiliari e diversa destinazione d'uso, purché ammessa, deve avvenire entro i limiti della superficie utile lorda preesistente e legittimamente acquisita alla data di entrata in vigore delle presenti norme.

Sono fatti salvi maggiori incrementi di superficie utile lorda, ammessi per le diverse zone dalle presenti norme.

Per i manufatti edilizi parzialmente diruti è possibile computare in termini di superfici utili lorde o accessorie le superfici risultanti dal provvedimento abilitativo in base al quale il manufatto edilizio è stato realizzato e/o trasformato, ovvero, in legittima mancanza di tale provvedimento, quelle risultanti da documentazione catastale, da altra documentazione ufficiale, o, in legittima assenza anche di tali documentazioni, quelle ricostruibili sulla base dello stato di fatto.

L'intervento edilizio dovrà realizzarsi nel rispetto dei restanti parametri edilizi ed urbanistici di zona, del volume utile lordo preesistente, di ogni altra norma preordinata e senza comportare alcun intervento sulle opere di urbanizzazione, se non di adeguamento e manutenzione.

Sono fatte salve ulteriori limitazioni in relazione alla zona territoriale omogenea di appartenenza

È altresì consentita la sostituzione edilizia di manufatti costituiti unicamente da superfici accessorie, purché a parità del volume individuato dalla sagoma geometrica e senza che ciò possa portare alla creazione di superfici utili lorde.

18.5 (articolo soppresso)

18.6 (articolo soppresso)

18.7 (articolo soppresso)

18.8 (articolo soppresso)

18.9 Sistemazioni esterne (SSEE)

Per sistemazioni esterne si intende l'insieme coordinato di interventi, che non determinano volumi né superfici coperte, quali vasche e piscine private scoperte, arredi da giardino, realizzazione di viali pedonabili e carrabili, giardini.

Capo 2 Prescrizioni specifiche per interventi su edifici e manufatti di interesse storico, artistico, architettonico ed ambientale

Art. 18.10 Gradi di protezione

Riguardano gli edifici individuati nelle tavole grafiche e descritti dagli articoli 45 e 100 del presente Regolamento. Ad ogni grado di protezione corrisponde un diverso grado di intervento.

18.10.1 Grado di intervento RC1

Gli interventi volti a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura ed a trasmettere integralmente al futuro l'opera architettonica od edilizia nel contesto in cui si trova.

Ogni intervento deve avvenire con i criteri e i metodi del restauro espressi dalla "Carta del restauro 1972", dalla "Carta di Venezia" e dalla "Carta 1987 della conservazione e del restauro".

La possibilità di nuova utilizzazione degli edifici vincolati a questo tipo di intervento dovrà essere attentamente vagliata allo scopo di assicurare la conservazione degli stessi, escludendo quelle utilizzazioni che risultino incompatibili con i preminenti interessi storico-artistici.

I lavori di adattamento dovranno essere limitati al minimo, conservando scrupolosamente le forme esterne ed evitando alterazioni all'individualità tipologica, all'organismo spaziale e costruttivo ed alle sequenze dei percorsi interni. Dovranno altresì essere conservati tutti gli elementi scultorei, decorativi e pittorici esistenti che fanno parte integrante dell'organismo edilizio.

Analoghi criteri andranno applicati agli spazi esterni costituenti pertinenza degli edifici od entità autonoma, con particolare riguardo alle opere scultoree, murarie ed alle singolarità vegetali e naturali.

Sono ammessi interventi di consolidamento, di ripristino e di recupero degli elementi formali e strutturali costitutivi dell'edificio e quindi degli impianti distributivi sia orizzontali che verticali, delle strutture portanti e delle fondamentali aggregazioni spaziali e distributive nonché degli elementi decorativi e scultorei.

Per gli edifici di maggiore consistenza, allo scopo di assicurare la piena utilizzazione degli organismi edilizi, può essere assentito il frazionamento dell'immobile, nell'ambito di un progetto organico di restauro, a condizione che sia assicurata la conservazione degli elementi architettonici di pregio e dell'impianto distributivo generale. Il frazionamento dovrà comunque essere operato mediante opere non strutturali e non potrà determinare l'inserimento di nuovi corpi scala.

18.10.2 Grado di intervento RC2

Sono ammessi, in aggiunta agli interventi di RC1, i seguenti interventi:

  • - l'inserimento degli elementi secondari (tramezzi, controsoffitti, ecc.) e degli impianti tecnologici richiesti dalle esigenze d'uso, che non comportino compromissioni strutturali o degrado stilistico. L'inserimento dei servizi igienici e tecnologici dovrà avvenire senza alterazioni volumetriche degli edifici né attraverso intasamenti degli spazi distributivi aperti o coperti, né attraverso modifiche dell'andamento delle falde di copertura;
  • - l'inserimento di partizioni orizzontali (solai, soppalchi, ecc.) purché coerenti con la tipologia dell'edificio e a condizione che non comportino modifiche alle facciate o alla forometria delle stesse e comunque non vengano suddivisi od interrotti spazi significativi ed unitari dal punto di vista architettonico, quali saloni con pareti decorate ed ambienti con soffitti a volta o a cassettone dipinto.
  • - inserimento di scale removibili in ferro o in legno, in ambienti privi di pregio architettonico.
  • - il ripristino di forometrie preesistenti è consentito e/o prescritto quanto ne sia dimostrata la preesistenza con saggi e documentazione iconografica;
  • - la suddivisione dell'edificio in più unità immobiliari è ammissibile, qualora non vengano suddivisi od interrotti spazi significativi ed unitari dal punto di vista architettonico, quali saloni con pareti decorate ed ambienti con soffitti a volta o a cassettone dipinto, la grande cucina negli edifici colonici, di norma non potrà determinare l'inserimento di nuovi gruppi scala.

Negli interventi di restauro, qualora la struttura lignea necessiti di un totale rifacimento, è consentita la sostituzione solo se il solaio preesistente, anche se attualmente plafonato e intonacato, non abbia caratteristiche che ne denuncino la originaria natura di struttura a vista e con le modalità di cui al successivo art. 109 paragrafo 109.5.

18.10.3 Grado di intervento RE1

Sono ammessi, in aggiunta agli interventi previsti di RC1 e RC2:

  • - interventi di ripristino dell'involucro murario e del suo corredo decorativo;
  • - interventi di sostituzione dell'impianto strutturale verticale interno;
  • - interventi di ripristino integrale delle strutture orizzontali;
  • - interventi di sostituzione ed integrazione degli impianti ed elementi distributivi verticali ed orizzontali anche con collegamenti e suddivisioni di unità immobiliari originarie;
  • - interventi di sostituzione delle strutture orizzontali (solai), anche con modifiche alle quote di imposta, purché coerenti con la tipologia dell'edificio e a condizione che non comportino modifiche alle facciate o alla forometria delle stesse e comunque senza suddividere od interrompere spazi significativi ed unitari dal punto di vista architettonico (saloni con pareti decorate ed ambienti con soffitti a volta o a cassettone dipinto). L'ammissibilità dell' intervento dovrà essere attestata con documentazione idonea (fotografie dello stato attuale e relazione storica);
  • - interventi di sostituzione delle strutture di copertura con il mantenimento delle quote di gronda e di colmo;
  • - interventi di ripristino, miglioramento, adeguamento ai fini del rispetto della normativa antisismica;
  • - interventi sulla forometria, con conservazione di quella originaria, adeguamenti delle aperture in contrasto, eventuale ripristino di aperture di cui sia dimostrata l'esistenza nell'impianto originario.

L'apertura di nuovi fori per luci, vedute o ingressi, è ammessa esclusivamente sui fronti tergali ovvero, per gli edifici senza un fronte prevalente, sul prospetto con minore veduta diretta o di approccio. Le aperture dovranno comunque avere moduli di partitura analoghi a quelli con caratteri originari, rilevabili nello stesso edificio o negli edifici attigui di interesse storico-ambientale.

Gli interventi previsti dal presente comma, compresi quelli di sostituzione, non potranno comportare una modifica sostanziale dell'assetto distributivo dell'edificio oggetto di intervento.

18.10.4 Grado di intervento RE2

In aggiunta a quanto disposto per la RE1 sono ammessi interventi fino al completo rinnovamento dell'organismo preesistente mantenendo inalterato l'ingombro planimetrico e volumetrico, gli allineamenti ed i caratteri formali ambientali in genere, con le seguenti condizioni:

  • - integrazioni dell'involucro murario esterno e della copertura secondo le modalità progettuali ed esecutive caratteristiche dell'edilizia di valore ambientale locale;
  • - sostituzione anche parziale delle strutture orizzontali anche con modifiche alle quote d'imposta purché non comportino pregiudizio ai rapporti dimensionali, funzionali e architettonici caratterizzanti i piani interessati alle modifiche sia in rapporto all'interno che all'esterno;
  • - apertura di nuovi fori secondo moduli di partitura analoghi a quelli con caratteri originari, rilevabili nello stesso edificio o negli edifici attigui di interesse storico-ambientale;
  • - il ripristino di eventuali elementi originari di valore decorativo, storico, culturale ed ambientale;
  • - in caso rifacimento della copertura è ammesso un incremento massimo di 30 cm per la realizzazione di un cordolo perimetrale, a condizione che sia dimostrata la compatibilità di detto intervento con la conservazione degli elementi architettonici preesistenti (solai, architravature, cornici, decorazioni, ecc.).

È vietata la demolizione e ricostruzione dell'edificio, anche se fedele ed anche se attuata con interventi successivi. Fatte salve le eventuali maggiori limitazioni riferibili a particolari tutele, ove ammessi gli interventi di ristrutturazione edilizia RE2 su manufatti di interesse storico, artistico, architettonico ed ambientale, è consentito la realizzazione di balconi esclusivamente sui fronti tergali ovvero, per gli edifici senza un fronte prevalente, sul prospetto con minore veduta diretta o di approccio.

L'aggetto non potrà superare la dimensione massima di 1,5 m (misurata dal filo di facciata di riferimento) fermo restando l'obbligo di rispettare le distanze legali stabilite dal Codice Civile e dalle presenti norme.

Le linee architettoniche e compositive nonché i materiali usati, dovranno essere coerenti con quelli dell'edificio anche in applicazione della "Guida agli interventi sui siti e manufatti di interesse storico e/o ambientale".

Per gli edifici appartenenti all'insediamento rurale sparso (compresi gli annessi) aventi caratteristiche di edificio colonico non è ammesso l'inserimento di balconi.

18.10.5 Grado di intervento RE3

In aggiunta a quanto disposto per la RE2 sono ammessi gli interventi di ristrutturazione edilizia con esclusione delle modifiche alla sagoma finalizzate alla realizzazione delle addizioni funzionali computate ai fini dell'applicazione degli indici, nonché gli interventi pertinenziali.

TITOLO II MODI DI INTERVENTO

Art. 19 Strumenti di attuazione

Il Regolamento urbanistico si attua attraverso i Piani Urbanistici Attuativi (PUA) di iniziativa pubblica o privata, i Progetti Unitari Convenzionati (PUC) ed attraverso interventi edilizi diretti (IED).

Art. 20 Piani Urbanistici Attuativi (P.U.A.)

I Piani Urbanistici Attuativi (PUA) sono strumenti urbanistici di dettaglio approvati dal Comune in attuazione del Regolamento Urbanistico ai fini del coordinamento degli interventi sul territorio aventi i contenuti e l'efficacia degli strumenti pianificatori attuativi previsti dalle norme statali vigenti.

Ciascun piano attuativo può avere, in rapporto agli interventi previsti, i contenuti e l'efficacia di una o più delle tipologie dei piani di cui al primo comma.

L'atto di approvazione del PUA individua le leggi di riferimento e gli immobili soggetti ad espropriazione ai sensi delle leggi stesse.

La realizzazione dei PUA di iniziativa privata è subordinata alla stipula della convenzione che regoli i rapporti tra le proprietà interessate ed il comune.

Qualora gli interventi ricadano nell'ambito di zone ove la residenza sia tra le destinazioni ammesse ed il soggetto attuatore si impegni a destinare una quota non inferiore al 10% in termini di superficie utile lorda alla residenza nelle forme dell'affitto o in altra forma di edilizia convenzionata, l'Amministrazione Comunale prevede la possibilità di forme di incentivazione che verranno stabilite con apposite deliberazioni consiliari.

Art. 20 bis Progetto Unitario Convenzionato (PUC)

Per Progetto Unitario Convenzionato (PUC) si intende la presentazione, ad opera del proprietario e di chi ne abbia diritto, di un permesso di costruire convenzionato finalizzato alla realizzazione di un progetto architettonico esteso all'intera area di intervento e di opere di urbanizzazione, infrastrutturali e/o di riqualificazione urbanistica ambientale.

Il PUC si applica ove espressamente previsto nelle Scheda Norma di cui all'art. 2 capoverso E e, fatte le maggiori limitazioni previste da ciascuna zona urbanistica omogenea, ogniqualvolta la sostenibilità dell'intervento edilizio diretto è condizionata alla realizzazione di opere relative al sistema della mobilità o alla individuazione di aree per servizi pubblici o di uso collettivo carenti o mancanti, ritenute dall'A.C. indispensabili e necessarie al completamento del disegno urbanistico dell'ambito di riferimento.

Le tavole di cui all'art. 2 paragrafo B delle presenti norme individuano, con apposita simbologia, le aree per le quali, a causa della loro rilevanza strategica per l'attuazione quinquennale del Regolamento Urbanistico, l'intervento è subordinato alla formazione ed attuazione di un PUC.

Ognuno degli ambiti assoggettati a PUC è individuato dal presente strumento di pianificazione urbanistica mediante il riferimento all'Unità Territoriale Organica Elementare del Piano Strutturale in cui l'ambito ricade e da un numero progressivo ed è delimitato da apposito perimetro. Ad ogni ambito è associata una scheda norma di cui all'art. 2 paragrafo E delle presenti norme, che ne costituisce parte integrante e sostanziale. Ogni scheda reca le direttive da rispettare nella definizione del Progetto Unitario Convenzionato e precisa quali elementi sono da considerarsi prescrittivi e quali indicativi.

Il rilascio del permesso di costruire è subordinato alla sottoscrizione, per atto pubblico, di convenzione o atto unilaterale d'obbligo, preventivamente approvato dalla Giunta Comunale, in cui il soggetto attuatore si impegni ad eseguire, entro i termini del permesso di costruire stesso, le opere di urbanizzazione previste dal progetto, compresi gli allacciamenti ai pubblici servizi, presentando adeguata cauzione o fideiussione.

La convenzione o atto unilaterale d'obbligo, registrati e trascritti prima del rilascio del permesso di costruire, devono contenere, quali elementi essenziali:

  1. a) le modalità di realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria che si rendono necessarie, da eseguire a cura e spese del titolare del permesso di costruire, nonché le relative garanzie finanziarie e le modalità di controllo sulla loro esecuzione;
  2. b) la previsione della cessione di aree a standards;
  3. c) La cessione delle opere di cui ai punti a) e b) o il loro vincolo ad uso pubblico a norma della vigente legislazione;
  4. d) gli oneri a carico del concessionario nell'eventuale gestione diretta delle aree o delle opere di urbanizzazione.

Art. 21 Ambiti soggetti obbligatoriamente a Piani Urbanistici Attuativi o a Progetti Unitari Convenzionati

Le tavole di cui all'art. 2 paragrafo B delle presenti norme individuano, con apposita simbologia, le aree per le quali in rapporto alla loro complessità e rilevanza ogni intervento è subordinato alla formazione ed attuazione di un Piano Urbanistico Attuativo (P.U.A.) o di un Progetto Unitario Convenzionato (P.U.C.).

Ognuno degli ambiti assoggettati a P.U.A. o P.U.C. è individuato dal presente strumento di pianificazione urbanistica mediante il riferimento all'Unità Territoriale Organica Elementare del Piano Strutturale in cui l'ambito ricade e da un numero progressivo ed è delimitato da apposito perimetro.

Ad ogni ambito è associata una scheda norma di cui all'art. 2 paragrafo E delle presenti norme; la scheda è parte integrante delle presenti norme. Ogni scheda reca le direttive da rispettare nella definizione del Piano Urbanistico Attuativo o del Progetto Unitario Convenzionato. Le schede norma precisano quali elementi sono da considerarsi prescrittivi e quali indicativi per i P.U.A. o per i PUC. In caso di difformità tra i diversi parametri che definiscono la edificabilità, si assume come parametro prevalente l'indice di utilizzazione territoriale (Ut) ovvero la SUL massima ammissibile.

Nelle aree soggette obbligatoriamente a P.U.A. o a P.U.C. nelle more di formazione dello stesso, non è ammessa alcuna trasformazione degli immobili interessati ivi ricadenti che sia subordinata a provvedimenti abilitativi comunali, ad eccezione di quelle rientranti nella definizione di manutenzione ordinaria e straordinaria strettamente finalizzate ad evitare dimostrati pericoli di crollo o comunque di grave deterioramento dell'unità edilizia interessata, ovvero ad assicurarne i requisiti minimi indispensabili di abitabilità o agibilità.

Nel caso le aree siano soggette a bonifica ambientale ai sensi del vigente Codice dell'Ambiente (D.Lgs 152/2006), sono altresì ammessi gli interventi necessari alla bonifica del sito, compresa la demolizione selettiva delle soprastanti strutture edilizie, quando espressamente richiesta dalla Conferenza dei Servizi ex art. 14 del L. 241/90.

Art. 22 Intervento edilizio diretto (IED)

In tutte le zone del territorio comunale dove non sia prescritto il Piano Urbanistico Attuativo o il Progetto Unitario Convenzionato l'attivazione degli interventi è regolata dall'Intervento Edilizio Diretto previo rilascio dei provvedimenti abilitativi comunale previsti per legge e con le modalità di cui al Regolamento Edilizio Comunale.

Il titolo abilitativo è subordinato alla preventiva verifica sull'esistenza ed adeguatezza delle opere di urbanizzazione primaria o alla previsione da parte del Comune dell'attuazione delle stesse nel successivo triennio. Detta verifica deve dimostrare l'esistenza e l'adeguatezza almeno delle seguenti opere di urbanizzazione primaria:

  1. - accesso mediante strade carrabili della sezione minima di m. 5,00 e pendenza non superiore a 15%, salvo che per limitati tratti, connesse con continuità alla rete di strade e servizi esistenti;
  2. - accesso alla rete fognaria pubblica esistente ovvero, nei casi di motivato impedimento tecnico, all'impegno di realizzare sistemi di smaltimento alternativi certificabili;
  3. - acquedotto;
  4. - gas metano (ove esistente la rete urbana)
  5. - rete elettrica ovvero, nei casi di motivato impedimento tecnico, all'impegno di realizzare sistemi di produzione alternativi certificabili;

Qualora l'intervento edilizio diretto di nuova edificazione o addizione volumetrica ovvero ristrutturazione urbanistica preveda la contestuale realizzazione di nuove infrastrutture e/o opere di urbanizzazione, eccedenti i semplici allacciamenti alle reti di urbanizzazione primaria, ovvero l'assunzione di specifici obblighi previsti dalle presenti norme, la realizzazione dell'intervento è soggetta almeno al rilascio del Progetto Unitario Convenzionato di cui all'art. 20 bis.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia o di sostituzione edilizia non possono prevedere la contestuale realizzazione di nuove opere di urbanizzazione e sono pertanto subordinati esclusivamente al rilascio di permesso di costruire o alla presentazione di SCIA, e non di Progetto Unitario Convenzionato.

Qualora emergesse, ai fini della sostenibilità dell'intervento edilizio, la necessità di prevedere la contestuale realizzazione di nuove infrastrutture e/o opere di urbanizzazione, eccedenti i semplici allacciamenti alle reti di urbanizzazione primaria, ovvero l'assunzione di specifici obblighi, si dovrà procedere alla revisione della qualificazione tecnico giuridica dell'intervento e troveranno applicazione i disposti di cui all'art. 20 bis.

Art. 23 Elaborati costitutivi dei Piani Attuativi

I Piani attuativi di iniziativa sia pubblica che privata devono contenere:

  1. a)Una relazione sullo stato di fatto dell'ambito considerato contenente: la descrizione delle caratteristiche fisiche, l'analisi storica, morfologica e tipologica dell'insediamento, nel suo insieme e nei suoi singoli elementi, la descrizione analitica del sistema del verde, dell'offerta di spazi, non edificati ed edificati esistenti, l'individuazione degli usi in atto di tali spazi.
    1. a/1 una tavola, su base catastale, con l'indicazione dei limiti delle proprietà e delle relative superfici;
    2. a/2 l'elenco catastale delle proprietà;
    3. a/3 tavole in scala 1.500 recanti la descrizione dello stato di fatto planimetrico ed altimetrico della zona interessata, con l'individuazione di un caposaldo fisso permanente da riferire alle curve di livello e con l'indicazione:
      • * delle sistemazioni a verde, con la specificazione delle essenze vegetali;
      • * delle eventuali pavimentazioni di spazi scoperti;
      • * della rete viaria e delle relative definizioni toponomastiche;
      • * degli esistenti manufatti edilizi di qualsiasi genere.
      • * degli elettrodotti, dei metanodotti, degli acquedotti, delle fognature e degli impianti di depurazione e di generazione dell'energia, e di ogni eventuale altro impianto tecnologico, puntuale ed a rete, pubblico e/o di uso comune, nonché delle relative servitù;
      • * degli altri eventuali vincoli, e degli immobili eventualmente sottoposti a speciali prescrizioni in base a vigenti leggi nazionali o regionali;
    4. a/4 i profili altimetrici dei fronti dei manufatti edilizi esistenti, in scala non inferiore a 1:200;
    5. a/5 planimetrie, in scala 1:500, relative ai diversi piani, per i manufatti edilizi a più piani, con l'indicazione di tutte le utilizzazioni in atto;
    6. a/6 la documentazione storica, cartografica ed iconografica, delle dinamiche di formazione e trasformazione, urbana ed edilizia dell'ambito considerato;
    7. a/7 la documentazione fotografica dell'ambito considerato, con l'indicazione dei diversi coni visuali;
    8. a/8 la relazione geologica e l'analisi geotecnica del terreno;
    9. a/9 la relazione sul rischio idraulico.
  2. b) Una relazione illustrativa del progetto, che dia conto degli obiettivi assunti nella formulazione della disciplina concernente l'ambito considerato, espliciti le scelte effettuate, delinei i tempi previsti per la loro attuazione, indicando le relative priorità, e sia corredata da:
    1. b/1 nei casi di iniziativa pubblica, l'indicazione delle proprietà soggette ad acquisizione pubblica, od a vincoli per funzioni pubbliche, o d'interesse collettivo, nonché la previsione di massima della spesa occorrente per la predetta acquisizione pubblica;
    2. b/2 in tutti i casi la relazione sulla previsione della spesa occorrente per le sistemazioni generali necessarie per l'attuazione del piano; la relazione sulla previsione delle spese relative alla realizzazione degli impianti tecnici indicati nelle tavole di cui alla lettera c1; la relazione sulle previsioni di spesa relative alla realizzazione dell'impianto indicato alla lettera c1;
  3. c) Gli elaborati grafici di progetto, consistenti in:
    1. c/1 planimetrie in scala 1:500 per le aree da realizzare mediante nuovo impianto, ed in scala 1:200 per le aree da ristrutturare, recanti l'indicazione:
      • * delle sistemazioni a verde (pubblico, pertinenziale, condominiale) di progetto, con l'indicazione delle essenze consentite e/o prescritte;
      • * della rete viaria e delle eventuali piazze di progetto, con la specificazione dei principali dati altimetrici, nonché delle eventuali servitù di passaggio;
      • * delle sistemazione delle aree a parcheggio pubblico;
      • * degli eventuali spazi per altri servizi pubblici e/o di uso pubblico;
      • * delle pavimentazioni di progetto degli spazi scoperti;
      • * del progetto di massima dell'impianto di illuminazione pubblica, con l'ubicazione delle necessarie cabine;
      • * degli impianti tecnici, quali la rete di adduzione dell'acqua, la rete di distribuzione del gas, dell'energia elettrica e delle telecomunicazioni, la rete fognante e gli impianti di depurazione e di generazione dell'energia, pubblici o d'uso comune, e di ogni altra necessaria infrastruttura, nonché delle relative servitù;
      • * degli eventuali servizi centralizzati e delle eventuali realizzazioni entroterra;
      • * dei perimetri degli eventuali comparti, od unità minime d'intervento, debitamente numerate;
      • * degli interventi prescritti e/o consentiti sui manufatti edilizi da conservare, o sulle loro parti;
      • * dei manufatti edilizi da demolire senza ricostruzione, nonché delle sistemazioni degli spazi scoperti risultanti dalle demolizioni;
      • * del sedime, ovvero del perimetro della massima superficie coperta, dei manufatti edilizi di cui è prescritta e/o consentita la demolizione e ricostruzione, ovvero la nuova edificazione, nonché di ogni necessario relativo indice urbanistico ed edilizio;
      • * delle destinazioni d'uso, ovvero delle utilizzazioni consentite, degli immobili, specificate per ciascun piano nei manufatti edilizi di più piani;
    2. c/2 profili altimetrici dei fronti dei manufatti da conservare, in scala non inferiore a 1:200, con l'indicazione degli interventi prescritti e/o consentiti su di essi o su le loro parti;
    3. c/3 sezioni e profili in scala 1:500 dei manufatti edilizi di cui è prescritta e/o consentita la demolizione e ricostruzione, ovvero la nuova edificazione, recanti l'indicazione dei tipi edilizi;
  4. d) valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni secondo le prescrizioni di cui alla parte terza Capo II delle presenti norme;
  5. e) le norme tecniche di attuazione;
  6. f) Lo schema della convenzione che regola i rapporti tra il Comune e i soggetti interessati all'attuazione del piano, redatta a norma delle leggi vigenti, limitatamente ai PUA di iniziativa privata.

I Piani Attuativi, di iniziativa pubblica e privata, volti a disciplinare gli ambiti della conservazione e del restauro, sono costituiti almeno da:

  1. a)una relazione sullo stato di fatto dell'ambito, o dell'unità minima d'intervento, considerati, contenente: la descrizione delle sue più rilevanti caratteristiche fisiche, l'analisi storica, morfologica e tipologica dell'insediamento, o dell'unità minima d'intervento, nel suo insieme e nei suoi singoli elementi, la valutazione quantitativa e qualitativa dell'offerta di spazi non edificati ed edificati esistenti, l'indicazione degli usi in atto di tali spazi; tale relazione deve essere corredata da:
    1. a/1 lo stralcio degli immobili attinenti l'ambito, o l'unità minima d'intervento considerati; a/2 il rilievo planimetrico-stratigrafico dello stato di fatto, rappresentato in tavole in scala non inferiore ad 1:200, contenente l'indicazione:
      • * dei manufatti edilizi di qualsiasi genere;
      • * delle sistemazioni degli spazi scoperti, con l'indicazione delle essenze vegetali presenti e delle indicazioni delle dimensioni degli esemplari delle specie arboree, delle pavimentazioni, degli elementi di delimitazione perimetrali, di divisione interna, di arredi e/o di servizio, dei materiali e dei colori, ove il piano sia relativo ad un ambito;
      • * della rete viaria e delle relative definizioni toponomastiche, ove il piano sia relativo ad un ambito, oppure della rete viaria dell'immediato intorno, ove sia riferito ad unità edilizia;
      • * degli impianti tecnologici, puntuali e a rete, pubblici e/o di uso pubblico, e delle relative servitù, ove il piano sia relativo ad un ambito,
      • * degli usi in atto, a ciascun piano per i manufatti edilizi a più piani;
      • * dell'eventuale esistenza di speciali prescrizioni, dettate in base a vigenti leggi nazionali o regionali, relative ad immobili considerati;
    2. a/3 i profili altimetrici, tracciati a semplice contorno su tavole in scala non inferiore a 1:200, dei fronti, esterni ed interni, degli edifici esistenti considerati; i profili dei fronti esterni devono comprendere anche i prospetti degli edifici adiacenti;
    3. a/4 rilievi, in scala adeguata all'oggetto e comunque non inferiore ad 1:20, dei particolari, con l'indicazione delle caratteristiche esecutive e di consistenza, nonché dei materiali e colori, ove il piano sia relativo ad un ambito, tali rilievi possono essere sostituiti da accurata documentazione fotografica, in scala adeguata all'oggetto, ove siano da prevedersi per gli elementi interessati, solamente opere di pulitura o di tinteggiatura;
    4. a/5 la documentazione storica, cartografica e/o iconografica e/o d'altro genere delle dinamiche formative ed evolutive, dell'ambito e dell'unità edilizia;
    5. a/6 la documentazione fotografica dell'insieme dell'ambito o dell'unità edilizia, nonché dell'intorno, con l'indicazione dei diversi coni visuali.
  2. b) Una relazione illustrativa del progetto, contenente l'esplicitazione delle scelte operate e le relative motivazioni, corredata da:
    1. b/1 l'elenco catastale delle proprietà interessate, con specificazione di quelle eventualmente soggette ad acquisizione pubblica tramite espropriazione, nonché i relativi estratti di mappa;
    2. b/2 la previsione di massima delle spese occorrenti, con l'indicazione della loro ripartizione, nonché dei termini previsti per l'attuazione del piano.
  3. c) Planimetrie di progetto, ove il piano sia relativo ad un ambito, in scala non inferiore a 1:200 recanti l'indicazione:
    1. c/1 della sistemazione degli spazi scoperti, con la specificazione delle essenze vegetali di cui si propone l'utilizzazione e della posizione degli esemplari delle specie arboree; dei tipi di pavimentazione e dei relativi materiali e colori; degli elementi di delimitazione perimetrali, di divisione interna, di arredo e/o di servizio, e dei relativi materiali e colori;
    2. c/2 della rete viaria con specificazione dei principali dati altimetrici, nonché delle eventuali servitù di passaggio;
    3. c/3 degli impianti tecnologici puntuali e a rete, pubblica e/o di uso pubblico, nonché ove del caso, delle altre necessarie infrastrutture, e delle relative servitù.
  4. d) Planimetrie di progetto, in scala non inferiore ad 1:100, relative agli edifici, con la specificazione:
    • * delle opere relative alle strutture murarie;
    • * delle finiture murarie, degli intonaci, dei colori e degli infissi;
    • * delle coperture;
    • * dei dati metrici e dei materiali di cui si propone l'utilizzazione;
  5. e) valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni secondo le prescrizioni di cui alla parte III Capo II delle presenti norme;
  6. f) le norme di attuazione;
  7. g) Lo schema della convenzione che regola i rapporti tra il Comune e i soggetti interessati alla attuazione del piano, redatta a norma delle leggi vigenti, limitatamente ai PUA di iniziativa privata.

Art. 24 Destinazione d'uso

Per destinazione d'uso si intende la funzione urbanistico - economica rilevante assegnata ad un bene (edificio, opera od area) sia dagli strumenti urbanistici sia dagli atti concessori.

Ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n.1, sono definite le seguenti funzioni, in articolazione di quelle elencate al comma 3 dello stesso art. 58:

  1. a) residenziale
  2. b) industriale e artigianale:
    1. b.1 artigianale di servizio
    2. b.2 artigianale tradizionale e per la produzione di beni artistici
    3. b.3 artigianale in genere
    4. b.4 industriale
  3. c) commerciale:
    1. c.1 esercizi di vicinato
    2. c.2 medie strutture di vendita
    3. c.3 grandi strutture di vendita
  4. d) commercio all'ingrosso e depositi
  5. e) turistico-ricettive:
    1. d.1 alberghiere
    2. d.2 extra alberghiere
  6. f) direzionali;
  7. g) di servizio
  8. h) agricola e funzioni connesse ai sensi di legge;
  9. i) attrezzature per i servizi pubblici e attrezzature private di uso collettivo

La destinazione artigianale di servizio comprende le attività di servizio alla persona, alla casa ed alle altre attività urbane in genere quali, a titolo di esempio:

  1. a) I servizi dei saloni di parrucchiere e degli istituti di bellezza;
  2. b) I servizi di lavanderia;
  3. c) Gli studi fotografici e simili;
  4. d) I servizi di onoranze funebri ed attività connesse;
  5. e) Le attività di servizio alla residenza (quali le riparazioni ed i noleggi di beni di consumo personali e domestici);
  6. f) Le attività di vendita di beni di consumo alimentare a produzione artigianale non assimilabili agli esercizi commerciali di vicinato;
  7. g) Le attività di servizio agli uffici (quali le riparazioni, le manutenzioni ed i noleggi di macchine per ufficio e simili);
  8. h) Attività che erogano servizi di formazione professionale riconosciuti, alle persone ed alle imprese.

Il passaggio dall'una all'altra categoria di cui al comma 2 è considerato mutamento della destinazione d'uso.

Si ha mutamento di destinazione d'uso quando si modifica l'uso in atto di una unità immobiliare per più del 35% della superficie utile dell'unità stessa, o comunque per più di 30 mq., anche con più interventi successivi.

L'ammissibilità di ogni intervento sul patrimonio edilizio esistente che comporti aumento del carico urbanistico, derivante da cambiamento di destinazione d'uso o da incremento del numero di unità immobiliari, è subordinato alla verifica della adeguatezza delle opere di urbanizzazione ed al soddisfacimento degli standard relativi al parcheggio, salvo quanto diversamente disciplinato dalle presenti norme.

Le tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, le schede norma di cui al suddetto articolo paragrafo E, unitamente alle presenti norme determinano le destinazioni d'uso degli edifici in una determinata zona e possono assegnare le destinazioni d'uso anche per porzioni di edificio.

Le destinazioni d'uso dei suoli e dei fabbricati devono essere indicate nei progetti di intervento edilizio diretto, come in quelli di intervento urbanistico preventivo.

Art. 25 Destinazione d'uso in atto

La destinazione d'uso in atto di un immobile si intende:

  • - l'utilizzazione conforme a quella stabilita da una licenza, o concessione, od autorizzazione, o altro titolo abilitativo, rilasciato ai sensi delle disposizioni vigenti all'atto del rilascio;
  • - nel caso di assenza dei suddetti provvedimenti abilitativi, o di loro indeterminatezza, la destinazione risultante dalla classificazione catastale, ovvero dalla richiesta di revisione della stessa legittimamente formulata prima dell'entrata in vigore delle presenti norme;
  • - in assenza della suddetta documentazione, l'utilizzazione effettiva in corso al momento dell'entrata in vigore delle presenti norme, comprovabile da chiunque vi abbia interesse, anche mediante legittimi atti contrattuali concernenti l'immobile interessato.

Ove non diversamente disciplinato, è consentito il mantenimento delle destinazioni d'uso esistenti ancorché in contrasto con quelle ammesse dal presente Regolamento Urbanistico; in tal caso sono ammessi interventi fino alla ristrutturazione edilizia senza incremento delle unità immobiliari, nonché tutti gli interventi di adeguamento dell'immobile esistente, esclusi gli ampliamenti non riconducibili alla ristrutturazione edilizia, ove richiesti dall'ordinamento come condizione per il mantenimento delle destinazioni in atto.