Schema della Normativa

Premessa

Oltre a delineare un nuova generazione di strumenti per la pianificazione di livello comunale, la L.R. n° 5/95 definisce i compiti di governo del territorio attribuiti all'ente regionale e a quello provinciale, prevedendo quindi uno strumento urbanistico per ciascun livello amministrativo nell'ambito dei principi di sussidiarietà e collaborazione tra enti.

Il superamento della tradizionale "gerarchia tra Enti" nel processo di pianificazione (a vantaggio di una più ampia sfera di autonoma responsabilità dei diversi soggetti istituzionali e di un rapporto di reciproca interazione e collaborazione nell'esercizio delle rispettive funzioni) costituisce un forte elemento innovativo della Legge.

Il sintetico resoconto che segue sulla strumentazione urbanistica regionale e provinciale prevista dalla L.R. n° 5/95 rende evidente il meccanismo di interazione e il carattere e complementarità dei piani, ognuno dei quali, nell'ambito delle proprie competenze, coordina quello di livello inferiore dettando indirizzi e prescrizioni per la sua elaborazione.

Cosa è il Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.)?

Il Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.) è l'atto di programmazione con il quale la Regione, in conformità con le indicazioni del Programma Regionale di Sviluppo, stabilisce gli orientamenti per la identificazione dei sistemi territoriali, indirizza a fini di coordinamento la programmazione e la pianificazione degli enti locali, e definisce gli obiettivi operativi della propria politica territoriale. Il P.I.T. contiene:

  1. prescrizioni di carattere generale relative all'uso delle risorse essenziali del territorio;
  2. prescrizioni relative alla localizzazione delle grandi infrastrutture di interesse regionale (aeroporti, autostrade, ferrovie, sedi universitarie, parchi regionali, etc.);
  3. prescrizioni localizzative individuate da Piani Regionali di Settore;
  4. prescrizioni per la pianificazione urbanistico-territoriale (con specifica considerazione dei valori paesistici);
  5. i termini entro i quali Province e Comuni sono tenuti ad adeguare i propri strumenti urbanistici.

Nel P.I.T. vengono inoltre forniti ai Comuni utili chiarimenti su talune definizioni contenute nella L.R. n° 5/95 e orientamenti per la formazione dei Piani Strutturali.

In sostanza lo strumento regionale non si limita a definire indirizzi e prescrizioni rivolte ai P.T.C. delle varie Province, ma allarga la sua influenza sulla strumentazione comunale per assicurare una corretta e omogenea attuazione dei principi della L.R. n° 5/95.

Il P.I.T. della Regione Toscana è stato approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n° 12 del 25.01.2000.

Cosa è il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.)?

Il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) è l'atto di programmazione con il quale la Provincia esercita, nel governo del territorio, un ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali della Regione e la pianificazione urbanistica comunale. Il P.T.C. contiene:

  1. la definizione di principi d'uso e tutela delle risorse del territorio;
  2. la definizione degli obiettivi da perseguire nel governo del territorio e delle conseguenti azioni di trasformazione e di tutela;
  3. la definizione dei criteri di localizzazione degli interventi di competenza provinciale;
  4. la definizione degli indirizzi per assicurare l'equilibrio e l'integrazione tra il sistema di organizzazione degli spazi e il sistema di organizzazione dei tempi, in modo da favorire una fruizione dei servizi pubblici e privati che non induca necessità di mobilità;
  5. la definizione di criteri e parametri per le valutazioni di compatibilità tra le varie forme e modalità di utilizzazione delle risorse essenziali del territorio.

Il P.T.C. costituisce, insieme alle norme ed alle salvaguardie previste dal P.I.T., l'unico riferimento per la formazione e/o l'adeguamento degli strumenti urbanistici comunali. Con il suo strumento la Provincia assolve a due compiti fondamentali: da un lato mette a disposizione dei Comuni un vasto patrimonio di informazioni ed un approfondito quadro conoscitivo di area vasta, dall'altro svolge il ruolo di coordinamento che le è proprio, definendo un insieme di obiettivi e di indirizzi programmatici di valenza sovracomunale (da tradurre in componenti strutturali della pianificazione comunale), e dettando alcune prescrizioni legate alle specifiche competenze della Provincia.

L'efficacia diretta sul territorio del P.T.C. si esplica solo per tali prescrizioni: per il resto lo strumento provinciale acquista efficacia nell'essere attuato dal Piano Strutturale di ciascun Comune. Il P.T.C. ha anche valore di Piano Paesistico ai sensi della Legge n° 431/85. Esso contiene in particolare:

  1. il quadro conoscitivo delle risorse essenziali del territorio provinciale;
  2. il loro grado di vulnerabilità e riproducibilità in riferimento ai sistemi ambientali locali, indicando, con particolare riferimento ai bacini idrografici, le relative condizioni d'uso;
  3. prescrizioni sull'articolazione e le linee di evoluzione dei sistemi territoriali, urbani, rurali e montani;
  4. prescrizioni, criteri ed ambiti localizzativi in funzione delle dotazioni e della funzionalità di infrastrutture e servizi di interesse sovracomunale e di interesse unitario regionale;
  5. prescrizioni localizzative indicate da piani provinciali di settore;
  6. misure di salvaguardia.
  7. P.T.C. della Provincia di Firenze è stato approvato con Deliberazione del Consiglio Provinciale n° 94 del 15.06.1998.

In cosa consiste l'Accordo di Pianificazione?

Nel quadro del rinnovato ruolo degli enti preposti al governo del territorio e delle reciproche modalità di interazione, assume particolare rilevanza la procedura dell'Accordo di Pianificazione definita dall'art. 36 della L.R. n° 5/95.

L'Accordo di Pianificazione si è rivelato, specie per i Piani Strutturali elaborati nei primi anni di applicazione della L.R. n° 5/95 - dati i ritardi dell'approvazione dei vari P.T.C. provinciali - uno strumento efficace per operare in modo rapido e condiviso la verifica di compatibilità delle previsioni urbanistiche comunali in relazione agli atti di programmazione e pianificazione territoriale di competenza della Provincia e della Regione.

Una tale modalità procedurale permette oltretutto una contestuale modifica dei piani di competenza dei diversi Enti: è quindi consentito anche al Comune di proporre "dal basso", la variazione di atti di competenza degli enti sovraordinati, qualora ciò risulti necessario per operare rettifiche di errori o previsioni o introdurre innovazioni conseguenti ad un maggiore approfondimento o a mutate esigenze di pianificazione.

La necessità di procedere mediante Accordo di Pianificazione può in taluni casi maturare ove l'elaborazione del Piano Strutturale (o di una sua variante) apporti nuovi elementi di conoscenza e/o proponga nuove previsioni pianificatorie che, seppur condivise in sede sovracomunale e regionale, rendano indispensabile un riallineamento degli strumenti urbanistici sovraordinati, in particolare del P.T.C.