Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

TITOLO I DISPOSIZIONI FINALIZZATE ALL'INTEGRITÀ FISICA DELLE RISORSE DEL TERRITORIO

CAPO I Fattibilità geologico - idraulica delle azioni di Piano

Art. 25 bis Disposizioni generali

Le attribuzioni delle classi di fattibilità derivano dalla sovrapposizione delle carte delle pericolosità del Piano Strutturale con le tipologie di intervento consentite dal Regolamento Urbanistico. A ciascuna classe di fattibilità corrispondono indicazioni, misure preventive di attenuazione del rischio, piani d'indagini di dettaglio da eseguire prima dell'approvazione dello strumento attuativo o del progetto edilizio.

Per ogni tipologia di intervento le attribuzioni delle classi di fattibilità sono definite in relazione agli aspetti geomorfologici, idraulici e sismici con le modalità indicate nella Relazione geologica di fattibilità allegata al Regolamento Urbanistico al capitolo 3 "Fattibilità" e sono vincolanti per l'attuazione degli interventi stessi.

Per gli interventi soggetti a Piano Urbanistico Attuativo e a Progetto Unitario Convenzionato e per le previsioni di opere pubbliche sono state redatte specifiche schede di fattibilità i cui contenuti sono vincolanti per l'attuazione degli interventi stessi.

La fattibilità di ogni tipologia di intervento di trasformazione del territorio è inoltre sempre subordinata alle norme e alla cartografia del Piano Stralcio Rischio Idraulico e del Piano di Assetto Idrogeologico dell'Autorità di Bacino del fiume Arno.
Nelle Tavole 8.1 e 8.2 dello Studio idrogeologico idraulico di supporto al Regolamento Urbanistico sono riportati:

  • - i livelli idrici per eventi con tempi di ritorno Tr 200, Tr 100 e Tr 30 piena;
  • - i livelli di riferimenti per la messa in sicurezza che sono relativi ad eventi con tempi di ritorno Tr200.

All'interno delle aree a pericolosità idraulica I3 sono comprese le zone di transito, come definite al paragrafo 6.3 della relazione idrologica - idraulica, la cui quota topografica risulta superiore al livello idrico presente nella cella di riferimento. Per tali aree si assume un battente convenzionale di 30 cm sul piano campagna.

Art. 26 Classi di Pericolosità geologica

Il territorio comunale è articolato nelle classi e sottoclassi di pericolosità geologica che seguono, la cui distribuzione è riportata nella tav. 2.2 "Carta della Pericolosità geologica".

Classe 1 - Pericolosità irrilevante: Questa classe comprende le aree geologicamente stabili in cui sono assenti limitazioni derivanti da caratteristiche geologico-tecniche e morfologiche.
Sottoclasse 1a: Sono comprese in questa sottoclasse le aree a pericolosità geologica irrilevante ma con presenza di orizzonte compressibile entro i 10 metri dal piano di campagna.

Classe 2 - Pericolosità bassa: Questa classe individua le situazioni geologico-tecniche apparentemente stabili sulle quali però permangono dubbi che comunque potranno essere chiariti a livello di indagine geognostica di supporto alla progettazione edilizia. Sottoclasse 2a: Sono comprese in questa sottoclasse aree a pericolosità geologica bassa ma con orizzonte compressibile entro i 10 metri dal piano di campagna.

Classe 3 - Pericolosità media: Questa classe comprende le aree in cui sono assenti fenomeni attivi, ma in cui tuttavia le condizioni geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche del sito non sono tali da far ritenere che esso si trovi al limite dell'equilibrio. In queste zone ogni intervento edilizio è fortemente limitato e le indagini di approfondimento dovranno essere condotte a livello dell'area nel suo complesso; sono inoltre da prevedersi interventi di bonifica e/o l'adozione di tecniche fondazionali di un certo impegno.

Classe 4 - Pericolosità elevata: Ricadono in questa classe le aree interessate da fenomeni di dissesto (frane, forte erosione, frequenti inondazioni) o fenomeni di elevata amplificazione della sollecitazione sismica e liquefazione dei terreni.

Art. 27 Classi di fattibilità

In relazione alla pericolosità geologica del territorio sono definite le seguenti quattro classi di fattibilità:

  1. Classe 1: Fattibilità senza particolari limitazioni;
  2. Classe 2: Fattibilità con normali vincoli da precisare a livello di progetto;
  3. Classe 3: Fattibilità condizionata;
  4. Classe 4: Fattibilità limitata.

Classe 1: Fattibilità senza particolari limitazioni

Rientrano in questa classe di fattibilità le costruzioni a bassa incidenza che ricadono in aree a classe di pericolosità irrilevante, interventi a carattere conservativo e/o di recupero anche in aree ad elevata pericolosità, purché non vadano a variare l'equilibrio opera/terreno originario.

In questi casi la caratterizzazione geo-tecnica dei terreni può essere ottenuta anche per mezzo della semplice raccolta di dati bibliografici e/o ricavati da indagini eseguite in aree limitrofe; la fattibilità dell'intervento e/o dell'opera dovrà tuttavia essere motivata con una relazione che verifichi l'idoneità delle soluzioni progettuali, in ottemperanza a quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88 al punto A2 capoversi 8º e 9º.

Il rilascio del permesso abilitativo è subordinato alla presentazione della suddetta relazione.

Classe 2: Fattibilità con normali vincoli da precisare a livello di progetto

uesta classe implica livelli di rischio maggiori rispetto alla precedente, seppur sempre bassi, normalmente raggiungibili in aree sempre classificate a bassa pericolosità.

La fattibilità dell'intervento e/o dell'opera è da stabilirsi sulla base di una indagine opportunamente mirata a sviluppare le problematiche evidenziate con gli studi condotti a livello di strumento urbanistico.

Più in particolare lo studio dovrà comprendere indagini geologiche, nei casi previsti dal D.M. LL.PP. 11.03.88, e geoteniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geo-tecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di frantumazione dei litotipi presenti, i lineamenti geo-morfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali, il quadro idro-geologico e il quadro geo-tecnico parametrico locale; il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti da tali indagini.

Classe 3: Fattibilità condizionata

Questa classe implica un livello di rischio medio alto e riguarda anche interventi di non eccessivo impegno e/o a basso indice di edificabilità, ma che interessano aree classificate a pericolosità media, e interventi ad elevato indice di edificabilità o con significativo numero di elevazioni (generalmente > 2), strutture in parte ad utilizzazione pubblica e interventi che modificano l'equilibrio geo-morfologico della zona, che ricadono in aree classificate a pericolosità bassa.

Sono richieste indagini di dettaglio, che dovranno essere condotte a livello di "area complessiva", per la definizione del quadro geo-litologico, geo-morfologico, idro-geologico, geo-meccanico.

Lo studio dovrà comprendere, quindi, indagini geologiche e geoteniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera e/o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geotecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di fratturazione dei litotipi presenti, i lineamenti geomorfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali e inoltre il quadro idrogeologico locale; la relazione geotecnica dovrà inoltre contenere la definizione degli interventi di mitigazione delle situazioni di rischio, in particolare degli eventuali interventi di bonifica e miglioramento dei terreni o dei versanti con riguardo alle tipologie di fondazione da adottarsi e alle opere di sostegno provvisorio e/o permanente necessarie.

Nel caso di opere di captazione, quali pozzi, dovranno essere prodotti studi per la valutazione degli effetti di subsidenza indotti, in relazione anche alle eventuali strutture presenti, e relativamente agli effetti sul quadro idrogeologico locale.

Nel caso l'intervento interessi aree soggette anche a rischio idraulico dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno essere definiti i dovuti interventi di mitigazione del rischio, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di piani seminterrati e/o degli interventi che possono interferire con il quadro idrologico.

Il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti dalle indagini complessive svolte.

Classe 4: Fattibilità limitata

Implica livelli di rischio elevato ottenibili ipotizzando qualsiasi tipo di utilizzazione, che non sia puramente a carattere conservativo o di ripristino, che interessi aree a pericolosità elevata o utilizzazioni dall'elevato valore di vulnerabilità (servizi essenziali - strutture ad utilizzazione di massa ad elevata concentrazione ecc.) anche in aree a pericolosità medio bassa.

In queste aree devono prevedersi specifiche indagini geologiche, geognostiche, idrogeologiche, idrauliche e ambientali per precisare i termini del problema. In particolare dovranno prevedersi:

  • - il progetto di massima degli interventi di consolidamento, di bonifica, di miglioramento dei terreni e delle tecniche fondazionali particolari da adottare;
  • - la definizione dei costi necessari per l'espletamento di tali opere ed interventi;
  • - un adeguato sistema di controllo, con stima dei relativi tempi ritenuti necessari per la verifica degli effetti degli interventi operati.

Nel caso l'intervento interessi aree soggette anche a rischio idraulico dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno essere definiti i dovuti interventi di mitigazione del rischio, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di piani seminterrati e/o degli interventi che possono interferire con il quadro ideologico.

Art. 28 Fattibilità per aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico

Il territorio empolese è suddiviso in tre aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico, diversificate a seconda che si tratti di aree di pianura o aree di collina, come risulta dalla tav. 2.5 "Carta della fattibilità per aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico".

Ognuna di queste aree è caratterizzata da problematiche geologico-tecniche che condizionano in maniera significativamente diversa la fattibilità di un intervento.

Le classi di zonizzazione individuate sono tre per le aree di pianura e tre per le aree di collina.

Aree di pianura

  1. Classe A: Condizionamento basso. Corrispondente alle classi di pericolosità 1 e 2 (pericolosità geologica irrilevante e bassa);
  2. Classe B: Condizionamento medio. Corrispondente alle classi di pericolosità 1a e 2a (pericolosità irrilevante e bassa con presenza di terreni scadenti entro i primi 10 metri dal piano campagna);
  3. Classe C: Condizionamento alto. Corrispondente alle zone ricadenti in classe di pericolosità 3 (pericolosità media).

Il grado di condizionamento della fattibilità geologica degli interventi aumenta passando dalla classe A (basso) alla classe C (alto), aumentando corrispondentemente la complessità delle problematiche di natura geologico tecnica.

Aree di collina

  1. Classe A: Condizionamento basso
  2. Classe B: Condizionamento medio
  3. Classe C: Condizionamento alto

Il grado di condizionamento della fattibilità geologica degli interventi aumenta passando dalla classe A alla classe C.

Art. 29 Matrici di fattibilità

La classe di fattibilità dei diversi interventi edilizi ed urbanistici in base alla classe di pericolosità dell'area è indicata nelle matrici di fattibilità generale contenute al paragrafo 5.2.3 della relazione geologico tecnica e idraulica di cui all'art. 2 lettera C delle presenti norme.

Art. 30 Ambiti di salvaguardia idraulica

La Tavola 2.3 "carta delle aree allagate" riporta la delimitazione degli ambiti di salvaguardia idraulica.

La delimitazione degli ambiti è indicativa e dovrà essere convalidata da misurazioni dirette. Sono definiti tre ambiti:

  1. Ambito A1 - definito di "assoluta protezione del corso di acqua" che corrisponde agli alvei, alle golene, agli argini dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) nonché alle aree comprese nelle due fasce della larghezza di 10 metri adiacenti a tali corsi d'acqua, misurate a partire dal piede esterno dell'argine o, in assenza, del ciglio di sponda.
  2. Ambito A2 - definito di "tutela del corso d'acqua e possibile inondazione" da applicarsi ai corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) con larghezza superiore ai 10 metri, misurata fra i piedi esterni degli argini o, in mancanza, fra i cigli di sponda. Tale ambito corrisponde alle due fasce immediatamente esterne all'ambito A1 che hanno larghezza pari alla larghezza del corso d'acqua definita come sopra con un massimo di metri lineari 100.
  3. Ambito B - comprende le aree potenzialmente inondabili in prossimità dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) che possono risultare necessarie per eventuali interventi di regimazione idraulica per la messa in sicurezza degli insediamenti. Tale ambito corrisponde alle aree a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a due metri sopra il piede esterno dell'argine o del ciglio di sponda. Il limite esterno di tale ambito è determinato dai punti di incontro delle perpendicolari all'asse del corso d'acqua con il terreno alla quota altimetrica già individuata e non potrà comunque superare la distanza di metri 300 dal piede esterno dell'argine o dal ciglio. L'ambito B è da considerarsi come parte del territorio per la quale l'Amministrazione Comunale deve dotarsi di uno studio idrologico-idraulico, qualora preveda nei propri strumenti urbanistici attuativi edificazioni pubbliche o private.

I corsi d'acqua a cui si applicano le salvaguardie di cui alla delibera del Consiglio regionale 25 gennaio 2000, n. 12 sono i seguenti:

  • - Fiume Arno;
  • - Fiume Elsa;
  • - Borro di Pagnana;
  • - Borro Santa Maria e di Sant'Anna;
  • - Rio dei Cappuccini;
  • - Torrente Orme;
  • - Torrente Ormicello;
  • - Rio della Piovola o di San Donato;
  • - Fosso a legnaia di Sammontana;
  • - Fosso di Fibbiana;
  • - Rio della Leccia o di Martignano.

Art. 31 Classi di Pericolosità idraulica

Le aree del territorio comunale soggette a rischio idraulico sono individuate nella Tav. 2.4 "carta della pericolosità idraulica" ed alle stesse è attribuita la classe di pericolosità idraulica 3 (pericolosità media).

La suddetta carta rappresenta tutte le aree inseribili in classe di pericolosità idraulica 3 indipendentemente dalla causa che genera l'attribuzione della pericolosità. Il grado di pericolosità 3 è stato attribuito a tutte le aree soggette ad una o più delle seguenti condizioni:

  • - Aree rientranti in uno degli ambiti previsti dalla D.R. 230/94 come ripresa dalla deliberazione 25 gennaio 2000 n. 12;
  • - Aree soggette in passato ad allagamenti o ristagni;
  • - Aree morfologicamente depresse con quota inferiore al ciglio di sponda o del piede esterno dell'argine.

Nelle aree indicate con pericolosità idraulica 3 si dovranno mantenere particolari cautele progettuali con specifico riferimento agli aspetti di rischio idraulico che dovranno tener conto delle possibili evoluzioni e dei cambiamenti di assetto del territorio subentrati al momento della progettazione.

In queste aree, fatto salvo l'obbligo del recepimento delle indicazioni contenute nel Regolamento edilizio, i progetti dovranno essere corredati da una relazione idraulica specifica a firma di un tecnico abilitato che evidenzi le condizioni di rischio specifico rilevabili al momento della progettazione e che metta in evidenza le correlazioni tra il rischio idraulico dell'area come ricostruito dagli studi disponibili presso l'Amministrazione e le condizioni idrauliche specifiche del singolo intervento o del gruppo di interventi proposti.

Art. 32 Fattibilità per aree omogenee sotto il profilo idraulico

Il territorio comunale è stato suddiviso in 8 zone omogenee e due ulteriori zone con presenza di Ambiti denominate Zona A e Zona B, la cui distribuzione è riportata nella Tav. 2.6.

  1. Zona 1: È la zona in cui non si sono mai verificati allagamenti ed in cui non sono presenti ambiti A1, A2 e B come definiti agli articoli 75, 76 e 77 della delibera del Consiglio Regionale 25 gennaio 2000, n. 12. Rappresenta le aree a monte della ferrovia per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio di m. 0.30.
  2. Zona 2: È la zona in cui nel 1966 l'Elsa o altri corsi d'acqua hanno generato battenti idrici modesti e quantificati in circa 30 cm. Gli stessi battenti possono essere stati generati anche negli anni successivi da ristagni d'acqua. Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 26.13 s.l.m.
  3. Zona 3: È la zona in cui nel 1966 l'Elsa o altri corsi d'acqua hanno generato battenti idrici modesti e quantificati in circa 40 cm. Gli stessi battenti possono essere stati generati anche negli anni successivi da ristagni d'acqua. Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota 26,30 s.l.m.
  4. Zona 4: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 27.10 s.l.m.
  5. Zona 5: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 27.70 s.l.m.
  6. Zona 6: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 28.25 s.l.m.
  7. Zona 7/1: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatte salve le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo le aree passeranno in Zona 1. È prescritto un sopralzo del piano di calpestio di m. 0,30 rispetto al piano di campagna.
  8. Zona 7/2: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatti salve le previsioni regolate da accordi transitori in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali e gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo la quota di sicurezza è determinata in m. 24.20 s.l.m. Zona 7/3: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatti salvi gli accordi transitori in essere; la possibilità di estendere il piano di protezione civile alle previsioni industriali e gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo la quota di sicurezza è determinata in m. 33.30s.l.m.
  9. Zona 8: Aree vincolate in previsione di interventi di mitigazione idraulica.

Per ciascuna zona sono state previste delle matrici riassuntive in cui sono riassunte le condizioni di fattibilità dal punto di vista idraulico.

Zona 1: Classe di fattibilità idraulica 2

Destinazione residenziale: Non ci sono particolari prescrizioni dal punto di vista idraulico ritenendo sufficienti le norme di buona tecnica costruttiva che prevedono un rialzo di circa 30 cm. sul p.c.

Destinazione industriale-commerciale: Non ci sono particolari prescrizioni dal punto di vista idraulico ritenendo sufficienti le norme di buona tecnica costruttiva che prevedono un rialzo di circa 30 cm. sul p.c.

Zona 2: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.13 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.13 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piani Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico. È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 3: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.30 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.30 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 4: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.10 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.10 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 5: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.70 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.70 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 6: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 28.25 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 28.25 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 7/1: Classe di fattibilità idraulica 4/2

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatti salvi: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, le aree passeranno in Zona 1 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 7/2: Classe di fattibilità idraulica 4/3

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatte salve: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, la quota di sicurezza è determinata in 24,20 m.s.l.m. e soggetta alle prescrizioni di Zona 2 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 7/3: Classe di fattibilità idraulica 4/3

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatte salve: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, la quota di sicurezza è determinata in 33,30 m.s.l.m. e soggetta alle prescrizioni di Zona 3 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 8: Classe di fattibilità idraulica 4

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: Non sono previste edificazioni in quanto la zona è vincolata in attesa della realizzazione di opere di mitigazione idraulica.

Note particolari: Una volta eseguite le opere per la mitigazione del rischio idraulico le aree potranno essere riperimetrate ed inserite in una specifica zona in funzione del reale grado di rischio.

Zona A: Classe di fattibilità idraulica 4

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00 che in questa zona prevede la fattibilità condizionata solo di opere idrauliche.

Zona B: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00.

Destinazione industriale - commerciale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00.

Note particolari: È necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio che dimostri l'assenza del rischio idraulico e la gestione degli smaltimenti delle acque meteoriche. È necessario predisporre un piano di intervento per la rimozione di eventuali materiali destinati allo stoccaggio al primo piano degli edifici industriali e in caso di allagamento accidentale dovuto a rotture arginali o malfunzionamenti della rete fognaria.

CAPO II Regole per la tutela ambientale

Art. 33 Disposizioni generali

Le norme di cui al presente Capo II definiscono le condizioni per le trasformazioni del territorio comunale derivanti dalla valutazione degli effetti ambientali dal Regolamento Urbanistico, di cui tener conto nella redazione dei piani di settore di competenza comunale, dei piani urbanistici attuativi nonché negli interventi edilizi diretti di trasformazione di cui all'art. 18, se espressamente prescritti dagli articoli che seguono.

Art. 34 Valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni disciplinate da Piani Urbanistici Attuativi e applicazione di misure di mitigazione

Gli interventi di trasformazione soggetti a Piano Urbanistico Attuativo sono subordinati alla valutazione degli effetti ambientali di cui all'art. 32 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5. I Piani urbanistici attuativi devono essere corredati da uno specifico elaborato di "valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni", redatto ai sensi dell'art. 32 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 e successive modifiche ed integrazioni e della delibera della Giunta Regionale 14.12.1998 n. 1541 recante "istruzioni tecniche per la valutazione degli atti di programmazione e di pianificazione territoriale di competenza degli enti locali ai sensi della Legge regionale 15 gennaio 1995 n. 5".

L'elaborato di valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni in particolare deve contenere:

  1. a) l'individuazione dei livelli di fragilità delle aree e delle risorse interessate quali aria, acqua, suolo, patrimonio culturale, flora, fauna, insediamenti, fattori socio-economici;
  2. b) la descrizione delle azioni previste e dei prevedibili impatti delle stesse sull'ambiente;
  3. c) l'indicazione delle misure idonee ad evitare, ridurre o compensare gli impatti negativi sull'ambiente.

Le disposizioni di cui al comma 2 lettera a) tengono conto delle informazioni contenute nel rapporto sullo stato dell'ambiente e del quadro conoscitivo del Piano strutturale come integrato dal Regolamento Urbanistico, nonché per specifiche risorse e per le diverse suddivisioni del territorio, delle fragilità definite nella tabella che segue:

UTOE FRAGILITÀ DELLE RISORSE
ARIA
Qualità dell'aria
ACQUA
Collettamento reflui e depurazione
ACQUA
Acque sotterranee
1criticabassamedia
2criticabassabassa
3criticabassaalta
4criticabassacritica
5criticabassacritica
6altabassacritica
7altabassaalta
8altabassabassa
9altabassabassa
10mediamedianulla
11mediaaltanulla
12criticamediaalta
13altaaltanulla
14criticabassaalta
15mediamediamedia

Le disposizioni di cui al comma 2 lettera b) definiscono il livello di criticità dei prevedibili impatti sull'ambiente tenendo conto delle seguenti soglie di trasferimento:

  1. a) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria inferiore a mc 4500 ovvero esercizi di vicinato: impatto lieve;
  2. b) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria compresa tra 4500 mc e 10000 mc ovvero medie strutture di vendita: impatto rilevante;
  3. c) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria maggiore di 10000 mc ovvero grandi strutture di vendita: impatto molto rilevante;

e tenendo conto della seguente scala ordinale combinata risorse/impatti, da applicare ad ogni risorsa interessata da prevedibili impatti:

Fragilità risorsa Rilevanza impatti
Lieve Rilevante Molto rilevante
NullaNulloTrascurabileBasso
BassaTrascurabileBassoMedio
MediaBassoMedioAlto
AltaMedioAltoMolto Alto
CriticaAltoMolto altoCritico

Ai fini dell'applicazione della scala ordinale combinata risorse/impatti di cui al precedente comma 4, per le trasformazioni relative ad insediamenti industriali ed artigianali gli impatti devono essere classificati come "molto rilevanti", a meno che il soggetto avente titolo ad operare le trasformazioni non dimostri che i fattori di impatto, espressi in termini di fabbisogni di risorse (acqua ed energia), delle necessità di smaltimento (acque reflue e rifiuti) ed emissioni in atmosfera, risultano inferiori o uguali, per qualità e quantità, a quelli derivati dalle tipologie di trasformazione di cui alle lettere a) e b) del precedente comma 4.

Le misure di cui al comma 2 lettera c) sono commisurate ai livelli di criticità degli impatti negativi, così come definite nei successivi articoli 35,36,37,38,39,40,41,42 e 98 delle presenti norme.

Art. 35 Regole per la tutela dell'aria

La nuova edificazione di manufatti destinati ad attività produttive che comportano emissioni inquinanti è ammessa previa valutazione degli effetti che le emissioni generano sulla qualità dell'aria nonché dietro dimostrazione della fattibilità e del relativo impegno all'adozione di tecnologie pulite e di sistemi di abbattimento delle emissioni in atmosfera con riferimento alle migliori tecnologie disponibili.

La valutazione di cui al comma precedente contiene la descrizione delle modalità e delle misure previste per evitare, ridurre, compensare effetti negativi del progetto sulla qualità dell'aria, attraverso l'attivazione di azioni dirette e indirette che permettano la riduzione, nell'ambito oggetto di intervento e negli ambiti comunque interessati dagli impatti, di emissioni inquinanti paragonabili alle maggiori emissioni derivanti dal nuovo impianto.

Per azioni dirette o indirette si intendono:

  1. a) realizzazione di impianti di abbattimento degli inquinanti;
  2. b) realizzazione di impianti di teleriscaldamento che permettano la dismissione di quote analoghe di impianti termici;
  3. c) realizzazione di aree verdi compensative e assorbenti gli inquinamenti;
  4. d) rinaturalizzazione di aree degradate per creare aree di compensazione;
  5. e) contributi economici o realizzazione diretta di opere e misure di contenimento e compensazione dell'inquinamento atmosferico anche esternamente alle aree oggetto di intervento, in particolare in ordine agli effetti cumulativi.

Gli obblighi relativi alle azioni di cui sopra sono contenuti nelle norme tecniche di attuazione che accompagnano il piano attuativo o nell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2 di corredo al progetto, in assenza di piano attuativo.

Per le seguenti attività e relativi interventi necessari a realizzarle, sono obbligatorie la verifica degli effetti sulla risorsa aria e l'adozione di provvedimenti tecnici e gestionali necessari a perseguire la riduzione delle emissioni in atmosfera, sia da traffico veicolare, sia da processi di combustione:

  1. a) nuova edificazione, ristrutturazione urbanistica o ristrutturazione edilizia con mutamento della destinazione d'uso per la creazione di attività che comportano un elevato numero di fruitori, (impianti sportivi, pubblici o privati, strutture di media e grande distribuzione, aree fieristiche, attrezzature pubbliche o private di forte richiamo della popolazione);
  2. b) trasformazioni comportanti effetti critici elevati o molto elevati sulla risorsa aria, con riferimento alla classificazione derivante dall'applicazione della tabella di cui all'art. 5 ter comma 5.

Ai fini di cui al comma 5 il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione, valuta:

  1. a) i volumi di traffico indotto e le emissioni specifiche generati dalla trasformazione e la loro interazione con i livelli di traffico e di inquinamento atmosferico esistenti;
  2. b) la fattibilità tecnica, ambientale ed economica di specifiche misure volte:
    1. i. alla riduzione del traffico veicolare generato dalla trasformazione stessa;
    2. ii. al risparmio energetico e all'utilizzo di fonti rinnovabili;
    3. iii. alla creazione di aree verdi di compensazione degli inquinamenti atmosferici cedute all'amministrazione comunale quali dotazioni territoriali oltre gli standard di legge.

La valutazione di cui al comma 6 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 6. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Le soluzioni proposte vengono valutate in accordo con l'Amministrazione comunale, che si riserva la possibilità di suggerire nuove soluzioni che rendano fattibile e/o migliorabile l'intervento ovvero di richiedere misure compensative ovvero di non ammettere gli interventi in assenza di fattibilità della compensazione.

Art. 36 Regole per la tutela del clima acustico

Le trasformazioni fisiche o funzionali degli edifici esistenti e gli interventi di nuova edificazione devono dimostrare di garantire il rispetto dei valori limite delle sorgenti sonore definiti nella vigente normativa di settore e devono conformarsi alla classe acustica della zona in cui ricadono ovvero presentare apposito piano di risanamento acustico ai sensi del vigente piano comunale di classificazione acustica.

Nelle aree attribuite alle classi acustiche I e II dal vigente piano di classificazione acustica del territorio comunale non sono ammessi usi per attività produttive che comportino emissioni acustiche superiori ai limiti delle relative classi di destinazioni d'uso del territorio sia mediante nuova edificazione, sia mediante trasformazione fisica o funzionale di edifici esistenti.

Nelle aree attribuite alla classe acustica V e VI dal vigente piano di classificazione acustica del territorio comunale non sono ammessi usi residenziali, ad esclusione delle residenze necessarie al personale di custodia ove consentite dal presente Regolamento urbanistico, sia mediante nuova edificazione, sia mediante trasformazione fisica o funzionale di edifici esistenti.

Nei casi di interventi su manufatti esistenti adibiti ad usi non conformi alla classe acustica stabilita nel vigente piano comunale di classificazione acustica, è obbligatorio adottare misure adeguate a contenere e ridurre i livelli di inquinamento acustico, quali l'insonorizzazione delle sorgenti di rumore o la messa in opera di barriere acustiche.

Art. 37 Regole per la tutela dell'acqua

Al fine di garantire la tutela e il corretto uso della risorsa idrica e l'equilibrio del bilancio idrico si applicano prioritariamente le previsioni e le misure adottate dai soggetti competenti nella gestione delle acque.

Gli interventi elencati di seguito sono obbligatoriamente subordinati all'approfondimento dell'analisi degli effetti che possono comportare sul sistema acqua e all'adozione delle misure tecniche e gestionali necessari a garantire un adeguato approvvigionamento, la riduzione dei prelievi idrici e l'eliminazione degli sprechi:

  1. a) trasformazioni che possono dare luogo ad utenze con consumi idrici superiori o uguali a 10.000 mc/anno;
  2. b) trasformazioni comportanti effetti critici elevati o molto elevati sulla risorsa idrica, con riferimento alla classificazione derivante dall'applicazione della tabella di cui all'art. 5 ter comma 5.

Ai fini di cui al comma 2 il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione:

  1. a) valuta il fabbisogno idrico per i diversi usi, derivante dalla trasformazione e il suo impatto sul bilancio idrico complessivo del Comune;
  2. b) verifica la fattibilità tecnica, ambientale ed economica di specifiche misure volte alla riduzione dei prelievi idrici e alla eliminazione degli sprechi quali:
    1. i. la realizzazione di reti idriche duali fra uso potabile e altri usi al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;
    2. ii. la raccolta e l'impiego delle acque meteoriche per usi compatibili;
    3. iii. il reimpiego delle acque reflue, depurate e non, per usi compatibili;
    4. iv. l'utilizzo di acqua di ricircolo nelle attività produttive;
    5. v. l'impiego di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;
    6. vi. dà atto, previa certificazione della competente Autorità di Ambito, della disponibilità della risorsa e dell'adeguatezza della rete di approvvigionamento a soddisfare il fabbisogno idrico, ovvero della necessità di soddisfare tale fabbisogno mediante l'attivazione di specifiche derivazioni idriche e opere di captazione delle acque di falda, valutandone altresì l'impatto sul sistema idrogeologico e tenendo conto della necessità di riservare le acque di migliore qualità al consumo umano.

La valutazione di cui al comma 3 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 3. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Le soluzioni proposte vengono valutate in accordo con l'Amministrazione comunale, che si riserva la possibilità di suggerire nuove soluzioni che rendano fattibile e/o migliorabile l'intervento ovvero di richiedere misure compensative ovvero di non ammettere gli interventi in assenza di fattibilità della compensazione.

In tutti gli interventi ammessi dalle presenti norme è fatto comunque obbligo di:

  1. a) prevedere l'installazione di contatori per il consumo dell'acqua in ogni unità abitativa, nonché contatori differenziati per le attività produttive e del settore terziario esercitate nel sistema insediativo urbano;
  2. b) effettuare il collegamento a reti duali, ove già disponibili;
  3. c) prevedere la realizzazione di impianti idrici dotati di dispositivi di riduzione del consumo di acqua potabile (sistemi di erogazione differenziata, limitatori di flusso degli scarichi, rubinetti a tempo, miscelatori aria/acqua frangigetto, qualsiasi altro dispositivo utile ai fini del risparmio idrico);
  4. d) dichiarare la necessità di attivare opere di derivazione idrica e/o di captazione delle acque di falda per il soddisfacimento dei fabbisogni idrici.

Ai fini della tutela della qualità delle risorse idriche, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione:

  1. a) valuta il volume e le caratteristiche delle acque reflue derivanti dalla trasformazione e il suo impatto sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee;
  2. b) dà atto, previa certificazione della competente Autorità d'Ambito, dell'adeguatezza della rete fognaria e del sistema di depurazione esistenti a soddisfare le necessità di collettamento e depurazione dei reflui e prevede il collegamento alla rete fognaria esistente;
  3. c) qualora accerti l'inadeguatezza della rete fognaria e del sistema depurativo, prevede la possibilità del collegamento ai collettori fognari se adeguati, provvedendo nel frattempo a realizzare sistemi provvisori individuali di smaltimento, nel rispetto della normativa vigente, da dismettere, senza oneri per il gestore del servizio, al momento della realizzazione dei sistemi centralizzati;
  4. d) qualora accerti l'assenza di disponibilità depurativa e l'impossibilità di collegamento alla rete fognaria, prevede la realizzazione di specifici sistemi di collettamento e depurazione, prioritariamente tramite la messa in opera di reti separate per la raccolta dei reflui con accumulo e riutilizzo di acque meteoriche.
  5. e) La valutazione di cui al comma 7 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 7. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Art. 38 Collettamento reflui e depurazione

Al fine di concorrere alla protezione, al miglioramento ed al ripristino della qualità delle acque superficiali e sotterranee, trovano applicazione le disposizioni di cui al presente articolo, che potranno essere integrate ed aggiornate sulla base delle previsioni e delle misure adottate dai soggetti competenti nella gestione delle acque (Regione, Gestore del servizio idrico integrato, Autorità di Bacino dell'Arno) nell'ambito dei propri strumenti di pianificazione (Piano regionale di tutela delle della qualità delle acque, Piani di ambito ex legge 36/1994, Piano di Bacino-stralci "Qualità delle acque " e "Equilibrio risorse idriche" ex Dgr 886/2002).

Per tutte le tipologie di trasformazione previste dalle presenti norme, in sede di pianificazione urbanistica attuativa o di progettazione degli interventi, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione è tenuto a:

  1. a) valutare il volume e le caratteristiche delle acque reflue derivanti dalla trasformazione ed il suo impatto sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee;
  2. b) dare atto, anche in accordo con la competente autorità, dell'adeguatezza della rete fognaria e del sistema di depurazione esistenti a soddisfare le necessità di collettamento e depurazione dei reflui prodotti, ovvero provvedere alla realizzazione di specifici sistemi di collettamento e depurazione, dando priorità alla realizzazione di reti separate per la raccolta dei reflui con accumulo e riutilizzo di acque meteoriche e, in particolare per le piccole comunità, laddove esistano spazi adeguati, al ricorso a sistemi di fitodepurazione.

La valutazione di cui al comma 2 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di "valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni" di cui al precedente art. 34 ovvero mediante la stesura di uno specifico elaborato, allegato al progetto, qualora l'intervento non risultasse soggetto a Piano Urbanistico Attuativo. Tale elaborato dovrà illustrare il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte per adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 2. Nella scelta delle soluzioni si dovrà tener conto e dare prioritaria attuazione a quanto previsto negli specifici piani di settore di cui al comma 1 del presente articolo. Il comune ha la facoltà di respingere le soluzioni adottate e richiedere nuove soluzioni che possano migliorare l'intervento.

Art. 39 Regole per il risparmio energetico: efficienza energetica

Nuovi insediamenti e interventi di sostituzione dei tessuti abitativi sono consentiti solo se viene garantito, a cura del proponente la trasformazione, l'accesso a servizi di interesse pubblico fra cui la disponibilità di energia.

Le nuove edificazioni e le ristrutturazioni delle unità immobiliari sono progettate e messe in opera in modo tale da contenere, in relazione al progresso della tecnica ed in modo efficiente sotto il profilo dei costi, le necessità di consumo di energia, in attuazione della normativa comunitaria, nazionale e regionale vigente in materia.

Per i nuovi edifici o ristrutturazioni urbanistiche è obbligatoria l'installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria pari almeno al 50% del fabbisogno annuale, fatto salvo documentati impedimenti tecnici. In tal caso dovrà essere verificata la possibilità di realizzare interventi alternativi che consentono di ottenere un equivalente risparmio energetico.

La progettazione di nuovi assetti morfologici insediativi, derivanti da azioni di trasformazione comportanti nuova edificazione e da ristrutturazioni urbanistiche, e la progettazione degli edifici, di iniziativa pubblica o privata, deve tener conto, quanto più possibile, di:

  1. a) standard di illuminazione naturale e condizione solare, in relazione alle diverse destinazioni degli edifici;
  2. b) garanzia dell'accesso ottimale della radiazione solare per gli edifici e per particolari condizioni climatiche locali e legate alla morfologia del tessuto urbano;
  3. c) garanzia di adeguata esposizione al sole degli impianti solari realizzati o progettati;
  4. d) garanzia di schermature opportune (prodotte anche da volumi edificati circostanti) per la riduzione del carico solare termico nel periodo estivo, pur consentendo una buona illuminazione interna;
  5. e) garanzia di utilizzo dei venti prevalenti per interventi strategici di climatizzazione e raffrescamento naturale degli edifici e degli spazi urbani;
  6. f) riduzione dell'effetto "sacca termica", mitigazione dei picchi di temperatura durante l'estate e controllo del microclima e della radiazione solare, attraverso la progettazione del verde e degli spazi aperti nei tessuti urbani edificati, così come attraverso il controllo dell'albedo delle superfici di pavimentazione pubblica;
  7. g) adozione di tecniche passive che migliorino l'efficienza energetica degli edifici;
  8. h) utilizzo di tecniche di bioarchitettura e di bioedilizia;
  9. i) uso di funzioni di cogenerazione e teleriscaldamento/raffreddamento decentrato;
  10. j) realizzazione della connessione energetica tra il comparto civile e quello industriale;
  11. k) promozione del "ciclo chiuso" della risorsa energetica nel comparto industriale (efficienza, energy cascading);
  12. l) adozione, ove possibile, di sistemi di raffrescamento e riscaldamento passivo di edifici e spazi aperti.

Art. 39 bis Impianti energetici da fonti rinnovabili e criteri localizzativi

Ferma restando ogni eventuale disposizione posta da leggi, da atti aventi forza di legge e da provvedimenti amministrativi riguardanti la materia, si individuano i seguenti criteri per la localizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili. Gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono solari termici e fotovoltaici, eolici, a biomassa, a biogas.

Ai fini delle presenti norme, essi sono definiti:

  1. a) in base alla collocazione:
    1. i. fotovoltaici e solari termici integrati in quanto progettati unitariamente nella nuova edificazione o negli interventi di ristrutturazione edilizia o urbanistica di edifici e manufatti esistenti o comunque ammessi dalle presenti Norme;
    2. ii. fotovoltaici e solari termici parzialmente integrati, in quanto collocati sulle coperture di edifici e di manufatti esistenti o comunque ammessi dalle presenti norme;
    3. iii. fotovoltaici e solari termici collocati a terra;
  2. b) in base alle finalità produttive:
    1. i. per autoconsumo, quando il soggetto che realizza l'impianto consuma in loco la maggior parte dell'energia che produce;
    2. ii. per produzione di energia connessa o complementare ad attività agricola quando il soggetto che realizza l'impianto produce energia ad integrazione del reddito agricolo, come meglio stabilito dalla normativa vigente in materia;
    3. iii. per la vendita di energia, quando il soggetto che realizza l'impianto produce energia prevalentemente per cederla alla rete elettrica nazionale.

Ai fini del presente articolo si ricorda che l'autoproduzione comporta l'utilizzo per usi propri non inferiore al 70% del totale di energia elettrica prodotta.

Anche per gli impianti non riconducibili alle tipologie sopra elencate valgono le disposizioni specifiche e generali riportate nei successivi commi.

Criteri generali

  1. a) per tutte le tipologie di impianti da installare si dovranno osservare i seguenti criteri:
    1. i. sia dimostrato il perseguimento degli obiettivi di qualità contenuti nelle schede del paesaggio del Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana;
    2. ii. sia dimostrata la salvaguardia degli elementi paesaggistici e delle visuali panoramiche dei nuclei e centri antichi;
    3. iii. sia dimostrata la tutela dei caratteri storici ed architettonici dei singoli edifici e dei nuclei antichi nel loro valore d'insieme;
    4. iv. sia esclusa la realizzazione di nuove linee aeree di media e alta tensione, salvo che le condizioni geomorfologiche del terreno rendano impraticabile l'interramento delle linee di connessione;
    5. v. sia prodotto uno studio idrologico-idraulico per interventi in aree sottoposte a tutela specifica e sia prevista la "trasparenza idraulica" per gli impianti fotovoltaici;
  2. b) la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sia quelli soggetti ad autorizzazione unica o a procedura abilitativa semplificata, è condizionata alla stipula di un atto pubblico (convenzione o atto d'obbligo) con il quale si disciplinano gli obblighi del soggetto attuatore in ordine:
    1. i. all'esecuzione di tutte le opere complementari necessarie per la costruzione dell'impianto;
    2. ii. al ripristino dei luoghi temporaneamente interessati dai lavori;
    3. iii. alle garanzie di smantellamento dell'impianto terminato il ciclo produttivo e al naturale ripristino dei luoghi;
    4. iv. alla realizzazione di eventuali opere pubbliche o d'interesse pubblico in relazione alla natura e collocazione dell'intervento.

Criteri localizzativi per gli Impianti fotovoltaici:

  1. a) la realizzazione di impianti fotovoltaici è sempre ammessa negli ambiti a specializzazione funzionale produttiva, artigianale, direzionale, commerciale, nonché negli ambiti destinati ad impianti tecnologici, preferibilmente integrati o parzialmente integrati sulle coperture di edifici;
  2. b) la realizzazione di impianti fotovoltaici nel territorio aperto è ammessa nel rispetto della normativa nazionale e regionale in materia, dei criteri generali e di quelli localizzativi e prestazionali riportati di seguito:
    1. i. gli impianti finalizzati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze delle aziende agricole, nonché gli impianti connessi e complementari, sono ammessi in tutte le sottozone agricole;
    2. ii. la realizzazione di impianti fotovoltaici non ricompresi nella categoria dell'autoconsumo, della produzione commisurata e di quella complementare delle aziende agricole, è ammessa esclusivamente: nella zona agricola, preferibilmente nelle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola purché contigua agli ambiti produttivi ed industriali o interclusa/contigua alla viabilità statale o regionale ed alle infrastrutture ferroviarie; negli ambiti estrattivi dismessi in territorio aperto o in aree degradate, indipendentemente dalla specifica sottozona di appartenenza.

Sia per gli impianti destinati all'autoconsumo, sia per quelli connessi e complementari alle attività agricole nonché per gli impianti non ricompresi in tali fattispecie e collocati a terra, è dovuto il rispetto dei seguenti criteri localizzativi di esclusione:

  • - ANPIL, e delle relative aree contigue, così come definite dalla normativa e dalla pianificazione di settore vigente e delle aree inserite nella rete ecologica provinciale;
  • - aree per le quali sia necessario realizzare nuova viabilità permanente;
  • - aree non idonee all'installazione di impianti fotovoltaici a terra ai sensi della L.R. 11/2011.

Criteri localizzativi per gli impianti a biomasse e biogas

  1. a) Gli impianti a biomasse e a biogas per produzione energetica nel territorio aperto, ad eccezione di quelli finalizzati all'autoproduzione ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, sono ammessi se in contiguità agli insediamenti produttivi artigianali e industriali e con il ciclo energetico dell'impianto sia definibile a "filiera corta". Per filiera corta s'intende l'utilizzo di risorse provenienti da un bacino di approvvigionamento localizzato all'interno dell'Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa. A tale scopo, all'atto di deposito del progetto dell'impianto, il richiedente dovrà dimostrare la disponibilità di materia prima attraverso apposite intese di filiera.
    Gli impianti connessi e complementari all'attività delle aziende agricole, da dimostrare con specifica documentazione così come previsto dalla normativa di settore, sono ammessi solo nelle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola con esclusione in ogni caso delle aree ANPIL, e delle relative aree contigue come definite dalla normativa e dalla pianificazione di settore vigente, nonché nelle aree inserite nella rete ecologica provinciale;
  2. b) Gli impianti a biomassa nell'ambito del sistema insediativo, ad eccezione di quelli finalizzati all'autoproduzione ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, sono ammessi nelle aree a destinazione industriale e produttiva. Sono comunque da applicare le prescrizioni stabilite in merito alla provenienza della materia prima.

Per tutti gli impianti a biomasse è prescritto l'obbligo del recupero e della trasformazione dell'energia termica mediante impiego di sistemi di cogenerazione e trigenerazione, da indicare in sede di progetto.

Criteri localizzativi per gli impianti eolici

  1. a) Gli impianti eolici sono ammessi, nell'ambito del sistema insediativo e nel territorio rurale, nel rispetto dei criteri localizzativi e prestazionali di seguito enunciati:
    1. i. gli impianti micro eolico domestici destinati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali potranno essere ammessi senza limitazioni in tutto il territorio rurale, ad esclusione degli edifici e manufatti di interesse storico e dei nuclei storici, nonché nel sistema insediativo ad esclusione dei centri storici di Empoli, Monterappoli e Pontorme.
    2. ii. gli impianti eolici non destinati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, e comunque fino alla potenza massima di 200 Kw, sono ammessi in tutte le sottozone agricole e negli ambiti produttivi del sistema insediativo.
    3. >
  2. b) Ad eccezione degli impianti di micro eolico destinati all'autoconsumo, e sempre fatti salvi i contenuti della normativa vigente in materia di valutazione d'impatto ambientale, per tutti gli altri impianti eolici si dovranno rispettare i seguenti criteri localizzativi:
    1. i. sia dimostrata la possibilità di connessione alla rete senza opere pregiudizievoli sul paesaggio;
    2. ii. sia esclusa l'interferenza con corridoi ecologici avifaunistici;
    3. iii. gli impianti devono preferibilmente trovare collocazione in prossimità della rete viaria carrabile esistente e qualunque necessità di cantiere per il trasporto di macchine e componenti deve prevedere il naturale ripristino dei luoghi (compreso interventi di rimboschimento)

Art. 40 Regole per la gestione dei rifiuti

Al fine di favorire la corretta gestione dei rifiuti, trovano applicazione le prescrizioni e gli indirizzi del presente articolo, ferma restando la prevalenza delle previsioni e delle misure adottate dai soggetti competenti nella gestione dei rifiuti (Regione, Provincia, Comunità di Ambito Territoriale Ottimale,) nell'ambito dei propri strumenti di pianificazione (Piano regionale per la gestione dei rifiuti, Piano provinciale per la gestione dei rifiuti, Piano industriale per la gestione dei rifiuti).

Negli interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione urbanistica comportanti la realizzazione di nuove opere di urbanizzazione, nonché nei progetti relativi alla sistemazione degli spazi scoperti autonomi, con particolare riferimento a quelli destinati a servizi pubblici e/o per uso collettivo, e nelle trasformazioni disciplinate da piani attuativi, è fatto obbligo di garantire la possibilità dell'ubicazione di campane e cassonetti per la raccolta in maniera differenziata.

Nella scelta delle aree di cui al commi 0 devono essere considerate e garantite le esigenze di transito e manovra dei mezzi adibiti alla raccolta in relazione al sistema utilizzato nella zona.

Per tutte le trasformazioni previste dalle presenti norme, in sede di pianificazione attuativa o di progettazione degli interventi, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione, è obbligato a:

  1. a) stimare quantità e caratteristiche dei rifiuti prodotti dalle funzioni insediate e loro incidenza sul sistema di raccolta dei rifiuti esistente;
  2. b) prevedere le attrezzature e gli spazi necessari a soddisfare le esigenze di raccolta anche in forma differenziata dei rifiuti prodotti, di cui al comma 2.

Nei progetti di nuova viabilità o di adeguamento della viabilità esistente si deve tener conto dell'eventuale ubicazione di campane e cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti.

Art. 41 Regole per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico

Al fine di considerare adeguatamente il sistema delle linee elettriche e dei relativi impianti esistenti, nonché delle eventuali nuove linee autorizzate, l'edificazione di manufatti con funzioni abitative, ovvero con funzioni comportanti la permanenza di persone per periodi giornalieri superiori a quattro ore ovvero l'attivazione, mediante mutamento dell'uso, delle suindicate funzioni in manufatti esistenti nelle fasce cautelative delle linee elettriche così come rappresentate nella tavola n. 1.49 b), è autorizzata previa verifica di compatibilità del livello di induzione elettromagnetica. Tale verifica, spetta al proponente la trasformazione, nelle modalità stabilite dalle vigenti norme in materia.

Al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici e garantire un corretto funzionamento del servizio di telefonia mobile, che risulti compatibile con un ordinato assetto urbanistico e con la tutela degli interessi paesaggistici ed ambientali, nonché efficiente ed accessibile per tutti gli operatori, la localizzazione degli impianti deve essere definita, all'interno dei siti idonei individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, con apposito Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica per la telefonia mobile, ai sensi dell'art. 13 della legge 17 agosto 1942, n.1150 ed ai sensi della Legge Regionale 6 ottobre 2011 n. 49 - Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione.

Art. 42 Tutela e riqualificazione ambientale delle abitazioni e del paesaggio rurale

Per gli aventi titolo ad operare trasformazioni edilizie che comportino mutamento della destinazione d'uso degli edifici rurali ai sensi dell'art. 5 ter legge regionale 64/95 e successive modifiche ed integrazioni, sono previsti incentivi qualora intendano adottare alcune delle misure indicate nell'elenco seguente per un costo non inferiore al 70% dei costi degli oneri di urbanizzazione:

  • - interventi per l'accumulo e l'uso irriguo di acque meteoriche o di fitodepurazione e riuso delle acque reflue, grigie o nere, depurate;
  • - interventi di messa a dimora di siepi, filari, fasce o macchie boscate, ai fini naturalistici, di riduzione dell'inquinamento diffuso o di produzione energetica di biomasse;
  • - interventi per la dotazione di compostatori domestici;
  • - interventi per il ripristino energetico e la produzione di energia rinnovabile.

Art. 41 bis Regole per la tutela dall'inquinamento luminoso

Tutti gli impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata, in fase di progettazione, appalto o installazione, dovranno essere eseguiti secondo criteri "antinquinamento luminoso con basso fattore di abbagliamento e a ridotto consumo energetico".

Ai fini di cui al comma precedente, dovranno essere rispettate Linee Guida per la progettazione, l'esecuzione e l'adeguamento degli impianti di illuminazione esterna di cui alla deliberazione di Giunta regionale 27 settembre 2004, n. 962, in particolare:

  1. a) dovranno essere utilizzate sorgenti luminose a vapori di sodio ad alta pressione o con efficienze luminose equivalenti o superiori, a meno che altri tipi di sorgenti non siano richieste dove è necessaria una corretta percezione dei colori;
  2. b) dovranno essere utilizzate sorgenti di luce con ottiche "cut-off" con intensità luminosa massima, a 90º, non superiore a 0 cd per 1000 lumen, o, a 70º non superiore a 350 cd per 1000 lumen, con vetri di protezione piatti ad incasso equipaggiate con lampade al sodio ad alta e bassa pressione o comunque con rapporto Lumen/Watt non inferiore a 90.

Per gli impianti sportivi non è obbligatorio l'utilizzo di lampade ai vapori di sodio e in ogni caso dovranno essere impiegati criteri e mezzi per evitare fenomeni di dispersione della luce verso l'alto e al di fuori degli impianti medesimi.

Al fine di ridurre ulteriormente il consumo energetico e l'inquinamento luminoso, gli impianti di cui al comma 1 dovranno, essere equipaggiati dei seguenti dispositivi in grado di ridurre la quantità di luce emessa dopo le ore 23.00 nel periodo di ora solare e dopo le ore 24.00 nel periodo di ora legale:

  1. a) orologi o dispositivi notte-mezzanotte;
  2. b) cablaggi bipotenza per lampade con potenze uguali o superiori a 100 watt;
  3. c) riduttori di flusso luminoso, non applicabili, però, a lampade ai vapori di sodio a bassa pressione, per lampade con potenza uguale o superiore a 100 watt.

Le ottiche di cui al comma %u200E2 lettera b, negli impianti di uso stradale o similare, ovvero nell'illuminazione di piazzali, svincoli e parcheggi, anche se privati, dovranno essere montate parallelamente alle superfici da illuminare o con inclinazione massima di 5º e solo esclusivamente su pali dritti.
Le ottiche preesistenti, montate diversamente, potranno essere adeguate ai criteri di cui al comma %u200E5 mediante la sola inclinazione secondo i valori indicati.

Per l'illuminazione pubblica o privata è fatto divieto di utilizzare, fasci di luce orientati dal basso verso l'alto. A tal fine fari, torri-faro e riflettori, illuminanti parcheggi, piazzali, giardini, monumenti, svincoli ferroviari e stradali, complessi industriali e commerciali di ogni tipo dovranno obbligatoriamente avere, rispetto al terreno, un'inclinazione non superiore a 30 gradi se simmetrici, con idonei schermi per evitare dispersioni verso l'alto, e a 0 gradi se asimmetrici. In ogni caso non potranno inviare luce al di fuori delle aree da illuminare. Tale disposizione si applica anche alle insegne pubblicitarie non dotate di luce propria.

Nell'illuminazione degli edifici dovrà essere utilizzata la tecnica "radente dall'alto"; solo nei casi di assoluta e comprovata impossibilità di attuazione, e per edifici e manufatti di particolare e comprovato pregio architettonico, è ammessa la deroga a patto che i fasci di luce rimangano almeno un metro al di sotto del bordo superiore della superficie da illuminare e, in ogni caso, entro il suo perimetro.

Art. 41 ter Regole per la tutela del suolo e del sottosuolo

Per le aree ricadenti nei siti da bonificare indicati dal piano regionale di bonifica dei siti inquinati sono prescritti:

  1. a) il divieto di attivazione di utilizzazioni dell'area diverse da quella specifica in essere, fino all'avvenuta messa in sicurezza e/o bonifica;
  2. b) l'obbligo di eseguire l'intervento di messa in sicurezza e/o di bonifica sulla base di specifici progetti redatti a cura del soggetto cui compete l'intervento;
  3. c) l'utilizzazione dell'area esclusivamente in conformità a quanto previsto nell'atto di certificazione di avvenuta messa in sicurezza e/o bonifica rilasciato dalla Provincia di Firenze.

TITOLO II DISPOSIZIONI RELATIVE AI DIVERSI AMBITI

Art. 43 Divisione del territorio comunale

Il territorio comunale è suddiviso come segue:

  • Ambiti urbani con prevalente destinazione residenziale:
    • - Ambiti della conservazione e del restauro;
    • - Ambiti urbani suscettibili di completamento;
    • - Ambiti di trasformazione.
  • Ambiti urbani con prevalente destinazione produttiva:
    • - Ambiti della produzione compatta;
    • - Ambiti della produzione promiscua;
    • - Ambiti della produzione specializzata;
    • - Ambiti del commercio;
    • - Ambito del parco tecnologico.
  • Ambiti del territorio aperto:
    • - Aree con esclusiva o prevalente funzione agricola;
    • - Aree agricole d'interesse primario;
    • - Aree agricole periurbane.
  • Ambiti di attrezzature e servizi:
    • - Ambiti di attrezzature e servizi a scala territoriale;
    • - Ambiti per impianti sportivi e protezione civile;
    • - Ambiti di attrezzature e servizi a scala comunale e di quartiere;
    • - Zone a verde pubblico;
    • - Zone a verde sportivo;
    • - Zone per attrezzature cimiteriali;
  • Zone per infrastrutture di mobilità:
    • - Zone ferroviarie;
    • - Zone per la viabilità carrabile;
    • - Zone per parcheggi;
    • - Piazze;
    • - Percorsi ciclabili;
    • - La strada mercato.
  • Aree urbane inedificate:
    • - Aree a verde privato
    • - Aree a verde complementare

Ai fini dell'applicazione di disposizioni statali o regionali in materia di prevenzione dal rischio idraulico nonché in materia di procedimenti abilitativi, o quando necessario, le articolazioni del territorio definite dal presente strumento di pianificazione urbanistica corrispondono alle zone territoriali omogenee di cui al primo comma dell'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 secondo le indicazioni di corrispondenza riportate in ogni articolo.

Le destinazioni indicate come ammesse per le singole zone e la relativa disciplina devono intendersi anche quale "disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni", ai sensi dell'art. 58 della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e ss.mm..

Pertanto, trascorsi cinque anni dall'approvazione del presente Regolamento Urbanistico decadono per la parte in cui assoggettano a controllo e a SCIA anche i semplici mutamenti di destinazione d'uso effettuati senza opere, fatta salva l'applicazione dell'art. 19, ultimo comma del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (testo unico dell'edilizia)

CAPO I AMBITI DELLA CONSERVAZIONE E DEL RESTAURO

Art. 44 Disposizioni generali

Gli ambiti della conservazione e del restauro sono parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale.

Corrispondono alle zona territoriali omogenee "A" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444; le suddette zone, sono classificate zona di Recupero ai sensi dell'art. 27 della legge 5 agosto 1978, n. 457.

Il Regolamento Urbanistico delimita, secondo le indicazioni del Piano strutturale, tre ambiti della conservazione e del restauro:

  • - Empoli: il centro storico cittadino;
  • - Pontorme: il centro storico esterno;
  • - Monterappoli: il centro storico di collina.

Le delimitazioni sono riportate rispettivamente nelle Tavole 1.46, 1.47 ed 1.48 di cui all'art. 2 paragrafo B delle presenti norme.

Art. 45 Classificazione del tessuto edificato compreso negli ambiti della conservazione e del restauro

Nelle tavole 1.46, 1.47 ed 1.48 sono individuati con apposita simbologia, gli immobili e le aree:

  • - dichiarati di particolare interesse culturale, ai sensi dell'art. 10 comma 3 lett. a) e dell'art. 13 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42;
  • - gli edifici di interesse storico, testimoniale, architettonico ed ambientale.

Ad ogni immobile è assegnato, in relazione all'interesse, un grado di protezione; il perimetro in colore nero individua gli immobili, la lettera racchiusa dal perimetro il grado di protezione.

Le suddette tavole identificano inoltre le Unità Minime d'Intervento che individuano la dimensione minima da considerare nel caso di interventi eccedenti il grado di intervento RE1 e per interventi sulle finiture esterne.

Edifici con grado di protezione a: Sono gli edifici di cui interessa la conservazione integrale di ogni parte, esterna ed interna, in particolare:

  • - gli immobili dichiarati di interesse culturale con provvedimento del Ministero dei Beni Culturali in applicazione dell'art. 15 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, compresi gli immobili per i quali ricorrano le condizioni di cui all'art. 10 commi 1, 2 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 anche in mancanza del provvedimento di notifica di interesse culturale.
  • - gli immobili classificati dal presente Regolamento Urbanistico come edifici di notevole valore storico ed artistico ed identificati nelle tavole con la lettera a)

Il grado di protezione a è esteso ai manufatti, torri e torrioni ed alle recinzioni indicati nelle tavole di cui al primo comma del presente articolo.

Edifici con grado di protezione b: Sono gli edifici di valore storico ed architettonico e di interesse tipo - morfologico di cui è proposta la conservazione dell'involucro esterno, di elementi strutturali e dell'impianto distributivo interno.

Edifici con grado di protezione c: Sono gli edifici di interesse tipo %u2013 morfologico di cui interessa la conservazione dell'involucro esterno e di elementi strutturali.

Edifici con grado di protezione d: Si tratta, di norma, dell'edificato recente di ricostruzione o comunque di edifici e manufatti cui non viene riconosciuto alcun valore culturale

Edifici con grado di protezione e: Sono gli edifici ed i manufatti morfologicamente incompatibili con il tessuto circostante, o che occupano spazi impropri.

Nelle tavole 1.46, 1.47 ed 1.48 sono identificate anche le aree scoperte, distinte in:

  • - Giardini di pregio storico - architettonico od ambientale;
  • - Aree verdi e corti di pertinenza dell'edificato;
  • - Spazi pubblici di circolazione e di sosta.

Nelle suddette tavole è inoltre individuato l'ambito della terza cerchia muraria; l'individuazione ha carattere meramente indicativo.

Art. 46 Modalità d'intervento

Ad ogni grado di protezione corrispondono diversi gradi di intervento ammissibili, che dovranno essere realizzati nel rispetto delle modalità operative contenute nel Titolo II "Le guide", Capo I "Guida agli interventi sui siti e manufatti di interesse storico e/o ambientale" delle presenti NTA.

Le presenti norme definiscono la gamma degli interventi ammissibili per ogni unità minima d'intervento, anche se in relazione alla diversa caratterizzazione dei valori storici, architettonici tipologici ed ambientali gli interventi di restauro e ristrutturazione si possono articolare in una gamma di livelli differenziati, anche per parti del singolo organismo edilizio.

Si applica di norma la categoria d'intervento di maggiore tutela indicata nei comma successivi, salvo che il richiedente ottenga il preventivo assenso dal competente ufficio comunale motivando con idonea documentazione l'applicabilità della graduazione di minore tutela immediatamente successiva.

Il richiedente deve corredare la domanda di adeguata documentazione, ivi compreso il rilievo critico che deve essere considerato come fattore determinante per le scelte relative alla tipologia d'intervento.

In merito alle richieste di cui ai precedenti commi 3 e 4 decidono i competenti organi comunali senza che ciò costituisca variante al Regolamento Urbanistico.

Il titolo abilitativo dovrà richiamare le motivazioni che hanno indotto all'attribuzione della graduazione assegnata.

In sede di rilievo critico possono altresì emergere elementi tali da richiedere una maggiore cautela negli interventi edilizi, in tal caso, deve essere disposta l'applicazione di una graduatoria di maggior tutela rispetto a quella prevista dalle presenti norme.

Su immobili e aree scoperte sono ammessi, o prescritti, gli interventi che seguono.

Edifici con grado di protezione a: Sugli immobili per i quali sia intervenuto il provvedimento di notifica di interesse culturale, ovvero per quelli per i quale ricorrano le condizioni di cui all'art. 10 commi 1, 2 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 è ammesso fino al grado di intervento RC1, fatto salvo l'esame degli interventi previsti da parte della competente Soprintendenza.

Per gli altri edifici è ammesso fino al grado di intervento (RC2), quest'ultimo con le modalità di cui al comma 3 del presente articolo.

Per gli edifici abitativi di maggiore consistenza, allo scopo di assicurare la piena utilizzazione degli organismi edilizi, può essere assentito il frazionamento dell'immobile, nell'ambito di un progetto organico di restauro, a condizione che sia assicurata la conservazione degli elementi architettonici di pregio e dell'impianto distributivo generale. Il frazionamento dovrà comunque essere operato mediante opere non strutturali e non potrà determinare l'inserimento di nuovi corpi scala.

Le cortine murarie e le relative fortificazioni, sono compatibili con interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro conservativo grado 1 (RC1), comprensivi delle necessarie opere di consolidamento.

Edifici con grado di protezione b: Su tutti gli edifici con grado di protezione b è ammesso fino al grado di intervento RE1, con la possibilità di modificare il numero ed il taglio delle unità immobiliari, quest'ultimo con le modalità di cui al comma 3 del presente articolo.

Edifici con grado di protezione c: Su tutti gli edifici con grado di protezione c è ammesso fino al grado di intervento (RE2), quest'ultimo con le modalità di cui al comma 3 del presente articolo.

Edifici con grado di protezione d: Su tutti gli edifici con grado di protezione d è ammesso fino al grado di intervento (RE3). Sono inoltre consentiti interventi di ristrutturazione urbanistica (RU), ma solo tramite un Piano Urbanistico Attuativo (Piano di Recupero) e nel rispetto dei disposti di cui al successivo art. 49.

Edifici con grado di protezione e: Su tutti gli edifici con grado di protezione e sono previsti interventi di demolizione senza ricostruzione. La demolizione dovrà essere attuata:

  1. a) in corrispondenza di interventi di natura pubblica;
  2. b) nelle aree a destinazione privata, contestualmente agli interventi di recupero consentiti.

Nelle more della demolizione sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Ambito della terza cerchia muraria: Entro tale ambito, a prescindere dal grado di protezione che tutela gli edifici ed i manufatti ivi ricadenti, ed a prescindere dall'intervento prescritto o ammesso sull'immobile, dovrà essere prodotta una stratigrafia in elevato in caso di interventi.

Costruzioni accessorie: Sulle costruzioni accessorie esistenti e legittime sono consentiti:

  1. a) interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria ;
  2. b) interventi di riqualificazione consistenti nella demolizione con successiva ricostruzione in congruenza con i caratteri morfologici, linguistici e materiali dell'edificio di cui costituiscono pertinenze, con le prescrizioni che seguono:
    • - deve essere garantito il mantenimento o il miglioramento del rapporto di permeabilità del suolo;
    • - non devono aumentare la superficie coperta;
    • - possono portare all'accorpamento delle volumetrie demolite ad edifici esistenti anche a destinazione residenziale, senza però dare luogo a nuove unità abitative;
    • - l'intervento deve essere inquadrato in un progetto di sistemazione delle aree esterne esteso all''intera proprietà.

Aree scoperte: Nei giardini di pregio storico - architettonico o ambientale è prescritto il mantenimento del disegno e della consistenza vegetale, sono vietati i frazionamenti, la realizzazione di parcheggi e la copertura di suolo. Nelle aree verdi e nelle corti di pertinenza dell'edificato sono vietati i frazionamenti e la copertura di suolo.

Spazi pubblici di circolazione e di sosta: Negli spazi classificati di conservazione e recupero, gli interventi devono essere improntati a criteri di restauro ed in particolare alla conservazione della pavimentazioni storiche rinvenute. Laddove le pavimentazioni risultino sostituite da tempo gli interventi di ripavimentazione devono conseguire una accurata ricerca storico documentale.

Gli interventi delle aziende che gestiscono le reti dei sottoservizi devono conformarsi a specifici protocolli d'intesa diretti a minimizzare gli impatti ed a coordinare i diversi attori, nonché a dare le necessarie garanzie di rispetto dei substrati archeologici.

Agli interventi organici di restauro delle pavimentazioni e delle reti dei sottoservizi si deve accompagnare, di norma, un'azione di restauro delle pareti verticali pubbliche e private, coordinati ed incentivati dall'Amministrazione comunale.

Negli spazi di qualificazione gli interventi devono essere mirati alla riqualificazione dell'ambiente, in particolare devono essere usati materiali e tessiture delle pavimentazioni congruenti con la qualità dello spazio urbano.

Negli spazi di ristrutturazione il disegno della viabilità comprendente carreggiate, marciapiedi, arredi stradali ecc., deve privilegiare l'accessibilità pedonale. Il disegno ed i materiali della pavimentazioni devono tendere a ridurre l'effetto corridoio per la circolazione veicolare in ragione di un uso promiscuo dello spazio e della permeabilità trasversale della strada.

Art. 47 Tipologie

Le principali tipologie individuate sono:

  1. a)palazzi e residenze signorili;
  2. b) abitazioni con laboratorio/bottega/magazzino;
  3. c) case a schiera con pertinenze.

In sede di progetto edilizio degli edifici con grado di protezione a), b) e c), dovrà essere sviluppata l'analisi della tipologia edilizia, mediante l'individuazione dei seguenti elementi sia nello stato attuale che in situazioni precedenti, di cui esistano documenti o reperti:

  1. a)Caratteristiche del tipo edilizio:
    • - distribuzione e gerarchia funzionale dei vani;
    • - posizione delle strutture portanti verticali;
    • - tessitura dei solai e della copertura;
    • - posizione degli elementi distributivi orizzontali (atri, corridoi, ecc.).
  2. b) Eventuali specificità che caratterizzano l'edificio come variante di una categoria tipologica principale:
    • - distribuzione delle funzioni sui diversi piani;
    • - posizione nel contesto urbanistico;
    • - particolari situazioni del sito.
  3. c) Modalità di aggregazione con le altre tipologie adiacenti per la formazione di tipologie complesse.
  4. d) Altri elementi utili al riconoscimento del tipo.

Il progetto edilizio dovrà interpretare e sviluppare gli elementi risultanti dall'analisi, proponendo interventi coerenti e comunque compatibili con le caratteristiche tipologiche dell'edificio.

In particolare dovrà essere assicurata la leggibilità degli elementi significativi che determinano l'assetto tipologico degli edifici, che vanno di norma conservati, e la cui presenza va comunque documentata anche nel caso che essi non rimangano visibili. Non sono ammessi gli interventi di trasformazione che comportino l'alterazione e/o la eliminazione degli elementi significativi dell'impianto tipologico; in particolare:

  • - la suddivisione in unità abitative di dimensioni ridotte;
  • -l'inserimento di destinazioni d'uso non compatibili, anche per singole parti dell'edificio;
  • -l'esecuzione di impianti tecnologici che comportino alterazioni delle caratteristiche del tipo edilizio.

Gli interventi relativi agli edifici di interesse storico-ambientale devono rispettare prescrizioni, direttive ed indirizzi contenuti nella parte quarta titolo II "Le Guide" capo I "Guida agli interventi sui siti e manufatti d'interesse storico e/o ambientale" che definisce le modalità di intervento sulle diverse componenti dell'edificio: strutture verticali ed orizzontali, coperture, serramenti esterni, intonaci, colori, rivestimenti e impianti tecnologici, con l'avvertenza che in caso di contrasto prevale la norma più restrittiva.

Art. 48 Ambiti soggetti obbligatoriamente a Piano di Recupero

Le Tavole 1.46, 1.47 e 1.48 individuano con apposita perimetrazione edifici, complessi edilizi ed aree che, sulla base di riscontrate particolari condizioni di incoerenza morfologica o degrado o di accertate necessità di interventi coordinati complessi, sono obbligatoriamente soggetti a piano di recupero. Ogni area perimetrata è corredata da una scheda norma.

Nelle aree soggette obbligatoriamente a Piano di recupero, nelle more di formazione dello stesso, sono ammessi solo gli interventi che rientrino nella definizione di manutenzione ordinaria e straordinaria strettamente finalizzate ad evitare dimostrati pericoli di crollo o comunque di grave deterioramento dell'unità edilizia interessata, ovvero ad assicurarne i requisiti minimi indispensabili di abitabilità o agibilità.

È fatta salva la facoltà del Consiglio Comunale di individuare eventuali altri ambiti degradati da assoggettare obbligatoriamente a Piano di Recupero.

Ulteriori richieste d'intervento possono essere avanzate anche dai proprietari e riferite ad ambiti particolarmente degradati.

Spetta al consiglio comunale decidere in ordine alla individuazione, dell'ambito da assoggettare a piano di recupero, approvando contestualmente una scheda norma in variante allo strumento urbanistico.

Art. 49 Prescrizioni per la formazione dei Piani di Recupero

I Piani di Recupero di iniziativa pubblica o privata prescritti dalle tavole 1.46, 1.47 ed 1.48 sono disciplinati dalle schede norma, che definiscono gli obiettivi, i parametri dimensionali e le destinazioni ammesse.

Si applicano comunque i seguenti parametri se non diversamente disciplinato in dette schede:

  1. a) la superficie utile lorda di ricostruzione non può essere superiore alla superficie utile lorda legittimata degli edifici esistenti;
  2. b) in ogni caso gli interventi non potranno incrementare la superficie coperta;
  3. c) (lettera soppressa)
  4. d) debbono essere previsti spazi anche interrati da destinare a parcheggi pertinenziali nella misura di cui all'art. 15 delle presenti norme;
  5. e) gli interventi di ricostruzione dovranno armonizzarsi nelle linee architettoniche, nei materiali di finitura esterne (intonaci, infissi, e manto di copertura) e negli eventuali elementi di arredo delle aree scoperte, ai caratteri dell'edificato storico e dell'ambiente circostante; in ogni caso dovranno essere eliminate le aggiunte incongrue ed ogni elemento anche di natura sovrastrutturale, che determini disordine visivo;
  6. f) in ogni caso si dovrà prevedere all'interno del comparto di intervento spazi pedonali, a verde ed a parcheggio nella misura di cui all'art. 14;
  7. g) qualora gli interventi ricadano nell'ambito di zone ove la residenza sia tra le destinazioni ammesse ed il soggetto attuatore si impegni a destinare una quota non inferiore al 10% in termini di superficie utile lorda alla residenza nelle forme dell'affitto o in altra forma di edilizia convenzionata, l'amministrazione comunale prevede la possibilità di indicare forme di incentivazione che verranno stabilite con apposite deliberazioni consiliari.
  8. h) È consentito per motivi di opportunità urbanistica o a fronte della oggettiva insufficienza di aree disponibili all'interno delle unità minime d'intervento soggette a Piano di Recupero soddisfare le dotazioni di standards a verde pubblico e alla quota di cui al punto f), corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

Art. 50 Utilizzazioni

Sono compatibili con le funzioni residenziali e di servizio svolte negli ambiti della conservazione e del restauro le seguenti utilizzazioni:

  • Attrezzature e servizi a scala territoriale:
    • - istituti universitari e di ricerca;
    • - istituti di istruzione superiore all'obbligo;
    • - uffici dell'amministrazione periferica dello stato;
    • - uffici di enti territoriali.
  • Attrezzature e servizi a scala comunale:
    • - uffici e sedi comunali;
    • - distretti socio - sanitari;
    • - attrezzature culturali;
    • - edifici per il culto.
  • Attrezzature e servizi a scala di quartiere:
    • - scuole dell'obbligo;
    • - asili nido e scuole materne;
    • - farmacie;
    • - biblioteche di quartiere;
    • - sedi circoscrizionali;
    • - uffici postali;
    • - posti telefonici pubblici;
    • - uffici d'informazione turistica;
  • Servizi privati d'interesse pubblico:
    • - istituti di credito;
    • - agenzie di assicurazione;
    • - cliniche private;
    • - cinema e spazi per il tempo libero;
    • - sedi per la vita associativa.
  • Attività commerciali.
    • - esercizi di vicinato e medie strutture di vendita;
    • - pubblici esercizi
  • Attività artigianali limitatamente a:
    • - artigianato di servizio;
    • - artigianato artistico e tradizionale;
  • Uffici e servizi privati:
    • - direzioni aziendali,
    • - studi professionali;
    • - agenzie.
  • Attrezzature turistico ricettive:
    • - alberghi;
    • - residenze turistico alberghiere.
  • Residenza:
    • - residenza ordinaria;
    • - residenza collettiva.

Sono incompatibili con le funzioni residenziali e di servizio svolte negli ambiti della conservazione e del restauro le seguenti utilizzazioni:

  • - attività industriali;
  • - attività artigianali, diverse da quelle elencate nel precedente comma;
  • - altre attività con lavorazioni nocive, rumorose o comunque moleste;
  • - aziende di autotrasporto merci;
  • - caserme;
  • - istituti di pena;
  • - ospizi ed istituti assistenziali con più di 100 ospiti;
  • - depositi e magazzini di mezzi all'ingrosso;
  • - discoteche;
  • - impianti di erogazione carburanti.

Ogni destinazione diversa da quelle elencate ai precedenti comma verrà comparata a quelle elencate al fine di valutarne l'ammissibilità.

Art. 51 Ambiti a destinazione d'uso definita

Per salvaguardare l'equilibrio e l'integrazione tra destinazione residenziale ed altre funzioni, all'interno dei perimetri dei centri abitati (ambiti di conservazione e restauro) sono individuati quattro ambiti a destinazione definita, all'interno delle destinazioni ammesse e previste dal precedente art. 50.

Ambito A1
Sono ammesse destinazioni diverse dalla residenza, purché comprese tra le destinazioni ammissibili di cui all'art. 50, esclusivamente al Piano terra;
Ambito A2
Sono ammesse destinazioni diverse dalla residenza, purché comprese tra le destinazioni ammissibili di cui all'art. 50, esclusivamente al Piano terra ed al Piano primo. Quest'ultima limitazione non opera nel caso delle attrezzature turistico ricettive;
Ambito A3
Sono ammesse destinazioni diverse dalla residenza a tutti i piani.
Ambito A4
è consentita la destinazione commerciale in tutti i piani dell'edificio.

Nell'ambito del centro storico cittadino di Empoli (tavola 1.46) è vietato destinare a residenza, unità funzionali poste al piano terra che abbiano le caratteristiche strutturali e tipologiche di fondo commerciale, artigianale, rimesse, magazzini.

I frazionamenti di unità immobiliari a destinazione residenziale, ancorché compatibili con le definizioni degli interventi edilizi ammissibili, sono ammessi, se danno luogo ad unità immobiliari con superficie utile netta media non inferiore a mq. 50 mq; il frazionamento di unità immobiliari con superficie utile netta media inferiore a mq. 50 mq potrà essere ammesso nel contesto di un Piano di recupero.

Nel caso di frazionamento di una unità immobiliare avente destinazione d'uso abitativa alla data di entrata in vigore delle presenti norme e con superficie utile netta inferiore a 100 mq è consentita l'individuazione di una unità immobiliare di superficie inferiore a 50 mq, senza ricorso al Piano di Recupero, nel rispetto delle dimensioni minime di cui al DM 5 luglio 1975.

Art. 52 Mutamento di destinazione d'uso

Il mutamento di destinazione d'uso, negli ambiti della conservazione e del restauro, è soggetto a S.C.I.A., anche in assenza di opere, ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1.

CAPO II AMBITI URBANI SUSCETTIBILI DI COMPLETAMENTO

Art. 53 Disposizioni generali

Gli ambiti urbani suscettibili di completamento sono parti del territorio a prevalente destinazione residenziale, parzialmente o totalmente edificate, consolidate nelle funzioni e nell'assetto urbanistico che, di norma, non presentano particolari valori storico - ambientali da salvaguardare.

Corrispondono alle zone territoriali omogenee "B" di cui all'Art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.

Ai siti e manufatti di rilevanza ambientale e/o storico culturale appartenenti agli ambiti urbani suscettibili di completamento si applicano altresì i disposti dell'art. 100 e della parte IV titolo II "Le guide" capo I "Guida agli interventi e sui siti e sui manufatti d'interesse storico e/o ambientale" della presente normativa, con l'avvertenza che in caso di contrasto prevale la norma più restrittiva.

Gli ambiti urbani suscettibili di completamento sono suddivisi, in relazione alle caratteristiche ed allo stato di attuazione in:

  • - Ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo;
  • - Ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi completati;

Art. 54 Modalità d'intervento

Negli ambiti urbani suscettibili di completamento il Regolamento urbanistico si attua, attraverso interventi Edilizi Diretti (Permesso Edilizio, SCIA) o Progetto Unitario Convenzionato, ovvero attraverso interventi Edilizi Indiretti subordinati dal RUC all'approvazione di strumenti urbanistici attuativi, di iniziativa pubblica o privata (Piano Urbanistico Attuativo) come previsti dalla legislazione statale e regionale e dalle presenti norme.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia con contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:

  • - Intervento Edilizio Diretto per SUL progetto < 1200 mq;
  • - Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1200 mq.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia senza contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:

  • - Intervento Edilizio Diretto per SUL progetto < 1500 mq;
  • - Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1500 mq.

Gli interventi di ristrutturazione urbanistica con contestuale cambio di destinazione d'uso, nonché di addizione volumetrica e di nuova edificazione sono soggetti a:

  • - Intervento Edilizio Diretto ovvero Progetto Unitario Convenzionato qualora ricorrano le condizioni di cui all'art. 20 bis per SUL progetto < 1200 mq;
  • - Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1200 mq.

Gli interventi di ristrutturazione urbanistica senza contestuale cambio di destinazione d'uso sono soggetti a:

  • - Intervento Edilizio Diretto ovvero Progetto Unitario Convenzionato qualora ricorrano le condizioni di cui all'art. 20 bis per SUL progetto < 1500 mq;
  • - Piano Urbanistico Attuativo per SUL progetto > 1500 mq.

Art. 55 Ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo

Sono parti del territorio già edificate e consolidate nelle funzioni e nell'assetto all'interno delle quali è consentito il completamento del tessuto edilizio attraverso la costruzione di nuovi edifici, l'intervento di rinnovo e ristrutturazione del volume già edificato, l'ampliamento, la demolizione e ricostruzione, ove non siano soggetti a particolari discipline, con utilizzazione più razionale delle infrastrutture e delle opere di urbanizzazione esistenti.

Nelle aree disciplinate dal presente articolo, gli interventi di:

  • - Nuova edificazione o addizione volumetrica, per destinazioni residenziali;
  • - Ristrutturazione urbanistica o sostituzione edilizia, con contestuale cambio di destinazione in residenziale;

sono realizzabili esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.

La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie utile lorda a destinazione residenziale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma 2.

L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui al comma 2 e le modalità per la sua assegnazione.

La sussistenza della capacità edificatoria residua per UTOE, è condizione di fattibilità dell'intervento edilizio.

Gli ambiti urbani suscettibili di limitati incrementi del carico insediativo sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dalle etichette B0, B1, B2 e B3.

Nelle zone B0, B1, B2, B3 sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso:

  1. a)residenziale;
  2. b) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere;
  3. c) artigianale, purché le lavorazioni garantiscano il rispetto delle disposizioni relative all'emissione di inquinanti, di rumori e di odori legate ad ogni pertinente normativa e limitate a: artigianato di produzione di beni artistici o connessi con le persone e le abitazioni; artigianale di servizio;
  4. d) commerciale, limitatamente agli esercizi di vicinato ed alle medie strutture d vendita, nel rispetto della disciplina attuativa di urbanistica commerciale;
  5. e) direzionale;
  6. f) pubbliche o di pubblico interesse;
  7. g) pubblici esercizi.

Le utilizzazioni di cui al precedente punto b) devono interessare interi edifici ovvero unità immobiliari aventi accesso autonomo dall'esterno.

Negli edifici compresi nelle zone di cui al presente articolo, ove non siano soggetti a particolari discipline, sono ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia, se su singolo immobile, o fino alla Ristrutturazione Urbanistica (RU).

Gli interventi di sostituzione edilizia e ristrutturazione urbanistica sono finalizzati al conseguimento di una migliore riorganizzazione funzionale del lotto e con una diversa organizzazione planimetrica e altimetrica della volumetria esistente.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia e di ristrutturazione urbanistica che interessano una superficie utile lorda di progetto < 1500 mq (comprensiva delle superfetazioni e degli annessi precari condonati) sono consentiti nel rispetto dei seguenti parametri:

Zone B0

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,45
  2. b) Altezza massima H 13.50 m
  3. a) Numero massimo di piani fuori terra 4
  4. b) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  5. e) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  6. f) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  7. g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed il linea.

Zone B1

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,45
  2. b) Altezza massima H 7.50 m
  3. a) Numero massimo di piani fuori terra 2
  4. b) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
    Per i fabbricati che costituiscono parte di edificazione a schiera, con lunghezza del fronte stradale maggiore di m.30, è consentita la sopraelevazione fino a raggiungere l'altezza degli edifici adiacenti; la sopraelevazione comunque non potrà superare l'altezza max di m. 9,00.
  5. e) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  6. f) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  7. g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed il linea.

Zone B2

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,40
  2. b) Altezza massima H 10,50 m
  3. c) Numero massimo di piani fuori terra 3
  4. d) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  5. e) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  6. f) Distanza minima tra fabbricati se non costruiti in aderenza Df 10,00 m
  7. g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.

Zone B3

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,35
  2. b) Altezza massima H 13,50 m
  3. c) Numero massimo di piani fuori terra N 4
  4. d) Distanza minima dai fili stradali: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  5. e) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  6. f) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  7. g) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.

Gli interventi di ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia e di ristrutturazione urbanistica che interessano una superficie utile lorda di progetto > 1500 mq (comprensiva delle superfetazioni e degli annessi precari condonati) sono consentiti nel rispetto dei disposti di cui al successivo art. 63.

Negli ambiti di cui al presente articolo, ad eccezione delle zone B0 e ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi attuati di cui all'art. 56 sono consentiti altresì:

  1. a) Addizioni volumetriche (A);
  2. b) Nuova edificazione(NE)
  3. c) Addizioni funzionali di cui all'art. 79, comma 2 lett. d) punto 3

nel rispetto dei seguenti parametri:

Zone B1

  1. a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0.5 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,45
  3. c) Altezza massima H 7.50 m
    Per i fabbricati che costituiscono parte di edificazione a schiera, con lunghezza del fronte stradale maggiore di m.30, è consentita la sopraelevazione fino a raggiungere l'altezza degli edifici adiacenti; la sopraelevazione comunque non potrà superare l'altezza max di m. 9,00.
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra 2
  5. e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  6. f) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  8. h) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.

Zone B2

  1. a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,8 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,40
  3. c) Altezza massima H 10,50 m
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra 3
  5. e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  6. f) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  8. h) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.

Zone B3

  1. a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,8 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,35
  3. c) Altezza massima H 13,50 m
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra 4
  5. e) Distanza minima dai fili stradali: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  6. f) Distanza minima dai confini per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  8. h) Tipologia edilizia: case unifamiliari, binate, a schiera ed in linea.

Art. 55bis Ambiti di rilocalizzazione degli edifici interessati dalla realizzazione di infrastrutture, zone (Brv).

Gli edifici ad uso residenziale che interferiscono con il tracciato di progetto di infrastrutture d'interesse generale e per i quali è prevista la demolizione, potranno essere rilocalizzati in aree individuate nelle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B dall'etichetta Brv.

L'entità delle superfici e dei volumi da trasferire è determinata sulla base di perizia tecnica giurata che attesti la consistenza degli edifici da demolire al momento dell'apposizione del vincolo.

Nelle zone Brv è ammessa la sola destinazione d'uso residenziale, nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a) Volume utile lordo realizzabile (VUL) ≤ VUL esistente
  2. b) Volume accessorio realizzabile (Va) ≤ Va esistente
  3. c) Rapporto di copertura (Rc) RC 0,40
  4. d) Altezza massima H 7,50 m
  5. e) Numero massimo di piani fuori terra Nº 2
  6. f) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici: Ds 5,00 m
    quando non esistano allineamenti preesistenti da rispettare o specifici allineamenti obbligati indicati graficamente nelle tavole di R.U.
  7. g) Distanza minima dai confini, per edifici non costruiti in aderenza Dc 5,00 m
  8. h) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m

L'intervento di rilocalizzazione è subordinato alla sottoscrizione di una convenzione in cui il soggetto attuatore s'impegni a realizzare a proprie spese e senza scomputi, le opere di urbanizzazione necessarie al collegamento funzionale dell'edificio con le urbanizzazioni esistenti e a non trasferire l'immobile a terzi per dieci anni dalla data di certificazione di abitabilità dello stesso.

Sugli edifici realizzati nelle zone di cui al presente articolo saranno ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla Ristrutturazione edilizia.

Art. 56 Ambiti urbani discendenti da Piani Urbanistici Attuativi attuati

Sono ambiti di formazione recente, attuati a seguito di Piani Urbanistici Attuativi oggi completati.

Gli ambiti urbani discendenti da PUA attuati sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B con apposito perimetro.

All'interno di detti perimetri non sono ammessi interventi di addizione volumetrica e nuova edificazione.

Art. 57 Mutamento di destinazione d'uso

Il mutamento di destinazione d'uso negli ambiti urbani suscettibili di completamento è soggetto a S.C.I.A., anche in carenza di opere, ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1.

CAPO III AMBITI DI TRASFORMAZIONE

Art. 58 Disposizioni generali

Gli ambiti di trasformazione sono parti del territorio in cui è prevista la nuova urbanizzazione e la nuova edificazione, oppure dove, sulla base di riscontrate particolari condizioni di incoerenza morfologica o degrado o di accertate necessità di interventi coordinati complessi, è prescritta la trasformazione dell'assetto urbano.

Gli ambiti di trasformazioni corrispondono alle Zone Territoriali Omogenee "C" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, se inedificate o se l'edificazione preesistente raggiunge i limiti di superficie e densità di cui al suddetto articolo.

Gli ambiti delle trasformazioni corrispondono alle Zone Territoriali Omogenee "B" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, se totalmente o parzialmente edificate nei limiti di cui al suddetto articolo.

Gli ambiti di trasformazione comprendono

  • - ambiti di espansione;
  • - ambiti di trasformazione con PUA in corso;
  • - ambiti di recupero.

Art. 59 Modalità d'intervento

Negli ambiti di trasformazione il Regolamento urbanistico si attua sulla base di Piani Urbanistici Attuativi o di Progetti Unitari Convenzionati, riferiti all'intero ambito individuato dalle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B.

Ognuno degli ambiti assoggettati a PUA o a PUC è individuato nelle suddette tavole mediante il riferimento all'unità territoriale organica elementare del Piano strutturale comunale in cui l'ambito ricade e da un numero progressivo.

Ad ogni ambito corrisponde una Scheda Norma di cui all'art. 2 capoverso E, che costituisce parte integrante delle presenti norme. Ogni scheda reca le direttive da rispettare nella definizione del PUA o del PUC. Le schede norma precisano quali elementi sono da considerarsi prescrittivi e quali indicativi per i piani attuativi richiesti. In caso di difformità tra i diversi parametri che definiscono la edificabilità, si assume come parametro prevalente ove indicata, la Superficie Utile Lorda.

I Piani Urbanistici Attuativi provvedono comunque, anche in assenza di puntuale ed esauriente indicazione dettata dalle direttive di cui al comma 3, ad assicurare il rispetto delle pertinenti disposizioni relative alle dotazioni di spazi pubblici o di uso pubblico.

Art. 60 Ambiti di espansione

Gli ambiti di espansione comprendono le parti del territorio destinate alla crescita dell'abitato in cui sono previste nuove urbanizzazioni e nuove edificazioni.

Le nuove edificazioni sono localizzabili esclusivamente nelle zone contraddistinte dall'etichetta C1.

Le trasformazioni sono attuate solamente in conformità alla disciplina dettata dai piani attuativi, ognuno dei quali, salva diversa disposizione espressa nelle schede-norma di cui all'art. 2 delle presenti norme, deve essere riferito all'interezza delle aree perimetrate.

Negli ambiti della trasformazione i parametri urbanistici e le destinazioni d'uso consentite sono indicate nella scheda norma.

Art. 61 Ambiti di trasformazione con PUA vigenti o attuati (Ca)

Sono le zone a prevalente destinazione residenziale in corso di attuazione a seguito di Piani Urbanistici Attuativi anche solo adottati, individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B con l'etichetta Ca.

In queste zone sono confermati gli indici, le destinazioni d'uso, le tipologie, le prescrizioni, gli impegni derivanti dai suddetti Piani Urbanistici Attuativi.

Detti piani possono essere variati, in conformità alle vigenti disposizioni legislative, senza che tali variazioni comportino varianti al presente atto di governo del territorio, purché esse non comportino aumento delle quantità edificabili, misurate secondo i parametri presenti nei piani attuativi stessi, né diminuzione di spazi per urbanizzazione primaria e secondaria.

In caso di difformità tra le perimetrazioni degli ambiti disciplinati dai piani attuativi approvati o in corso di approvazione presenti in detti strumenti e le perimetrazioni dei medesimi ambiti riportate nelle tavole del presente strumento urbanistico, si ritengono prevalenti quanto ad efficacia, le perimetrazioni presenti nei piani attuativi medesimi.

Art. 62 Ambiti di recupero Br, Br1

Le Tavole di cui all'art. 2 paragrafo B individuano con l'etichetta Br edifici, complessi edilizi ed aree che, sulla base di riscontrate particolari condizioni di incoerenza morfologica o degrado o di accertate necessità di interventi coordinati complessi, sono obbligatoriamente soggetti a piano di recupero. Ogni area perimetrata è corredata da una scheda norma che definisce parametri e destinazioni.

Nelle aree soggette obbligatoriamente a Piano di recupero, nelle more di formazione dello stesso, sono ammessi i soli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria strettamente finalizzate ad evitare dimostrati pericoli di crollo o comunque di grave deterioramento dell'unità edilizia interessata, ovvero ad assicurarne i requisiti minimi indispensabili di abitabilità o agibilità.

È fatta salva la facoltà del Consiglio Comunale di individuare eventuali altri ambiti degradati da assoggettare obbligatoriamente a Piano di Recupero.

Ulteriori richieste d'intervento possono essere avanzate anche dai proprietari e riferite ad ambiti particolarmente degradati o per interventi di ristrutturazione per una superficie utile lorda di progetto complessiva maggiore di 1500 mq o per cambi di destinazioni d'uso che interessino complessivamente superfici utili lorde superiori a mq. 1200.

Spetta al consiglio comunale decidere in ordine alla individuazione, dell'ambito da assoggettare a piano di recupero, approvando contestualmente una scheda norma.

Le aree con etichetta Br1 nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B derivano da ambiti prevalentemente edificati individuati come PUA nel 1º Regolamento Urbanistico e non riconfermati nel 2º Regolamento urbanistico.

Su tali immobili sono consentiti interventi fino alla ristrutturazione edilizia, senza cambio d'uso ed incremento delle unità immobiliari.

Art. 63 Prescrizioni per la formazione dei Piani di recupero e dei piani non disciplinati da scheda norma

I Piani di recupero prescritti dalle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B sono disciplinati dalle schede norma, che definiscono gli obiettivi, i parametri dimensionali e le destinazioni ammesse.

Se non diversamente disciplinati in dette schede, e per i piani di recupero non disciplinati da schede norme, si applicano i seguenti parametri:

  1. a) la superficie utile lorda di ricostruzione non può essere superiore alla superficie utile lorda legittima degli edifici esistenti;
  2. b) in ogni caso gli interventi non potranno incrementare la superficie coperta legittimamente acquisita;
  3. c) (lettera abrogata)
  4. d) l'indice di utilizzazione territoriale non può essere, di norma, superiore a 0,7; qualora nelle zone di cui all'art. 55 esistano attività produttive funzionanti in contrasto con le destinazioni ammesse dal suddetto articolo, esclusivamente ai fini del loro spostamento, è possibile un indice di utilizzazione pari a 0,9;
  5. e) di norma l'altezza degli edifici non deve superare l'altezza prevista per la zona; sono comunque consentite maggiori altezze rispetto all'altezza di zona, purché non superiori alle altezze massime degli edifici al contorno;
  6. f) è consentito il mantenimento di altezze massime legittimamente acquisite, per gli edifici ricadenti nel comparto individuato, soggetti per la particolare disciplina del piano ad interventi di recupero fino alla ristrutturazione edilizia;
  7. g) in ogni caso si dovrà prevedere all'interno del Piano spazi pedonali, a verde ed a parcheggio, anche interrati, nella misura di cui all'art. 14.
  8. h) qualora gli interventi ricadano nell'ambito di zone ove la residenza sia tra le destinazioni ammesse ed il soggetto attuatore si impegni a destinare una quota non inferiore al 10% in termini di superficie utile lorda alla residenza nelle forme dell'affitto o in altra forma di edilizia convenzionata, l'amministrazione comunale prevede la possibilità di indicare forme di incentivazione che verranno stabilite con apposite deliberazioni consiliari.

È consentito prevedere, a fronte della oggettiva insufficienza di aree disponibili all'interno delle zone oggetto di Piano di recupero, da destinare a standard urbanistici, soddisfare le dotazioni di aree di cui al precedente comma lettera g), corrispondere al comune la somma pari al valore di mecato delle aree edificabili non cedute.

CAPO IV AMBITI URBANI A PREVALENTE DESTINAZIONE PRODUTTIVA

Art. 64 Disposizioni generali

Gli ambiti urbani a prevalente destinazione produttiva sono parti del territorio in cui l'uso produttivo prevale sugli altri usi consentiti.

Corrispondono alle Zone Territoriali Omogenee "D" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.

Sono suddivisi, in relazione agli usi consentiti, in:

  • - ambiti della produzione compatta;
  • - ambiti della produzione promiscua;
  • - ambiti della produzione specializzata;
  • - ambiti del commercio;
  • - ambito del parco tecnologico.

Il mutamento di destinazione d'uso negli ambiti a prevalente destinazione produttiva è soggetto a S.C.I.A., anche in carenza di opere, ai sensi dell'art. 58 della Legge Regionale 3 gennaio 2005, n. 1.

Art. 65 Ambiti della produzione compatta (D1)

Gli ambiti della produzione compatta sono parti del territorio ad esclusiva funzione produttiva, organizzata in edilizia industriale e artigianale ed individuati nelle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B dall'etichetta D1.

Gli ambiti della produzione compatta sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  • - insediamenti industriali e artigianali;
  • - attrezzature tecnologiche;
  • - commercio all'ingrosso e depositi;
  • - commercio al dettaglio limitatamente a concessionari auto e moto;
  • - uffici, solo se connessi direttamente alla produzione ed inscindibili dalla stessa.

Sono suddivisi, in relazione allo stato di attuazione ed alle caratteristiche, in:

  • - zone di espansione da attuare D1/E;
  • - zone di espansione in corso di attuazione D1/A;
  • - zone di completamento D1/C;
  • - zone di recupero D1/R;
  • - zone di completamento per insediamenti produttivi singoli D1/S.

Fatte salve le eventuali limitazioni previste nelle scheda norma, è ammessa la presenza di un unico alloggio destinato a residenza del proprietario e/o conduttore o custode dell'attività produttiva purché la stessa abbia una superficie utile netta superiore a 1000 mq interamente destinata alla medesima produzione.

La superficie massima ammessa per l'alloggio non potrà essere superiore a mq 60 di superficie utile netta.

L'alloggio dovrà essere realizzato all'interno della sagoma del fabbricato produttivo o in continuità con esso e concorrerà in ogni caso alla computazione della superficie coperta.

Fermo restando il rispetto dei requisiti igienico sanitari stabiliti dall'ordinamento per le civili abitazioni, la compatibilità della funzione abitativa dovrà essere accertata verificando anche il rispetto di tutte le disposizioni in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, di esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici e derivanti da specifiche condizioni fisico-morfologiche del sito.

L'ammissibilità della funzione di abitazione pertinenziale resta condizionata alla presenza di atto d'obbligo, registrato e trascritto a favore del Comune, con il quale l'unità abitativa viene vincolata quale pertinenza non scindibile dell'unità produttiva aziendale, che ne impedisca la vendita o l'utilizzo frazionato dall'attività produttiva.

La funzione abitativa verrà persa in ogni caso trascorso un anno dalla cessazione dell'attività.

65.1 Zone di espansione da attuare (D1/E)

Sono le zone in cui in cui è prevista la nuova urbanizzazione e la nuova edificazione in cui il Regolamento urbanistico si attua esclusivamente sulla base di Piani Urbanistici Attuativi, riferiti all'intero ambito individuato dalle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B. La suddivisione in più interventi è possibile solo se espressamente prevista nelle schede norma di cui all'art. 2 paragrafo E.

Nell'ambito del Piano Urbanistico Attuativo le quantità minime delle superfici per opere di urbanizzazione primaria e per spazi pubblici sono quelle indicate all'art. 14 delle presenti norme, salvo diverse disposizioni contenute nelle suddette schede.

65.2 Zone di espansione in corso di attuazione (D1/A)

Sono le zone destinate agli insediamenti industriali ed artigianali in corso di attuazione a seguito di piani urbanistici attuativi anche solo adottati.

In queste zone sono confermati gli indici, le destinazioni d'uso, le tipologie, le prescrizioni, gli impegni derivanti dai Piani Urbanistici Attuativi anche solo adottati.

Detti piani possono essere variati, in conformità alle vigenti disposizioni legislative, senza che tali variazioni comportino varianti al presente atto di governo del territorio, purché esse non comportino aumento delle quantità edificabili, misurate secondo i parametri presenti nei piani attuativi stessi, né diminuzione di spazi per urbanizzazione primaria.

In caso di difformità tra le perimetrazioni degli ambiti disciplinati dai piani attuativi approvati o in corso di approvazione presenti in detti strumenti e le perimetrazioni dei medesimi ambiti riportate nelle tavole del presente strumento urbanistico, si ritengono prevalenti quanto ad efficacia, le perimetrazioni presenti nei piani attuativi medesimi.

65.3 Zone di completamento (D1/C)

Le zone di completamento sono parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, consolidate nelle funzioni e nell'assetto urbanistico.

Per gli edifici compresi nelle zone D1/C sono ammissibili gli interventi fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nelle aree D1/C sono consentiti altresì:

  • - addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,60
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 6,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati e salvi gli allineamenti precostituiti

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere, nonché per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli interventi di nuova edificazione (NE), ad eccezione delle aree oggetto di Piani di Lottizzazione attuati che abbiano già realizzato verde e/o parcheggi in misura maggiore o uguale del 10% della superficie territoriale lottizzata, sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a)Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 5% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 5% della Superficie Fondiaria

Gli spazi per parcheggi e verde pubblico sono realizzati di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

65.4 Zona di recupero (D1/R)

È una zona di trasformazione in cui il Regolamento Urbanistico si attua esclusivamente sulla base di un Piano Urbanistico Attuativo, riferito all'intero ambito individuato nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B.

65.5 Zone di completamento per impianti produttivi singoli (D1/S)

Sono zone produttive di piccole dimensioni di norma occupate da un complesso produttivo singolo, totalmente o parzialmente edificate.

Per gli edifici compresi nelle zone D1/S sono ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nelle zone D1/S sono consentiti altresì:

  • - addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 10,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 8,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Gli interventi di nuova edificazione (NE), ad eccezione delle aree che abbiano già realizzato verde e/o parcheggi in misura maggiore o uguale del 20% della superficie territoriale utilizzata, sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a) Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 10% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 10% della Superficie Fondiaria

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere, nonché per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli spazi per parcheggi e verde pubblici sono realizzate di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

Art. 66 Ambiti della produzione promiscua

Gli ambiti della produzione promiscua sono parti del territorio derivate dalla trasformazione dei modi d'uso delle aree produttive e cioè dallo sviluppo in dette zone di componenti commerciali e di servizio, individuati nelle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B con l'etichetta D2.

Gli ambiti della produzione promiscua sono compatibili con le seguenti utilizzazioni, salvo quanto espressamente previsto nelle Schede Norma per le aree soggette a piano attuativo e a Progetto Unitario Convenzionato:

  • - insediamenti industriali e artigianali;
  • - attrezzature tecnologiche;
  • - commercio all'ingrosso e depositi;
  • - commercio al dettaglio limitato a esercizi di vicinato e medie strutture di vendita;
  • - direzionale previa verifica di compatibilità con altre funzioni previste sotto il profilo della tutela della sicurezza e di salute dei lavoratori e degli utenti;
  • - di servizio.

Sono suddivise, in relazione allo stato di attuazione in:

  • - Zone di espansione attuate D2/A;
  • - Zone di completamento D2/C;
  • - Zone di recupero D2/R;
  • - Zone di completamento per impianti produttivi singoli D2/S.

66.1 Zone di espansione attuate (D2/A)

Sono zone a prevalente destinazione industriale e commerciale in corso di realizzazione a seguito di piani attuativi vigenti o adottati.

In queste zone sono confermati gli indici, le destinazioni d'uso, le tipologie, le prescrizioni e gli impegni derivanti dai Piani Urbanistici Attuativi approvati o adottati.

Detti piani possono essere variati, in conformità alle vigenti disposizioni legislative, senza che tali variazioni comportino varianti al presente atto di governo del territorio, purché esse non comportino aumento delle quantità edificabili, misurate secondo i parametri presenti nei piani attuativi stessi, né diminuzione di spazi per urbanizzazione primaria.

In caso di difformità tra le perimetrazioni degli ambiti disciplinati dai piani attuativi approvati o in corso di approvazione presenti in detti strumenti e le perimetrazioni dei medesimi ambiti riportate nelle tavole del presente strumento urbanistico, si ritengono prevalenti quanto ad efficacia, le perimetrazioni presenti nei piani attuativi medesimi.

66.2 Zone di completamento (D2/C)

Le zone di completamento sono parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, consolidate nelle funzioni e nell'assetto urbanistico.

Per gli edifici compresi nelle zone D2/C sono ammissibili, ove non siano soggetti a particolari discipline, gli interventi fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nelle zone D2/C sono consentiti altresì:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,60
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 3
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 6,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

La costruzione di un terzo piano è consentita esclusivamente per la realizzazione di destinazioni direzionali.

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere, nonché per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli interventi di nuova edificazione sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a)Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 5% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 5% della Superficie Fondiaria

Parcheggi e verde pubblici sono realizzati di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento Urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento Urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

66.3 Zona di Recupero D2/R

È una zona di trasformazione in cui il Regolamento Urbanistico si attua esclusivamente sulla base di un Piano Urbanistico Attuativo (Piano di Recupero) riferito all'intero ambito individuato nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, secondo le indicazioni della relativa scheda norma.

66.4 Zone di completamento per impianti produttivi singoli (D2/S)

Sono zone produttive di piccole dimensioni di norma occupate da un complesso produttivo singolo, totalmente o parzialmente edificate.

Per gli edifici compresi nelle zone D2/S sono ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nelle aree D2/S sono consentiti altresì:

  • - addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 10,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 8,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Gli interventi di nuova edificazione (NE), ad eccezione delle aree che abbiano già realizzato verde e/o parcheggi in misura maggiore o uguale del 20% della superficie territoriale utilizzata, sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a)Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 10% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 10% della Superficie Fondiaria

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere, nonché per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli spazi per parcheggi e verde pubblici sono realizzate di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

In queste zone non è consentito realizzare alcun nuovo alloggio.

Art. 67 Ambiti della produzione specializzata

Gli ambiti della produzione specializzata sono parti del territorio occupate da attività produttive particolari ed individuati nelle tavole di cui all'Art. 2 paragrafo B dall'etichetta D3.

Gli ambiti della produzione specializzata comprendono:

  • - zona per rottamazione e recupero D3/RR;
  • - zona per il recupero rifiuti solidi non pericolosi D3/RC;
  • - zone per attività estrattive D3/AE;
  • - zone per industria alimentare D3/AL;
  • - zone di servizio alle attività produttive D3/D

67.1 Zona per rottamazione e recupero (D3/RR)

È una zona destinata esclusivamente alle attività di rottamazione e recupero.

Utilizzazioni ammesse:

  • - attività di rottamazione e recupero dei materiali ferrosi e non ferrosi;
  • - uffici, solo se connessi direttamente alla produzione ed inscindibili dalla stessa.

È ammessa la presenza di un unico alloggio destinato a residenza del proprietario e/o conduttore o custode dell'attività produttiva purché la stessa abbia una superficie utile netta superiore a 1000 mq interamente destinata alla medesima produzione.

La superficie massima ammessa per l'alloggio non potrà essere superiore a mq 60 di superficie utile netta.

L'alloggio dovrà essere realizzato all'interno della sagoma del fabbricato produttivo o in continuità con esso e concorrerà in ogni caso alla computazione della superficie coperta.

Fermo restando il rispetto dei requisiti igienico sanitari stabiliti dall'ordinamento per le civili abitazioni, la compatibilità della funzione abitativa dovrà essere accertata verificando anche il rispetto di tutte le disposizioni in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, di esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici e derivanti da specifiche condizioni fisico-morfologiche del sito.

L'ammissibilità della funzione di abitazione pertinenziale resta condizionata alla presenza di atto d'obbligo, registrato e trascritto a favore del Comune, con il quale l'unità abitativa viene vincolata quale pertinenza non scindibile dell'unità produttiva aziendale, che ne impedisca la vendita o l'utilizzo frazionato dall'attività produttiva.

La funzione abitativa verrà persa in ogni caso trascorso un anno dalla cessazione dell'attività.

Per gli edifici compresi nella zona D3/RR sono ammissibili, ove non siano soggetti a particolari discipline, le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nella zona D3/RR sono consentiti altresì:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 8,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere e per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli interventi di nuova edificazione (NE) sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a)Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 5% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 5% della Superficie Fondiaria

Parcheggi e verde pubblici sono realizzati di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento Urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento Urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, tali spazi sono individuati all'interno degli spazi di progetto.

Nella realizzazione degli interventi, ai fini di un corretto inserimento ambientale, si dovrà:

  1. a) mantenere quanto più possibile le piante esistenti;
  2. b) applicare l'indice di riequilibrio ecologico nella misura di un albero ogni 10 mq. di area impermeabilizzata con un minimo di tre alberi. Nel caso in cui il numero di alberature da mettere a dimora risulti eccessivo sarà possibile la piantumazione dell'eccedenza in altro luogo indicato dall'Amministrazione Comunale;
  3. c) curare in modo particolare nella progettazione la sistemazione dell'area al contorno con la messa a dimora di alberature di alto fusto;
  4. d) gli alberi dovranno essere scelti tra le essenze consigliate nella Guida.

67.2 Zona per il recupero di rifiuti solidi non pericolosi (D3/RC)

È una zona destinata esclusivamente ad un impianto di trattamento di rifiuti solidi non pericolosi.

Utilizzazioni ammesse:

  • - attività per il trattamento di rifiuti solidi non pericolosi;
  • - uffici, solo se connessi direttamente alla produzione ed inscindibili dalla stessa.

È ammessa la presenza di un unico alloggio destinato a residenza del proprietario e/o conduttore o custode dell'attività produttiva purché la stessa abbia una superficie utile netta superiore a 1000 mq interamente destinata alla medesima produzione.

La superficie massima ammessa per l'alloggio non potrà essere superiore a mq 60 di superficie utile netta.

L'alloggio dovrà essere realizzato all'interno della sagoma del fabbricato produttivo o in continuità con esso e concorrerà in ogni caso alla computazione della superficie coperta.

Fermo restando il rispetto dei requisiti igienico sanitari stabiliti dall'ordinamento per le civili abitazioni, la compatibilità della funzione abitativa dovrà essere accertata verificando anche il rispetto di tutte le disposizioni in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, di esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici e derivanti da specifiche condizioni fisico-morfologiche del sito.

L'ammissibilità della funzione di abitazione pertinenziale resta condizionata alla presenza di atto d'obbligo, registrato e trascritto a favore del Comune, con il quale l'unità abitativa viene vincolata quale pertinenza non scindibile dell'unità produttiva aziendale, che ne impedisca la vendita o l'utilizzo frazionato dall'attività produttiva.

La funzione abitativa verrà persa in ogni caso trascorso un anno dalla cessazione dell'attività.

Per gli edifici compresi nella zona D3/RC sono ammissibili, ove non siano soggetti a particolari discipline, le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nella zona D3/RC sono consentiti altresì:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a)Rapporto di copertura fondiario Rc 0,30
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade DS 8,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Sono consentite altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere e per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli interventi di nuova edificazione (NE) sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a)Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 5% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 5% della Superficie Fondiaria

Parcheggi e verde pubblici sono realizzati di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento Urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

Nella realizzazione degli interventi, ai fini di un corretto inserimento ambientale, si dovrà:

  1. a) mantenere quanto più possibile le piante esistenti;
  2. b) applicare l'indice di riequilibrio ecologico nella misura di un albero ogni 10 mq. di area impermeabilizzata con un minimo di tre alberi;
  3. c) curare in modo particolare nella progettazione la sistemazione dell'area al contorno con la messa a dimora di alberature di alto fusto;
  4. d) alberi ed arbusti dovranno essere scelti tra le essenze consigliate nella Guida.

67.3 Zone per attività estrattive (D3/AE)

Sono le zone destinate esclusivamente ad attività estrattive, di cava e simili.

Le zone sono destinate esclusivamente alla estrazione di argilla secondo i piani ed i progetti di coltivazione approvati ai sensi della normativa di legge vigente e valgono per esse le disposizioni contenute nei piani e nei progetti di coltivazione approvati ai sensi della normativa di legge vigente.

Le zone sono classificate zone territoriali omogenee D ai sensi dell'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, fintanto che permane l'attività estrattiva, mentre, una volta terminate le operazioni di ripristino, l'area assumerà automaticamente la destinazione agricola E, senza necessità di variante al presente strumento urbanistico.

Per gli edifici compresi nella zona di cui al presente paragrafo sono ammissibili le trasformazioni fisiche fino alla Sostituzione edilizia (SE).

Nel periodo di validità delle autorizzazioni è consentita l'istallazione di un manufatto precario per lo svolgimento delle attività ammesse, che deve essere realizzato con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiato e ancorato a terra e senza alcuna modificazione dello stato dei luoghi.

Il manufatto precario deve avere le seguenti caratteristiche:

  • * pareti laterali, infissi e copertura in legno a pannelli, macchiati in tonalità media o chiara;
  • * copertura a capanna con pendenza non superiore al 35%;
  • * manto di copertura in lamiera in tonalità rosso scuro;
  • * superficie coperta non superiore a mq. 30.00;
  • * distanza dai confini non inferiore a mq. 5.00.

È obbligo la risistemazione dei luoghi a coltivazione esistente, compresa la rimozione dei maufatti precari.

67.4 Zone per industria alimentare D3/AL

È una zona destinata esclusivamente alle attività industriali del settore alimentare.

Utilizzazioni ammesse:

  • - attività industriali del settore alimentare;
  • - uffici, solo se connessi direttamente alla produzione ed inscindibili dalla stessa.

È ammessa la presenza di un unico alloggio destinato a residenza del proprietario e/o conduttore o custode dell'attività produttiva purché la stessa abbia una superficie utile netta superiore a 1000 mq interamente destinata alla medesima produzione.

La superficie massima ammessa per l'alloggio non potrà essere superiore a mq 60 di superficie utile netta.

L'alloggio dovrà essere realizzato all'interno della sagoma del fabbricato produttivo o in continuità con esso e concorrerà in ogni caso alla computazione della superficie coperta.

Fermo restando il rispetto dei requisiti igienico sanitari stabiliti dall'ordinamento per le civili abitazioni, la compatibilità della funzione abitativa dovrà essere accertata verificando anche il rispetto di tutte le disposizioni in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, di esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici e derivanti da specifiche condizioni fisico-morfologiche del sito.

L'ammissibilità della funzione di abitazione pertinenziale resta condizionata alla presenza di atto d'obbligo, registrato e trascritto a favore del Comune, con il quale l'unità abitativa viene vincolata quale pertinenza non scindibile dell'unità produttiva aziendale, che ne impedisca la vendita o l'utilizzo frazionato dall'attività produttiva.

La funzione abitativa verrà persa in ogni caso trascorso un anno dalla cessazione dell'attività.

Per gli edifici esistenti compresi nella zona D3/AL, ove non siano soggetti a particolari discipline, sono ammesse le trasformazioni fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nella zona D3/AL sono consentiti altresì:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,65 verificabile sull'intera superficie fondiaria anche se composta da lotti separati
  2. b) Altezza massima H 9,00 m
  3. c) Numero massimo di piani Nº 2
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 8,00 m
  7. g) salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Sono consentite per motivate esigenze logistiche e tecnologiche legate alla produzione:

  • - altezze maggiori di m. 9,00 per la costruzione di silos e ciminiere;
  • - la costruzione sul confine con spazi pubblici comunali o a distanza inferiore di 6 m;

la costruzione di impianti meccanici di sollevamento e trasporto legati al ciclo produttivo a distanza inferiore di 8,00 m dalle strade, purché non costituiscano pericolo per la pubblica incolumità.

67.5 Zone di servizio alle attività produttive D3/D

Sono zone destinate all'insediamento di attività direzionali e servizi a sostegno delle zone produttive, individuate nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dall'etichetta D3/D.

Le zone sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  • - Commercio al dettaglio limitatamente ad esercizi di vicinato e pubblici esercizi;
  • - Servizi di supporto alle attività produttive quali centri di calcolo, server ecc.;
  • - Servizi rivolti agli addetti quali mense, impianti sportivi, ambulatori medici;
  • - Attività direzionali delle imprese;
  • - Erogazioni dirette di servizi quali uffici aperti al pubblico, uffici privati, centri di calcolo, istituti di credito;
  • - Strutture culturali limitate a centri di ricerca ed archivi;
  • - Esposizioni a cielo libero limitatamente agli ambiti soggetti a Piano Urbanistico Attuativo.
  • - Strutture ricettive alberghiere come definite all'art. 26 della Legge Regionale 23 marzo 2000, n. 42 e s.m.i. Fermo restando il rispetto dei requisiti igienico sanitari stabiliti dalle norme, la compatibilità della funzione ricettiva alberghiera dovrà essere accertata verificando tutte le condizioni e norme, nessuna esclusa, in materia di sicurezza e di salute, quelle specifiche relative all'esposizione ai rischi derivanti dagli agenti fisici e quelli derivanti da specifiche condizioni fisico-morfologici del sito.

Negli edifici compresi nelle zone di cui al presente articolo è consentito il riuso delle volumetrie esistenti ed, ove non siano individuati tra le unità soggette a particolari discipline, sono ammissibili le trasformazioni fino alla sostituzione edilizia (SE).

Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, secondo l'art. 25 delle presenti norme un uso residenziale, alla data di entrata in vigore delle stesse, potranno conservare la suddetta destinazione.

Art. 68 Ambiti del commercio

Gli ambiti del commercio sono parti del territorio destinati alle attività commerciali.

Le zone di cui al presente articolo si dividono in:

  • - Ambito della grande distribuzione D/4;
  • - Ambito della media distribuzione D/5;

Art. 69 Ambiti della grande distribuzione

Gli ambiti della grande distribuzione sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dall'etichetta D4.

Sono suddivisi, in relazione allo stato di attuazione ed alle caratteristiche:

  • - Zona di espansione D4/E;
  • - Zona di Recupero D4/R;
  • - Zona di Completamento D4/C;
  • - Zona di espansione in corso di attuazione D4/A.

69.1 Zona di Espansione D4/E

È una zona di espansione in cui il Regolamento Urbanistico si attua esclusivamente sulla base di un Piano Urbanistico Attuativo riferito all'intero ambito individuato nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, secondo le indicazioni della relativa scheda norma.

69.2 Zona di Recupero D4/R

È una zona di trasformazione in cui il Regolamento Urbanistico si attua esclusivamente sulla base di un Piano Urbanistico Attuativo (Piano di Recupero) riferito all'intero ambito individuato nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, secondo le indicazioni della relativa scheda norma.

69.3 Zona di completamento D4/C

La zona D4/C è compatibile con il mantenimento della grande struttura di vendita esistente.

La zona è compatibile con le seguenti utilizzazioni:

  • - commerciale: esercizi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita;
  • - artigianale di servizio;
  • - direzionale purché inserita all'interno della grande struttura di vendita.

Per gli edifici compresi nella Zona D4/C sono ammissibili gli interventi fino alla sostituzione edilizia (SE).

69.4 Zona di espansione in corso di attuazione D4/A

Sono le zone destinate agli ambiti della grande distribuzione in corso di attuazione a seguito di piani urbanistici attuativi anche solo adottati.

In queste zone sono confermati gli indici, le destinazioni d'uso, le tipologie, le prescrizioni, gli impegni derivanti dai Piani Urbanistici Attuativi anche solo adottati.

Detti piani possono essere variati, in conformità alle vigenti disposizioni legislative, senza che tali variazioni comportino varianti al presente atto di governo del territorio, purché esse non comportino aumento delle quantità edificabili, misurate secondo i parametri presenti nei piani attuativi stessi, né diminuzione di spazi per urbanizzazione primaria.

In caso di difformità tra le perimetrazioni degli ambiti disciplinati dai piani attuativi approvati o in corso di approvazione presenti in detti strumenti e le perimetrazioni dei medesimi ambiti riportate nelle tavole del presente strumento urbanistico, si ritengono prevalenti quanto ad efficacia, le perimetrazioni presenti nei piani attuativi medesimi.

Art. 70 Ambiti della media distribuzione D5

Gli ambiti della media distribuzione sono zone destinate agli esercizi di vicinato ed alle medie strutture di vendita, ed individuate nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dall'etichetta D5.

In queste zone è prescritto un Piano Urbanistico Attuativo esteso all'intera superficie territoriale delimitata dallo strumento urbanistico, secondo le indicazioni delle relative schede norma.

Art. 71 Ambito del parco tecnologico D6

Sono le zone destinate alla realizzazione del parco tecnologico ed in particolare alla realizzazione di: laboratori, centri di ricerca e scuole finalizzati alla produzione, servizi alle imprese ed all'insediamento di attività ad elevata innovazione tecnologica.

Gli ambiti del parco tecnologico sono individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B dall'etichetta D6.

Sono suddivisi, in relazione allo stato di attuazione ed alle caratteristiche, in:

  • * Zona di espansione D6/E;
  • * Zona di Completamento D6/C

Gli ambiti del parco tecnologico sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  • - Insediamenti industriali e artigianali ad elevata innovazione tecnologica;
  • - Commercio all'ingrosso e depositi
  • Servizi di supporto alle attività produttive quali centri di calcolo, server ecc.;
  • - Servizi rivolti agli addetti quali mense, impianti sportivi, ambulatori medici;
  • - Attività direzionali alle imprese;
  • - Erogazioni dirette di servizi quali uffici aperti al pubblico, uffici privati, centri di calcolo, istituti di credito;
  • - Strutture culturali limitate a centri di ricerca ed archivi;
  • - Attrezzature tecnologiche

La percentuale di area da destinare all'insediamento di attività direzionali delle imprese e per l'erogazioni dirette di servizi quali uffici aperti al pubblico, uffici privati, centri di calcolo, istituti di credito, non potrà superare il 20% dell'intera superficie utile lorda.

L'attivazione delle suddette utilizzazioni è ammissibile solamente a condizione che siano garantite le dotazioni minime aggiuntive di superfici per spazi pubblici, nella misura pari all'80% della Superficie utile lorda di cui almeno la metà destinata a parcheggi.

71.1 Zona di Espansione D6/E

È una zona di espansione in cui il Regolamento Urbanistico si attua esclusivamente sulla base di un Piano Urbanistico Attuativo riferito all'intero ambito individuato nelle tavole, secondo le indicazioni della relativa scheda norma.

In queste zone è prescritto un Piano Urbanistico Attuativo esteso all'intera superficie territoriale delimitata nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, secondo le indicazioni della relativa scheda norma.

La percentuale di area da destinare all'insediamento di attività ad elevata innovazione tecnologica non potrà superare il 50% dell'intera superficie fondiaria; a tale titolo sono considerati settori preferenziali d'insediamento:

  • - energia;
  • - tecnologia dell'informazione;
  • - telecomunicazioni;
  • - elettronica;
  • - acqua;
  • - tecnologie ambientali;
  • - automatizzazione industriale;
  • - produzione di nuovi materiali.
  • - servizi di supporto alle attività produttive.

71.2 Zona di completamento D6/C

Le zone di completamento sono parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, consolidate nelle funzioni e nell'assetto urbanistico.

Per gli edifici compresi nelle zone D6 sono ammissibili le trasformazioni fino alla sostituzione edilizia (SE).

Nelle aree D6/C sono consentiti altresì:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Gli interventi di addizione volumetrica, di ristrutturazione connessa ad addizione volumetrica e di nuova edificazione sono ammissibili nel rispetto dei seguenti parametri:

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  2. b) Altezza massima H 10,00 m
  3. c) Numero massimo di piani Nº 3
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 10,00 m
  5. e) Distanza minima tra i fabbricati Df 10,00 m
  6. f) Distanza minima dei fabbricati dalle strade Ds 8,00 m
    salve le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati

Gli interventi di nuova edificazione (NE), ad eccezione delle aree che abbiano già realizzato verde e/o parcheggi in misura maggiore o uguale del 20% della superficie territoriale utilizzata, sono ammessi a condizione che vengano realizzati:

  1. a) Superficie per opere di urbanizzazione primaria:
    • - strade come da progetto
    • - parcheggi pubblici 10% della Superficie Fondiaria
    • - verde pubblico 10% della Superficie Fondiaria

Sono consentite altezze maggiori di m. 10,00 per la costruzione di silos e ciminiere, nonché per motivate esigenze di tecnologie produttive e logistiche.

Gli spazi per parcheggi e verde pubblici sono realizzate di preferenza negli spazi all'uopo indicati dal Regolamento urbanistico.

Nel caso in cui il Regolamento urbanistico non indichi spazi idonei ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al precedente comma, le dotazioni prescritte potranno essere soddisfatte corrispondendo al comune una somma pari al valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

In queste zone non è consentito realizzare alcun nuovo alloggio.

CAPO V AMBITI DEL TERRITORIO APERTO

Art. 72 Disposizioni generali

Gli ambiti del territorio aperto corrispondono alle Zone Territoriali Omogenee "E" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.

Negli ambii del territorio aperto è consentita la realizzazione degli interventi necessari allo sviluppo dell'agricoltura e delle attività ad essa connesse e delle altre attività integrate e compatibili con la tutela e l'utilizzazione dei territori rurali.

Sono suddivisi secondo le indicazioni dello statuto dei luoghi del Piano strutturale, come segue:

  • - Aree con esclusiva o prevalente funzione agricola;
  • - Aree agricole d'interesse primario;
  • - Aree agricole periurbane.

Le trasformazioni del territorio aperto conseguenti ad interventi in campo edilizio ed urbanistico, sull'ambiente e sul paesaggio sono regolate oltre che dalle presenti norme, dalla Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e ss.mm. e Regolamento di attuazione n. 5 R del 9 febbraio 2007.

Ai siti e manufatti di rilevanza ambientale e/o storico culturale si applicano altresì i disposti dell'art. 100 e della parte quarta titolo II "Le Guide" capo I "Guida agli interventi sui siti e manufatti d'interesse storico e/o ambientale" con l'avvertenza che in caso di contrasto prevale la norma più restrittiva.

Art. 73 Modalità d'intervento

Nelle zone di cui al presente Capo V il Regolamento Urbanistico si attua per intervento edilizio diretto previo Programma di Miglioramento Agricolo Ambientale (P.M.A.A.), qualora prescritto dalla Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007.

I Programmi di Miglioramento Agricolo Ambientale assumono valore di piani attuativi ai sensi dell'art 42 della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007, nei casi in cui sia prevista la realizzazione di nuova abitazione rurale di superficie netta superiore a 150 mq o che prevedano il trasferimento e/o la realizzazione di nuovi edifici rurali per una consistenza complessiva superiore a 600 mq di SUL, ad esclusione delle serre.

Art. 74 Programma di miglioramento agricolo ambientale

I contenuti e le finalità del Programma di Miglioramento Agricolo Ambientale sono quelli definiti dall'art. 9 del Regolamento di attuazione n. 5 R del 9 febbraio 2007 e della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1. In particolare, oltre a quanto indicato nel suddetto Regolamento esso deve descrivere:

  • - la superficie fondiaria aziendale catastalmente individuata;
  • - le superfici agrarie effettivamente coltivate per ordinamenti colturali, le quantità e quantità delle produzioni aziendali per unità di superficie conseguite;
  • - la superficie a bosco con specifica delle forme di governo e dello stato di salute;
  • - le pratiche fitosanitarie impiegate;
  • - le ore di lavoro per addetto desunte dalla contabilità aziendale;
  • - il bilancio dell'azienda;
  • - le misure ed i programmi di sicurezza sul lavoro;
  • - gli impianti finalizzati alla produzione e la dotazione di macchine;
  • - gli edifici esistenti con specifica della ubicazione, destinazione, volume singolo e complessivo, caratteristiche morfotipologiche e costruttive, stato di conservazione;
  • - lo stato dei luoghi in ordine ad allineamenti arborei ed arbustivi, individui arborei segnaletici, individui arborei monumentali, le formazioni di argine o golena, corsi d'acqua naturali e artificiali, sistemazioni agrarie storiche e loro stato di conservazione, manufatti ed opere d'arte di valore storico testimoniale, viabilità rurale.

Dovranno essere distinti edifici e terreni rispetto ai quali si attua l'impegno nei confronti della Amministrazione.

Il programma degli interventi previsti, in coerenza con gli indirizzi del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico, deve specificare:

  • - la superficie agraria da mettere o mantenere a coltura e gli ordinamenti e le produzioni relative;
  • - le attività integrative ed il loro rapporto con le pratiche aziendali;
  • - gli interventi di rilevanza ambientale in ordine alla difesa del suolo, alla tutela degli aspetti paesaggistici, alla difesa delle risorse dell'ambiente, con particolare attenzione agli interventi in terreni con pendenza superiore o uguale al 30%;
  • - gli interventi atti a favorire e tutelare le risorse geneticamente autoctone;
  • - l'impegno di manodopera in ore per ordinamento colturale;
  • - il bilancio economico e la verifica della sua sostenibilità;
  • - la dimostrazione della coerenza degli interventi programmati con le invarianti strutturali definite dal Piano Strutturale;
  • - le misure relative all'approvvigionamento idrico, energetico ed allo smaltimento dei rifiuti.

Il programma deve descrivere esattamente gli edifici esistenti o da realizzare, quelli non più necessari alla conduzione dell'azienda, gli interventi sull'esistente e le loro finalità relativamente alle condizioni di vita e di lavoro e della produzione.

Deve inoltre indicare i tempi di attuazione e le fasi.

Art. 75 Categorie d'intervento

75.1 Nuovi edifici rurali ad uso abitativo

Gli interventi di nuova costruzione, sostituzione edilizia e ristrutturazione urbanistica sono ammessi nei casi previsti dalla legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1, in combinato disposto con il regolamento regionale di attuazione 5 R del 9 febbraio 2007.

Per unità immobiliare ad uso abitativo si intende l'unità immobiliare di superficie utile netta non superiore a 150 metri quadrati, nonché la relativa superficie accessoria come definita al precedente paragrafo 8.15, nel limite del 30% della superficie utile netta. Restano escluse dal computo di dette superfici quelle necessarie alla conduzione della azienda, non aventi una funzione residenziale, nonché quelle in deroga previste dall'art. 75.4.1 e 75.4.2.

I nuovi edifici devono comunque rispettare i seguenti parametri:

  1. a)Altezza massima H 7,00 m
  2. b) Distanza minima dei fabbricati dai confini se non in aderenza Dc 5,00 m
  3. c) Distanza minima tra fabbricati preesistenti Df 10,00 m

Nel caso di aderenza a edificio preesistente di altezza maggiore la nuova costruzione può raggiungere l'altezza dell'edificio preesistente; se l'altezza di quest'ultimo è minore, il nuovo edificio può raggiungere l'altezza qui stabilita.

Qualora il nuovo edificio abitativo sorga in un borgo rurale o nei pressi di edifici di diversa altezza e distanza, possono essere autorizzate altezze conformi alla preesistenza.

Le nuove edificazioni di edifici ad uso abitativo, ogniqualvolta sia possibile in relazione all'assetto proprietario dei fondi rustici interessati, devono essere rivolte a costituire unità accorpate urbanisticamente e paesaggisticamente con l'edificazione preesistente.

Gli ampliamenti di edifici esistenti seguono le stesse norme previste per la nuova edificazione.

75.2 Nuovi annessi agricoli

La nuova edificazione di annessi agricoli è ammissibile solamente nella quantità strettamente commisurata alla dimostrata capacità produttiva del fondo o delle reali necessità delle attività connesse; tali esigenze devono essere dimostrate da programmi di miglioramento agricolo ambientale.

Le nuove costruzioni per annessi rustici dovranno rispettare i seguenti parametri:

  1. a)Altezza massima H 7,50 m
    in ogni caso non dovranno superare l'altezza degli edifici esistenti, di interesse storico - ambientale presenti nell'aggregato abitativo.
  2. b) Distanza dai confini Dc 5,00 m
  3. c) Distanza dai fabbricati Df 10,00 m

Le serre fisse sono equiparate, a tutti gli effetti, agli altri annessi agricoli

L'ampliamento di annessi agricoli segue le stesse norme previste per la nuova edificazione.

Negli annessi agricoli sono vietati: i controsoffitti, le partizioni interne non giustificate dalla produzione aziendale, balconi a qualsiasi livello e coperture piane.

75.2 bis Verifica capacità edificatoria

La realizzazione di nuove abitazioni rurali ed annessi agricoli ex art. 75.2 è consentita esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.

La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie utile lorda a destinazione rurale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma 1.

L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui al comma 1 e le modalità per la sua assegnazione.
La sussistenza della capacità edificatoria residua per UTOE, è condizione di fattibilità dell'intervento edilizio.

75.3 Manufatti precari per lo svolgimento delle attività delle aziende agricole

Salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona urbanistica di appartenenza e/o la presenza di specifiche tutele o salvaguardie, i manufatti precari di cui all'art. 41, comma 8, della Legge regionale 3 gennaio 2005, n. 1 e art. 7 del Regolamento di attuazione, per i quali è consentita l'istallazione per lo svolgimento delle attività ammesse secondo le procedure di cui all'art. 7 del Regolamento, devono essere realizzati con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiato a terra. Per esse sono consentite esclusivamente le opere di ancoraggio che non comportino alcuna modificazione dello stato dei luoghi.

I manufatti precari devono avere le seguenti caratteristiche:

  • - pareti laterali, infissi e coperture in legno a pannelli, macchiati in tonalità media o chiara;
  • - copertura a capanna con pendenza non superiore al 35%;
  • - manto di copertura in tonalità rosso scuro;
  • - una sola finestra della superficie massima di mq. 1.

Essi devono avere inoltre altezza massima non superiore a m. 2.50 ed una superficie coperta non superiore a 50 metri quadrati e distanza dai confini pari a m. 5,00.

Le serre per la forzatura delle colture devono rispettare le seguenti disposizioni:

  1. a) il materiale utilizzato deve consentire il passaggio della luce;
  2. b) l'altezza massima non deve superare i 4 metri in gronda ed i 7 metri al colmo, fermo restando che per le serre a tunnel viene considerata solo l'altezza al colmo;
  3. c) le distanze minime non devono essere inferiori a:
    • - metri 5 da edifici adibiti ad uso abitativo per addetti all'agricoltura;
    • - metri 10 da altri edifici adibiti ad uso abitativo eventualmente esistenti;
    • - metri 5 dal confine, se l'altezza al colmo è superiore a metri 5;
    • - quanto previsto dalle vigenti disposizioni dalle strade pubbliche:

Per la copertura delle serre con copertura stagionale, aventi caratteristiche di cui al precedente comma 2, possono essere utilizzate anche reti ombreggianti. Ove per le coperture siano impegnati teli in materiali plastici, questi a fine uso devono essere conferiti al servizio di raccolta dei rifiuti speciali, essendo vietato il loro abbandono sul terreno e la loro combustione in loco, in qualsiasi forma.

Il periodo di utilizzazione e mantenimento dei manufatti precari di cui al presente capoverso non può essere superiore ad un anno, salvo che per le serre con copertura stagionale, le quali possono essere mantenute per un periodo pari a quello del ciclo produttivo, ancorché superiore all'anno.

Le serre con caratteristiche diverse da quelle di cui al presente capoverso sono soggette alle disposizioni di cui al precedente paragrafo 75.2.

75.3 bis Annessi agricoli per lo svolgimento delle attività delle aziende agricole non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime

La realizzazione di nuovi annessi agricoli non soggetta al rispetto delle superfici fondiarie minime di cui all'art. 41, comma 7, della L.R. n. 1/2005 e art. 5 del Regolamento regionale di attuazione del Titolo IV capo III della Legge regionale 1/2005, è consentita nel rispetto delle predette norme e per le attività da esse previste o indicate nel P.T.C. della Provincia di Firenze.

I nuovi annessi saranno dimensionati in base alle specifiche esigenze derivanti dalle attività di cui al precedente comma 1 nel rispetto delle vigenti normative che le regolano.

Il dimensionamento dei nuovi annessi è determinato con riferimento ai contenuti del P.M.A.A

75.3 ter Annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori agricoli

Salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona urbanistica di appartenenza e/o la presenza di specifiche tutele o salvaguardie, la realizzazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura, esercitata da soggetti diversi dall'imprenditore agricolo di cui all'art. 41, commi 5 e 6 del Regolamento citato, necessari allo svolgimento dell'attività agricola amatoriale o per le piccole produzioni agricole è consentita a condizione che:

  1. a) la richiesta sia avanzata dal proprietario del fondo o titolare di altro diritto reale;
  2. b) non venga modificata la geomorfologia dei luoghi;
  3. c) non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili o esistano in misura minore di quella individuata ai commi seguenti, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione del nuovo annesso dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito.

Gli annessi di cui è ammessa l'istallazione, conformemente al dettato del presente articolo, devono essere realizzati con un unico corpo di fabbrica, con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiato a terra senza fondazioni, per esse sono consentite esclusivamente le opere di ancoraggio che non comportino alcuna modificazione dello stato dei luoghi o opere di livellamento del terreno in permanenti.
I manufatti dovranno avere le seguenti caratteristiche costruttive e morfologiche:

  • - pareti laterali, infissi e coperture in legno a pannelli, macchiati in tonalità media o chiara, con l'esclusione di materiali incoerenti di recupero;
  • - copertura a falde inclinate a capanna;
  • - manto di copertura in tonalità rosso scuro;
  • - una sola luce della superficie massima di mq. 1;
  • - altezza massima all'intradosso del colmo non superiore a metri 2,80
  • - distanza dai confini non inferiore a mq. 5.00;
  • - non sono ammessi porticati, pergolati e volumi interrati;
  • - non abbiano dotazioni che ne consentano l'utilizzo abitativo, ancorché saltuario o temporaneo

Le superfici fondiarie minime richieste per l'istallazione degli annessi contemplati nel presente articolo sono:

Superficie del fondo agricolo Superficie massima dell'annesso ammessa
da 1000 mq a 2000 mq 9 mq
da 2001 mq a 5000 mq 16 mq
da 5001 mq a 10.000 mq 20 mq
Oltre 10.000 mq 24 mq

Concorrono alla determinazione della consistenza della superficie del fondo agricolo i terreni agricoli catastalmente individuati appartenenti alla medesima proprietà e ricadenti all'interno del territorio comunale.

L'istanza per la richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dell'annesso dovrà essere corredata da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia a:

  • - alla totale rimozione del manufatto e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività agricola o in caso di trasferimento di proprietà del fondo o di parti di esso con atto tra vivi;
  • - a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dell'annesso agricolo;
  • - a non frazionare il fondo a cui l'annesso è a servizio, prima della sua completa rimozione;
  • - ad assoggettarsi alle penali in caso del non rispetto degli impegni assunti.

In caso di inottemperanza l'annesso agricolo assumerà i caratteri di opera realizzata in assenza di permesso di Costruire e soggetta a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.

75.3 quater Detenzione e allevamento amatoriale di cani e cavalli

Nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola e nelle aree agricole d'interesse primario come definite dagli artt. art. 77 e 78 delle presenti norme è consentito installare piccoli ricoveri per cani e cavalli a condizione che:

  1. a) la richiesta sia avanzata dal proprietario del fondo o titolare di altro diritto reale e, in riferimento all'allevamento dei cani, siano rispettate le condizioni di cui alla Legge 394/1993 e del D.M. 349/1994 smi;
  2. b) non venga modificata la geomorfologia dei luoghi;
  3. c) non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili o esistano in misura minore di quella individuata ai commi seguenti, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei nuovi annessi dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito.

L'installazione di box per cani per allevamenti amatoriali dovrà avvenire con le modalità di cui al regolamento regionale n.38/R del 4/8/2011 di attuazione della L.R. n. 59/2009 e fatto salvo il rispetto delle vigenti norme igienico-sanitarie.

L'installazione di box per ricovero di cavalli è ammessa per un massimo di due capi purché composti da un unico box o da massimo due box accorpati, atti ad ospitare ognuno un capo equino. I manufatti dovranno mantenere una distanza dai confini di proprietà di almeno 10 metri e 30 metri dalle abitazioni ad esclusione di quella del richiedente.
La superficie fondiaria minima richiesta per l'istallazione dei ricoveri per cavalli è di 2000 mq per ogni capo equino previsto. Concorrono alla determinazione della consistenza della superficie del fondo i terreni agricoli catastalmente individuati contermini.

L'area potrà essere recintata con staccionata in legno di altezza massima di 1.80 m o pali in legno e filo elettrico nel rispetto delle limitazioni derivanti dal codice della strada e dal codice civile.

Nel caso di due box è necessario prevedere una concimaia con platea in cemento comprendente la raccolta dei liquami tramite pozzetto.
Sono fatte salve le maggiori limitazioni conseguenti all'applicazione delle norme di salvaguardia degli acquiferi.

L'intero box dovrà essere realizzato in legno con altezza misurata in gronda non superiore a 3 m e non potrà superare i 15 mq di superficie in pianta, di cui almeno 9 mq riservati al vano chiuso su quattro lati per ricovero dell'animale prevedendo quello frontale apribile.

Il pavimento di detto vano potrà essere realizzato in battuto cementizio prevedendo la canalizzazione per la raccolta liquami da far confluire in un pozzetto ispezionabile.

I restanti 6 mq, da destinari alla pulizia e sellatura del cavallo, dovranno configurarsi come tettoia con struttura in legno su montanti isolati posta in continuità con il vano chiuso. È consentita la parziale chiusura di detta tettoia su un massimo di tre lati. Nel caso di realizzazione di due box cavalli è ammesso l'accorpamento delle due tettoie per realizzarne una unica di 12 mq.

L'istanza per la richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei manufatti di cui al presente articolo dovrà essere corredata da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia a:

  • - alla totale rimozione del manufatto e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività;
  • - a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dei manufatti;
  • - a non frazionare il fondo a cui l'annesso è a servizio, prima della sua completa rimozione;
  • - ad assoggettarsi alle penali in caso del non rispetto degli impegni assunti.

In caso di inottemperanza i manufatti assumeranno i caratteri di opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggetta a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.

75.3 quinquies Maneggi, allevamenti e pensioni per animali da affezione

La realizzazione di maneggi, allevamenti e pensioni per animali da affezione privati e di tipo professionale è consentita previa redazione di piano attuativo.
Il piano attuativo pone particolare attenzione all'inserimento ambientale,alla viabilità ai parcheggi, alberatura, materiali e tipologie costruttive
Il piano attuativo deve essere corredato da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia:

  • - alla totale rimozione dei manufatti e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività;
  • - a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dei manufatti;
  • - a non frazionare il fondo a cui il manufatti sono a servizio, prima della loro completa rimozione;
  • - ad assoggettarsi alle penali in caso del non rispetto degli impegni assunti.

In caso di violazione degli impegni presi in convenzione i manufatti saranno equiparati a tutti gli effetti alle opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggette alle sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.

75.3 sexies Manufatti per la pesca sportiva ed amatoriale

Sugli invasi artificiali esistenti è consentito lo svolgimento di attività di pesca sportiva ed amatoriale.
In tali contesti sono ammessi manufatti con SUL fino a 100 mq, altezza massima in gronda di 3,00 m, alle seguenti condizioni:

  1. a) che siano realizzati in legno o con altri materiali leggeri, ad esclusione dei materiali di recupero;
  2. b) che non esistano manufatti preesistenti legittimati, analoghi per destinazione o potenzialmente adattabili, o esistano in misura minore di quella individuata al presente comma, alla data di adozione del presente Regolamento Urbanistico. La richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei nuovi annessi dovrà contenere una dichiarazione in merito alla sussistenza del presente requisito;

L'istanza per la richiesta del titolo edilizio per la realizzazione dei manufatti di cui al presente articolo dovrà essere corredata da un atto unilaterale d'obbligo in cui il richiedente si impegna per sé, i suoi successori e aventi causa, a titolo di garanzia a:

  • - alla totale rimozione dei manufatti e la contestuale risistemazione dei luoghi alla cessazione dell'attività;
  • - a non modificare la destinazione d'uso e la consistenza dei manufatti;
  • - a non frazionare il fondo a cui il manufatti sono a servizio, prima della loro completa rimozione;
  • - ad assoggettarsi alle penali in caso del non rispetto degli impegni assunti.

In caso di inottemperanza i manufatti assumeranno i caratteri di opere realizzate in assenza di permesso di Costruire e soggette a sanzioni di cui al Titolo IV Capo II D.P.R. 380/2001 e Titolo VIII Capo I L.R. 1/2005.

75.4 Patrimonio edilizio esistente

Sugli edifici esistenti con destinazione d'uso non agricola, presenti sul territorio aperto, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza o da particolari tutele, sono consentite le trasformazioni per cambio di destinazione d'uso, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia, realizzabili esclusivamente attraverso un progetto unitario che interessi l'intero edificio e le pertinenze che valuti preventivamente la compatibilità paesaggistica ed ambientale dell'intervento.

Gli interventi sul patrimonio edilizio che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, sono consentiti nei termini dell'art. 45 della Legge regionale 3 gennaio 2005, n.1, fermo restando le limitazioni previste all'art. 41 co. 6 della stessa, nonché delle ulteriori condizioni stabilite nelle diverse zone urbanistiche di appartenenza di cui alle presenti norme.

Nelle aree disciplinate dal presente articolo, gli interventi di ristrutturazione urbanistica o sostituzione edilizia, con contestuale cambio di destinazione in residenziale sono realizzabili esclusivamente previa preventiva verifica della sussistenza della capacità edificatoria residua assegnata all'UTOE in cui ricadono gli interventi previsti.

La capacità edificatoria residua, inizialmente intesa come quantità totale di Superficie Utile Lorda a destinazione residenziale disponibile per UTOE, è desunta dal Quadro Previsionale Strategico Quinquennale del Regolamento Urbanistico (Tab. 3), e viene aggiornata per sottrazione dalla quantità iniziale, in base alle quantità richieste per ciascuna UTOE, dai singoli interventi edilizi diretti delle tipologie di cui al comma precedente.
L'Amministrazione comunale provvede, nel rispetto di quanto contenuto nell'art. 55 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale, all'aggiornamento della capacità edificatoria residua per UTOE e rende disponibile tale dato per le verifiche di cui ai precedenti comma e le modalità per la sua assegnazione.

La sussistenza della capacità edificatoria residua per UTOE, è condizione di fattibilità dell'intervento edilizio.

Gli interventi di trasformazione delle abitazioni rurali esistenti in residenza non sono soggetti alla verifica di cui sopra se effettuati senza incremento di SUL.

Gli interventi di sistemazione ambientale devono garantire:

  1. a) un assetto dei luoghi paragonabile a quello ottenibile con l'attività agricola, ivi compresa la tutela e valorizzazione delle risorse ambientali esistenti;
  2. b) il mantenimento delle sistemazioni idraulico-agrarie, della vegetazione arborea ed arbustiva e della viabilità minore, nonché la tutela dei manufatti di rilevanza paesaggistica, storica o testimoniale e delle alberature segnaletiche, di confine e di arredo esistenti, il ripristino dei caratteri di ruralità e la conservazione e tutela degli assetti agrari tradizionali attraverso i seguenti interventi:
    • - realizzazione di formazioni lineari mediante l'uso di specie vegetali autoctone per il ricongiungimento e rinfoltimento dei corridoi biotici e con valenza paesistica;
    • - restauro delle formazioni lineari esistenti (viali di accesso alle ville e poderi, siepi e formazioni arboree lineari di confine, frangivento, formazioni di ripa e di golena, alberature lungo la viabilità campestre);
    • - restauro delle opere di regimazione idraulica superficiale tradizionale (rete scolante, terrazzamenti, ciglionamenti, sistemazioni di piano, argini longitudinali e trasversali);
    • - riabilitazione della viabilità campestre;
    • - sostituzione o rimozione di elementi arborei non autoctoni o consolidati.

Il numero massimo delle unità ottenibili con il frazionamento o derivabili da cambio di destinazione d'uso, se finalizzati ad uso abitativo, è determinato dal rapporto tra superficie utile lorda totale ed 80, secondo la formula che segue:
Numero di unità derivabili = Sul/80 (arrotondamento per difetto).

Nel caso di frazionamento di una unica unità immobiliare ad uso abitativo di SUL inferiore a 160 mq è comunque ammessa l'individuazione di una unità immobiliare di superficie inferiore a 80 mq, nel rispetto delle dimensioni minime di cui al DM 5 luglio 1975 senza ricorso al Piano di recupero di cui al comma seguente.

Frazionamenti o cambi di destinazione che generino unità immobiliari a destinazione residenziale con SUL media inferiore a mq. 80,00 o un numero di unità immobiliari superiori al limite fissato per ciascuna zona di appartenenza potranno essere ammessi solo nel contesto di un Piano di recupero che dimostri la sostenibilità dell'intervento.

Gli interventi di sostituzione edilizia devono avvenire nel rispetto della Superficie Coperta, a parità di S.U.L. e superficie accessoria preesistenti.

Contestualmente a tali interventi, in aggiunta a quanto contemplato all'art. 18.5 delle presenti norme, è ammesso il completo mutamento di sedime del fabbricato, rispetto al sedime originario, salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza, esclusivamente per ottenere un più appropriato posizionamento del fabbricato, al fine di ripristinare distanze regolamentari dalle strade, dalle ferrovie, confini e fabbricati vicini, compatibilmente con lo stato di edificazione e l'orografia del luogo, e renderlo maggiormente coerente con il contesto stesso, mantenendo inalterate le principali caratteristiche tipologiche, morfologiche, linguistiche e materiche del contesto anche con il riutilizzo dei materiali recuperabili.

La variazione di sedime potrà avvenire una tantum, nei limiti individuati da un'unità di intervento fondiaria costituita da particelle catastali di proprietà contigue a quella d'originale sedime. Non concorrono a formare l'unità d'intervento fondiaria gli eventuali appezzamenti di terreno di proprietà che sono localizzati in ambiti separati e logisticamente disgiunti dall'originale sedime. Tale individuazione dovrà risultare dagli elaborati costitutivi del permesso di costruire.

L'estensione massima dell'unità d'intervento fondiaria non potrà superare il risultato della presente formula:
Superficie unità d'intervento fondiario (Suf) [mq] = Sc x 5 (cinque volte il valore della superficie coperta) dove con Sc si intende la superficie coperta legittimamente acquisita.

Le aree ed il perimetro così individuati, la cui larghezza minima non potrà essere inferiore a 5 metri, sono esclusivamente funzionali a stabilire i limiti massimi di cambiamento di sedime e fatta salva la possibilità di accorpamento di tutti gli edifici ricadenti in detta unità d'intervento.

Gli interventi di sostituzione edilizia che comportano una variazione di sedime maggiore prevista per le diverse zone, potranno essere valutati nell'ambito di specifici Piani di Recupero, previa dimostrazione ed esplicitazione dei miglioramenti e benefici proposti in termini di sostenibilità e coerenza con PIT, PTCP e PS.

Sono altresì attuabili esclusivamente attraverso un piano di recupero gli interventi che interessino edifici aventi una superficie utile lorda esistente, maggiore o uguale a 400 mq, computata sommando le superfici utili lorde esistenti di tutti gli edifici contestualmente interessati dall'intervento, e che rientrano tra le seguenti categorie:

  • - ristrutturazione edilizia che comportino un contestuale incremento del carico urbanistico come definito all'art. 120 della L.R. n. 1/2005,
  • - sostituzione edilizia
  • - ristrutturazione urbanistica.

L'intervento di trasformazione o recupero che necessiti del potenziamento, estensione o realizzazione dei servizi a rete o di viabilità, sarà classificato come intervento di ristrutturazione urbanistica. I costi relativi alla realizzazione di queste opere, ritenute esclusivamente funzionali all'intervento, dovranno essere interamente sostenuti dai proponenti, senza che ciò comporti l'obbligo dell'Amministrazione comunale di concedere lo scomputo sugli oneri dovuti.

75.4.1 Autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati

Nel territorio aperto la realizzazione di autorimesse private a servizio di edifici esistenti è consentita, fatte salve maggiori limitazioni determinate da tutele o specifiche condizioni di fattibilità geologico - idraulica, alle seguenti condizioni: :

  1. a) I manufatti risultino:
    • - completamente interrati entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante e con un'altezza netta del piano non superiore m. 2,40;
    • - ovvero con piano seminterrato entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante, con altezza interna netta non superiore a m. 2,40 e sempre che i locali seminterrati non fuoriescano di oltre m. 1,00 dalla quota di cui all'art. 8.21 comma 2;
  2. b) La superficie di calpestio dall'autorimessa, comprensiva degli spazi di manovra ed accessi non superi 1/10 del volume utile lordo del fabbricato asservito;
  3. c) L'intervento non presupponga la realizzazione di rampe di accesso fuori della proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante. Le scale di accesso all'autorimessa potranno essere realizzate in aderenza alle pareti dell'autorimessa e fuori dalla sagoma dell'edificio fuori terra sovrastante, per un fuori sagoma massimo di 1 m.
  4. d) I nuovi locali ad uso autorimessa saranno da assoggettare a vincolo permanente di destinazione e pertinenzialità.

A servizio di tutti gli edifici possono inoltre essere realizzati, fatte salve maggiori limitazioni determinate da vincoli, tutele o specifiche condizioni di fattibilità geologico-idraulica:

  1. a) Locali interrati o seminterrati destinati a cantine purché:
    • - completamente interrati entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante e con un'altezza netta del piano non superiore m. 2,40;
    • - ovvero con piano seminterrato entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante, con altezza interna netta non superiore a m. 2,40 e sempre che i locali seminterrati non fuoriescano di oltre m. 1,00 dalla quota di cui all'art. 8.21 comma 2;
    • - le scale di accesso alle cantine potranno essere realizzate in aderenza alle pareti del fabbricato e fuori dalla sagoma dell'edificio fuori terra sovrastante, per un fuori sagoma massimo di m. 1,00.
  2. b) Volumi tecnici completamente interrati delle dimensioni strettamente necessarie all'alloggiamento di apparecchiature tecnologiche. Tali volumi devono essere localizzati entro la proiezione della parte di edificio fuori terra sovrastante.

Negli edifici con grado di protezione 1, 2 e 3 non sono consentiti gli interventi di cui ai precedenti commi 1 e 2 localizzati entro le proiezioni dell'edificio sovrastante.

75.4.2 Scale esterne e porticati

Negli edifici presenti sul territorio aperto, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti dalla zona di appartenenza o da particolari tutele, è consentito un incremento, una tantum, della superficie coperta, esclusivamente per realizzare:

  1. a) Porticati al piano terra, nella misura massima di uno per ogni edificio, e fino ad un massimo del 10% della superficie coperta esistente;
  2. b) b) Scale esterne, aderenti algli edifici, per un fuori sagoma massimo di m. 1,40, nel numero massimo di una per ogni singolo edificio, e finalizzata a superare un dislivello del piano di campagna non superiore a m. 3,80. La scala potrà essere coperta limitatamente alla scala ed al pianerottolo. Non sono ammesse scale a sbalzo.

Tali condizioni si applicano anche per i nuovi edifici nell'ambito di un intervento di sostituzione edilizia, qualora il fabbricato originario legittimato risulti del tutto privo di questi elementi ovvero fino al raggiungimento delle quantità ammesse ai punti a) e b) del presente articolo, nel caso in cui siano già state legittimate quantità inferiori rispetto a quelle ammesse dal presente articolo.

Art. 76 Tipologie edilizie

Gli interventi consentiti dalla presenti norme debbono comunque essere realizzati compatibili con le tipologie edilizie compatibili con quelle già presenti nel luogo, rispettandone gli allineamenti plano-altimetrici delle preesistenze e dei materiali tradizionali impiegati.

Il Regolamento prescrive prioritariamente la tutela e valorizzare del patrimonio edilizio esistente ex colonico, rappresentato dalle architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale.

Sono pertanto da salvaguardare e valorizzare:

  • - gli edifici in zona agricola che possiedono caratteristiche tipologiche di edificio colonico tradizionale;
  • - il valore del patrimonio collinare, evitando trasformazioni edilizie che possano pregiudicare gli elementi tipologici ricorrenti e il loro reciproco rapporto nell'ambito percettivo del paesaggio rurale;
  • - gli episodi edilizi d'impianto fino al XIX secolo incluso.

Per gli edifici individuati dal Regolamento Urbanistico di rilevanza testimoniale ed ambientale e/o storico culturale di cui alle presenti norme è prescritta la loro conservazione e pertanto è inibita la loro demolizione anche se associata ad una ricostruzione fedele.

Il ricorso alla sostituzione edilizia o alla demolizione con contestuale ricostruzione fedele di fabbricati esistenti, che possiedano caratteristiche tipologiche e formali di edificio colonico tradizionale, ancorchè non soggetti a particolari discipline di tutela e salvaguardia, dovrà essere proposta come ultima ipotesi, privilegiando soluzioni progettuali volte al recupero dell'esistente.

Art. 77 Aree con esclusiva o prevalente funzione agricola

Sono le aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva, anche in relazione all'estensione, composizione e localizzazione dei terreni.

In queste zone il Regolamento urbanistico si attua, di norma, tramite le disposizioni e le procedure di cui alla Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e Regolamento di attuazione n. 5R del 9 febbraio 2007 e successive modifiche ed integrazioni.

Nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola sono ammissibili le seguenti trasformazioni fisiche e funzionali:

  1. a) le trasformazioni funzionali alla ordinaria coltivazione del suolo ed alle altre attività produttive primarie quali le attività selvicolturali e di pascolo;
  2. b) la promozione del riformarsi della vegetazione spontanea per finalità di tutela ambientale o naturalistica ovvero di salvaguardia dell'integrità fisica del territorio;
  3. c) la manutenzione degli esistenti elementi viari e spazi di sosta per i mezzi di trasporto motorizzati;
  4. d) la realizzazione e la manutenzione di strade poderali ed interpoderali, di larghezza non superiore a m. 4,00, che non potranno essere asfaltate, né pavimentate con materiali impermeabilizzanti;
  5. e) la realizzazione e manutenzione di infrastrutture tecniche e di difesa del suolo, quali canali, opere di difesa idraulica e simili;
  6. f) la realizzazione di impianti tecnici di modesta entità, quali cabine elettriche, cabine di decompressione per il gas per gli acquedotti e simili;
  7. g) la manutenzione, la ristrutturazione, l'ampliamento e la nuova edificazione di manufatti per il commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto stradale;
  8. h) la manutenzione ed il ripristino con il mantenimento delle originarie caratteristiche delle recinzioni esistenti, la realizzazione di nuove recinzioni esclusivamente:
    • - con muretti a secco, di altezza non superiore a m. 1,50, ove preesistano;
    • - con muretti in pietra o mattoni faccia a vista, di altezza non superiore a m. 1,50 e m.1,80 limitatamente ai montanti del cancello d'ingresso a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici;
    • - con reti metalliche di altezza non superiore a m. 1,80, sostenute da pali di legno o in ferro con fondazione isolata su ogni singolo palo e completamente interrata, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione e di coltivi mascherate sul lato interno con siepi di essenze arbustive, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione di coltivi di pregio e di allevamenti zootecnici;
  9. i) le trasformazioni fisiche degli edifici e dei manufatti esistenti, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  10. j) il mutamento d'uso degli edifici e dei manufatti esistenti, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  11. k) l'installazione dei manufatti precari, alle condizioni e nei termini di cui al precedente articolo 75 paragrafo 75.3;
  12. l) la nuova edificazione di edifici funzionali alle esigenze abitative di addetti all'agricoltura, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  13. m) la nuova edificazione di annessi rustici commisurati alla capacità produttiva del fondo, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  14. n) la nuova edificazione di annessi agricoli non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime di cui all'art. 75.3 bis delle presenti norme;
  15. o) la nuova edificazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori di cui all'art. 75.3 ter delle presenti norme;
  16. p) l'installazione di manufatti per la detenzione amatoriale di cani e cavalli di cui all'art. 75.3 quater delle presenti norme;
  17. q) la realizzazione di autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.1 delle presenti norme;
  18. r) la realizzazione di scale esterne e porticati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.2 delle presenti norme;
  19. s) i maneggi, gli allevamenti e le pensioni per animali di affezione di cui all'art. 75.3 quinques;
  20. t) manufatti per la pesca sportiva e amatoriale di cui all'art. 75.3 sexies.

Gli edifici e gli altri manufatti esistenti ed edificabili nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola, sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  1. a) abitazioni rurali;
  2. b) annessi rustici;
  3. c) allevamenti
  4. d) commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) attività ricettive limitate all'agriturismo.

Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, un uso diverso da quello abitativo funzionale alle esigenze di addetti all'agricoltura, nonché dei rispettivi nuclei familiari, ovvero come annesso rustico, sono compatibili con le utilizzazioni in atto alla predetta data.

In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 43, 44 e 45 della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:

  1. a) residenziale;
  2. b) artigianale per la produzione di beni artistici;
  3. c) artigianale di servizio;
  4. d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) direzionale;
  6. f) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere.
  7. g) attrezzature per i servizi pubblici e attrezzature private di uso collettivo con l'esclusione di quelle relative allo spettacolo ed il tempo libero.

Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, potranno riguardare solo gli immobiligià asserviti dalla viabilità pubblica, di uso pubblico o privata esistente, senza necessità di ulteriori adeguamenti funzionali.

In tutti gli edifici, ove non risultino soggetti a particolari discipline, sono ammissibili gli interventi rientranti nelle definizioni di:

  1. a) manutenzione straordinaria (MS);
  2. b) restauro e risanamento conservativo;
  3. c) ristrutturazione edilizia;
  4. d) sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti;
  5. e) Ristrutturazione urbanistica a parità di superficie utile lorda e superficie coperta.

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e quelli di sostituzione edilizia sono consentiti nel rispetto dei i seguenti parametri:

  1. a) Altezza massima H 7,00 m
  2. b) Distanza minima dei fabbricati dai confini se non in aderenza Dc 5,00 m
  3. c) Distanza minima tra fabbricati preesistenti Df 10,00 m

Gli interventi di ristrutturazione urbanistica (RU) sono consentiti esclusivamente previo Piano di Recupero.

Al Piano di recupero si applicano i seguenti parametri:

  • - La superficie utile lorda non può essere superiore alla superficie utile lorda legittimamente acquisita;
  • - In ogni caso gli interventi non potranno incrementare la superficie coperta legittimamente acquisita;
  • - Di norma l'altezza degli edifici non può superare 7 metri. Sono comunque valutabili, nell'ambito della proposta del piano, altezze maggiori rispetto all'altezza di zona purché non superino le altezze degli edifici al contorno;
  • - Sia valutata preventivamente la compatibilità paesaggistica ed ambientale dell'intervento e siano previste a totale carico dei soggetti attuatori, senza possibilità di scomputo, l'eventuale estensione dei servizi a rete e l'eventuale sistemazione della viabilità;
  • - Siano individuati e corrisposti gli standard dovuti nelle UTOE scelte dall'amministrazione, con le modalità di cui al precedente articolo 14.

Art. 78 Aree agricole d'interesse primario

Le aree agricole d'interesse primario sono aree di particolare interesse paesistico e ambientale sia per la collocazione nel paesaggio collinare, che per le particolari caratteristiche delle colture.

Nella aree agricole d'interesse primario sono ammissibili le seguenti trasformazioni fisiche e funzionali:

  1. a) le trasformazioni funzionali alla ordinaria coltivazione del suolo e delle altre attività produttive primarie quali le attività selvicolturali e di pascolo;
  2. b) la promozione del riformarsi della vegetazione spontanea per finalità di tutela ambientale o naturalistica ovvero di salvaguardia dell'integrità fisica del territorio ;
  3. c) la manutenzione degli esistenti elementi viari e spazi di sosta per i mezzi di trasporto motorizzati; d) la realizzazione e la manutenzione di strade poderali ed interpoderali, di larghezza non superiore a m. 4,00, che non potranno essere asfaltate, né pavimentate con materiali impermeabilizzanti;
  4. e) la realizzazione e manutenzione di infrastrutture tecniche e di difesa del suolo, quali canali, opere di difesa idraulica e simili;
  5. f) la realizzazione di impianti tecnici di modesta entità, quali cabine elettriche, cabine di decompressione per il gas per gli acquedotti e simili;
  6. g) la manutenzione, la ristrutturazione, l'ampliamento e la nuova edificazione di manufatti per il commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto stradale;
  7. h) la manutenzione ed il ripristino con il mantenimento delle originarie caratteristiche delle recinzioni esistenti, la realizzazione di nuove recinzioni esclusivamente:
    • - con muretti a secco, di altezza non superiore a m. 1,50, ove preesistano;
    • - con muretti in pietra o mattoni faccia a vista, di altezza non superiore a m. 1,50 e m. 1,80 limitattamente ai montanti del cancello d'ingresso a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici e/o dei coltivi di pregio, ove sussistono tracce della loro esistenza;
    • - con reti metalliche di altezza non superiore a m. 1,80, sostenute da pali di legno o in ferro con fondazione isolata su ogni singolo palo e completamente interrata, mascherate sul lato interno con siepi di essenze arbustive, a perimetrazione delle aree di pertinenza degli edifici esistenti o di nuova edificazione di coltivi di pregio e di allevamenti zootecnici;
  8. h) le trasformazioni fisiche degli edifici e dei manufatti esistenti nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  9. i) il mutamento d'uso degli edifici e dei manufatti esistenti nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  10. j) l'installazione dei manufatti precari, alle condizioni e nei termini di cui al precedente art. 75.3;
  11. k) la nuova edificazione di edifici funzionali alle esigenze abitative di addetti all'agricoltura nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  12. l) la nuova edificazione di annessi agricoli commisurati alla capacità produttiva del fondo, nel rispetto della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, del Regolamento di attuazione 5/R del 9 febbraio 2007 e delle presenti norme;
  13. m) la nuova edificazione di annessi agricoli non soggetti al rispetto delle superfici agrarie minime di cui all'art. 75.3 bis delle presenti norme;
  14. n) la nuova edificazione di annessi agricoli destinati all'agricoltura realizzabili da soggetti diversi dagli imprenditori di cui all'art. 75.3 ter delle presenti norme;
  15. o) l'installazione di manufatti per la detenzione amatoriale di cani e cavalli di cui all'art. 75.3 quater delle presenti norme;
  16. p) la realizzazione di autorimesse pertinenziali e locali interrati o seminterrati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.1 delle presenti norme;
  17. q) la realizzazione scale esterne e porticati nelle condizioni di cui all'art. 75.4.2 delle presenti norme;
  18. r) i maneggi, gli allevamenti e le pensioni per animali di affezione di cui all'art. 75.3 quinques;
  19. s) manufatti per la pesca sportiva e amatoriale di cui all'art. 75.3 sexies.

Gli edifici e gli altri manufatti esistenti ed edificabili nelle agricole primarie, sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  1. a) abitazioni rurali;
  2. b) annessi rustici;
  3. c) allevamenti
  4. d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori, esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) attività ricettive limitate all'agriturismo.

In tutti gli edifici, ove non risultino soggetti a particolari discipline, sono ammissibili gli interventi rientranti nelle definizioni di:

  1. a) Manutenzione straordinaria (MS);
  2. b) Restauro e risanamento conservativo (RC);
  3. c) Ristrutturazione edilizia (RE).
  4. d) Sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti.

Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, un uso diverso da quello abitativo funzionale alle esigenze di addetti all'agricoltura, nonché dei rispettivi nuclei familiari, ovvero come annesso rustico, sono compatibili con le utilizzazioni in atto alla predetta data.

In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 43, 44, 45 Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:

  1. a) residenziale;
  2. b) artigianale per la produzione di beni artistici ;
  3. c) artigianale di servizio;
  4. d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) direzionale;
  6. f) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere.
  7. g) Attrezzature per i servizi pubblici e attrezzature private di uso collettivo con l'esclusione di quelle relative allo spettacolo ed il tempo libero.

Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che comportano la perdita delle destinazioni d'uso agricole degli edifici rurali, potranno riguardare solo gli immobili già asserviti dalla viabilità pubblica o di uso pubblico o privata esistente senza necessità di ulteriori adeguamenti funzionali.

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e quelli di sostituzione edilizia sono consentiti nel rispetto dei i seguenti parametri:

  1. a) Altezza massima H 7,00 m
  2. b) Distanza minima dei fabbricati dai confini se non in aderenza Dc 5,00 m
  3. c) Distanza minima tra fabbricati preesistenti Df 10,00 m

La variazione di sedime dell'edificio contestuale all'intervento di sostituzione edilizia non dovrà eccedere il 20% del sedime esistente e dovrà garantire la compatibilità paesaggistica ed ambientale della volumetria ricostruita con il contesto rurale di riferimento.

Variazioni di sedime maggiori potranno essere valutate nell'ambito di specifici Piani di Recupero, previa dimostrazione ed esplicitazione dei miglioramenti e benefici proposti in termini di sostenibilità e coerenza con PIT, PTCP e PS.

Le trasformazioni e le utilizzazioni di cui ai precedenti commi sono rispettivamente effettuabili ed attivabili, a condizione che siano progettate e realizzate in termini tali da garantire la conservazione, il ripristino e la valorizzazione:

  1. a) delle colture tradizionali, nonché delle forme tradizionali di integrazione produttiva tra colture;
  2. b) degli assetti poderali;
  3. c) dell'assetto della viabilità poderale ed interpoderale;
  4. d) delle tracce e dei segni sul territorio che testimonino di precedenti assetti morfologici e proprietari;
  5. e) degli esemplari arborei, singoli, od in filari, od in gruppi, appartenenti alle specie autoctone o tradizionali;
  6. f) delle recinzioni o delimitazioni, nonché delle opere di protezione dei terreni, quali muretti a secco, terrazzamenti, marginamenti, e simili, realizzati in forme e con materiali tradizionali.

In particolare:

  1. a) vanno mantenuti tutti i manufatti predisposti in passato per particolari colture e per la difesa del suolo (muretti di sostegno, terrazzamenti, dispositivi per lo scolo delle acque, ecc.). La loro manutenzione o sostituzione deve essere fatta con i materiali e le tecniche analoghe alle preesistenti;
  2. b) È vietata la sostituzione dei muri a secco con muri in c.a.;
  3. c) grande attenzione va posta alle modalità di impianto di alcune colture, in particolare la vite ed al momento del reimpianto deve essere utilizzata di norma la tecnica del giropoggio, ferma restando l'ammissibilità di altre tecniche autorizzabili dei competenti enti.
  4. d) Le strade non devono costituire una barriera per il transito degli animali selvatici
  5. e) la manutenzione ed il recupero della rete viaria non deve alterare i caratteri e ne deve salvaguardare la valenza paesistica.

Art. 79 Aree agricole periurbane

Per zone agricole periurbane si intendono le aree caratterizzate dalla presenza di tessuti edilizi residenziali ormai consolidati all'interno di aree con esclusiva o prevalente funzione agricola.

Ogni intervento in questa zona deve tendere al miglioramento della qualità funzionale e formale anche attraverso la sistemazione della viabilità pubblica ed il miglioramento della dotazione di parcheggi pubblici.

Per le destinazioni rurali valgono le disposizioni di cui all'art. 77

Gli edifici e gli altri manufatti esistenti ed edificabili nelle aree con esclusiva o prevalente funzione agricola, sono compatibili con le seguenti utilizzazioni:

  1. a) abitazioni rurali;
  2. b) annessi rustici;
  3. c) allevamenti
  4. d) commercio al dettaglio di carburanti, con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) attività ricettive limitate all'agriturismo.

Gli edifici esistenti, che hanno legittimamente in atto, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 , un uso diverso da quello abitativo funzionale alle esigenze di addetti all'agricoltura, nonché dei rispettivi nuclei familiari, ovvero come annesso rustico, sono compatibili con le utilizzazioni in atto alla predetta data.

In caso di mutamento di destinazione d'uso, se ed in quanto ammissibile ai sensi e per gli effetti degli artt. 43, 44 e 45 della Legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1 e dell'art. 75.4 delle presenti norme, le utilizzazioni compatibili, diverse da quella rurale, sono esclusivamente le seguenti:

  1. a) residenziale;
  2. b) artigianale per la produzione di beni artistici;
  3. c) artigianale di servizio;
  4. d) commercio al dettaglio limitatamente agli esercizi di vicinato ed ai pubblici esercizi, commercio al dettaglio di carburanti con i relativi accessori esclusivamente entro le fasce di rispetto;
  5. e) direzionale;
  6. f) turistico-ricettive alberghiere ed extra alberghiere.
  7. g) Attrezzature per i servizi pubblici e attrezzature private di uso collettivo con l'esclusione di quelle relative allo spettacolo ed il tempo libero.

Per gli edifici esistenti con destinazione d'uso residenziale, costituiti da un'unica unità immobiliare, ovvero da più di un'unità immobiliare accorpate, ognuna delle quali abbia acceso autonomo dall'esterno, sono ammissibili, ove non risultino soggetti a particolari discipline, interventi di addizione volumetrica, nei seguenti casi e nei limiti massimi di seguito indicati ed alle seguenti condizioni:

  1. a) Ove l'intervento sia volto a realizzare un piano aggiuntivo in sopraelevazione negli edifici composti di un solo piano fuori terra, nei limiti della superficie coperta già interessata dal piano fuori terra, purché l'altezza non superi m. 7,00;
  2. b) Nei casi diversi da quello di cui alla precedente lettera a) è consentito un ampliamento della superficie utile lorda, per ognuna delle unità immobiliari abitative interessate, non superiore a: 60 % di quella preesistente, quando questa sia inferiore a mq. 100, il 10% di quella preesistente quando questa sia di 250 mq.; nel caso di superficie utile lorda compresa tra 100 e 250 il valore che si ottiene mediante interpolazione lineare tra i due estremi, purché l'altezza dell'edificio risultante non superi i m. 7,00, oppure sia uguale all'altezza dell'edificio preesistente, oppure di altezza pari alla media degli edifici circostanti, purché questa sia inferiore o uguale all'altezza dell'edificio preesistente.
  3. c) Le addizioni volumetriche di cui ai precedenti punti a) e b) sono consentiti una tantum e non sono cumulabili.

Gli ampliamenti di cui ai precedenti punti a) e b) sono consentiti una tantum e non sono cumulabili.

In tutti gli edifici, ove non risultino soggetti a particolari discipline, sono ammissibili gli interventi rientranti nelle definizioni di:

  1. a) Manutenzione straordinaria (MS);
  2. b) restauro e risanamento conservativo (RC);
  3. c) Ristrutturazione edilizia (RE);
  4. d) Sostituzione edilizia (SE) a parità di S.U.L., superficie coperta e superficie accessoria preesistenti;
  5. e) Ristrutturazione urbanistica (RU) a parità di superficie utile lorda e superficie coperta.

Negli edifici esistenti alla data di entrata in vigore delle presenti norme, ove non risultino soggetti a particolari discipline e salvo maggiori limitazioni derivanti da particolari tutele, è consentito un incremento, una tantum, della superficie coperta, per la realizzazione di tettoie destinate a posti auto, nella misura di 1 mq per ogni 3,3 mq di SUL, con un minimo di un posto auto per ogni unità immobiliare, purché coperte con pannelli fotovoltaici.

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e quelli di sostituzione edilizia sono consentiti nel rispetto dei i seguenti parametri:

  1. a) Altezza massima H 7,00 m
  2. b) Distanza minima dei fabbricati dai confini se non in aderenza Dc 5,00 m
  3. c) Distanza minima tra fabbricati preesistenti Df 10,00 m

Gli interventi di ristrutturazione urbanistica (RU) sono consentiti al fine al fine di una migliore riorganizzazione funzionale del lotto e con una diversa organizzazione planimetrica ed altimetrica della volumetria esistente.

Gli interventi di ristrutturazione urbanistica sono consentiti solo tramite Piano Urbanistico attuativo (Piano di recupero).

Nella realizzazione degli interventi, ai fini di conseguire un corretto inserimento ambientale si dovrà:

  1. a) mantenere, quanto più possibile, le piante esistenti;
  2. b) applicare l'indice di Riequilibro Ecologico nella misura di 1 albero ogni 10 mq di area impermeabilizzata con un minimo 3 alberi scelti tra le specie consigliate nella Guida. Qualora la piantumazione prescritta non fosse realizzabile per mancanza di aree a disposizione o per uno stato attuale già interamente interessato da alberature, il costo della piantumazione stessa sarà monetizzato a cura degli Uffici Comunali e versato al Comune per l'esecuzione diretta in area disponibile;
  3. c) curare in modo particolare nella progettazione i lati del lotto oggetto d'intervento rivolti verso aree libere da edificazioni e realizzare le eventuali recinzioni di questi lati esclusivamente in rete metallica, di altezza non superiore a m. 1,50, sostenuta da pali in legno e mascherata sui due lati con siepi di essenze arbustive scelti tra le specie consigliate nella Guida;

Al Piano di recupero si applicano i seguenti parametri:

  • - La superficie utile lorda non può essere superiore alla superficie utile lorda legittimamente acquisita;
  • - In ogni caso gli interventi non potranno incrementare la superficie coperta legittimamente acquisita;
  • - Di norma l'altezza degli edifici non può superare 7 metri. Sono comunque valutabili, nell'ambito della proposta del piano, altezze maggiori rispetto all'altezza di zona purché non superino le altezze degli edifici al contorno;
  • - Sia valutata preventivamente la compatibilità paesaggistica ed ambientale dell'intervento e siano previste a totale carico dei soggetti attuatori, senza possibilità di scomputo, l'eventuale estensione dei servizi a rete e l'eventuale sistemazione della viabilità;
  • - Siano individuati e corrisposti gli standard dovuti nelle UTOE scelte dall'amministrazione, con le modalità di cui al precedente articolo 14, oppure localizzati nell'area oggetto di piano se ed in quanto ritenuti necessari da parte dell'amministrazione comunale.

CAPO VI AMBITI DI ATTREZZATURE E SERVIZI

Art. 80 Disposizioni generali

Gli ambiti di attrezzature e servizi sono le parti del territorio di uso pubblico e d'interesse generale, destinate al soddisfacimento dei bisogni sia della popolazione residente che degli abitanti insediabili.

Gli ambiti di attrezzature e servizi sono localizzati nel territorio in modo da assicurare una equilibrata distribuzione e da garantire la dotazione degli standard previsti dalla legge.

Nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B le attrezzature e servizi sono suddivise in ambiti a scala territoriale e a scala comunale e di quartiere.

Detta ripartizione ha valore ricognitivo e non previsionale. Sono sempre ammessi le attrezzature ed i servizi che confermano l'ambito di appartenenza; diverse attrezzature e servizi sono comunque consentiti, nel rispetto degli standard previsti per legge.

Art. 81 Modalità d'intervento

Gli interventi nelle aree di cui al presente capo VI sono attuati direttamente dall'Amministrazione Comunale o da enti ed aziende istituzionalmente competenti.

La realizzazione di servizi ed attrezzature pubbliche potrà essere concessa anche a soggetti diversi da quelli di cui al precedente comma a condizione che l'intervento sia compatibile con gli indirizzi generali e con i programmi comunali. Le modalità di realizzazione, gestione ed eventualmente di cessione al comune delle aree e delle opere, saranno determinate con apposita Convenzione. In particolar modo la convenzione dovrà prevedere misure idonee a contenere gli impatti sugli elementi di interesse culturale, paesaggistico ed ambientale e garantire un adeguato livello di accessibilità mediante il trasposto pubblico locale, nonché una adeguata dotazione di spazi verdi, e parcheggi dimensionati in relazione al numero di utenti programmati.

L'edificazione si attua per intervento edilizio diretto accompagnato da un progetto di sistemazione dell'intera area.

Art. 82 Ambiti per attrezzature e servizi a scala territoriale

Sono ambiti destinati al soddisfacimento dei bisogni della popolazione in materia di servizi e attrezzature pubbliche di grado superiore con un ambito di utenza comunale o sovracomunale.

Corrispondono alle Zone Territoriali Omogenee "F" di cui all'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.

Nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B sono suddivise in esistenti e di progetto.

Le sigle riportate nelle suddette tavole hanno valore ricognitivo e non previsionale. Sono sempre ammissibili gli interventi che confermano le utilizzazioni cui le sigle si riferiscono; diverse utilizzazioni sono consentite, nel rispetto degli standard previsti per le diverse attrezzature dalla legge.

Sugli edifici esistenti sono ammissibili, ove non soggetti a particolari discipline, le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia

Sono consentiti inoltre Addizione volumetrica (A);

Per gli interventi di addizione volumetrica e nuova edificazione gli indici di utilizzazione sono quelli che discendono dalle disposizioni regolamentari che disciplinano la costruzione delle diverse attrezzature.

Per quanto non disciplinato da legge e decreti specifici si applicano comunque i seguenti parametri urbanistici:

  1. a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,50 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  3. c) Altezza massima H 10,50 m
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra Nº 3
  5. e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati Ds 5,00 m
  6. f) Distanza minima dai confini Dc 8,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m

Per la struttura sanitaria ospedaliera di San Giuseppe, per quanto non disciplinato dalla legge e decreti specifici si applicano comunque i seguenti parametri urbanistici:

  1. a) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,40
  2. b) Altezza massima H 10,50 m
  3. c) Numero massimo di piani fuori terra Nº 3
  4. d) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati Ds 5,00 m
  5. e) Distanza minima dai confini Dc 8,00 m
  6. f) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00

Per le strutture localizzate negli ambiti del territorio aperto del Piano Strutturale si applicano i seguenti parametri urbanistici:

  1. a) Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,20 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,15
  3. c) Altezza massima H 7,00 m
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra N° 2
  5. e) Distanza minima dai fili stradalie dagli spazi pubblici salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati Ds 5,00 m
  6. f) Distanza minima dai confini Dc 8,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  8. h) Superficie permeabile minima, priva di pavimentazioni Sp 70% SF

I progetti di strutture localizzate negli ambiti del territorio aperto del Piano Strutturale dovranno assicurare la tutela e la persistenza della qualità del paesaggio e ridurre l'impatto sulle risorse naturali del territorio.

A tal fine i progetti di nuove costruzioni dovranno adottare linguaggi architettonici coerenti con il contesto e prevedere un'adeguata vegetazione ripariale. Saranno corredati da un'apposita relazione paesaggistica in cui saranno analizzati gli effetti delle trasformazioni sul paesaggio

I progetti dovranno inoltre contenere soluzioni impiantistiche ecosostenibili in grado di minimizzare l'impatto sulle risorse naturali del territorio.

È prescritta la realizzazione di parcheggi di relazione, secondo le disposizioni regolamentari che disciplinano le diverse attrezzature. Per quanto non disciplinato da leggi e decreti specifici si rinvia ai disposti dell'art. 16.

Le aree scoperte dovranno essere sistemate a verde con alberi di alto fusto.

Art. 83 Aree per impianti sportivi e protezione civile

Sono zone destinate alla realizzazione di impianti per lo sport quali: palestre, piscine, palazzi dello sport, campi da tennis, da calcio scoperti, tribune, ecc.. In tali zone sono ammesse anche strutture per foresteria, ristorazione del pubblico e di servizio agli impianti, centri medici di servizio alle attività sportive.

Si applicano i seguenti parametri urbanistici:

  1. a)Indice di utilizzazione territoriale Ut 0,050
  2. b) Altezza massima eccezion fatta per le strutture di copertura degli impianti per la pratica sportiva H 7,50 m
  3. c) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,0 m
    Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m
  4. e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici
    salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati Ds 8,00 m

È prescritta la realizzazione di parcheggi di relazione secondo le disposizioni regolamentari che disciplinano le diverse attrezzature. Per quanto non disciplinato da leggi e decreti specifici si applicano i disposti dell'art. 16.

I parcheggi dovranno essere realizzati con sistemi di pavimentazioni non impermeabilizzanti e dovranno essere alberati con essenze di alto fusto nella misura di due alberi ogni 100 mq di parcheggio.

È prescritto l'indice di riequilibrio ecologico nella misura di 1 albero ogni 10 mq. di area impermeabilizzata con essenze scelte tra le specie consigliate nella Guida.

Le aree di cui al presente articolo devono risultare disponibili per la protezione civile in caso di necessità.

Art. 84 Ambiti di attrezzature e servizi a scala comunale e di quartiere

Sono ambiti destinati al soddisfacimento dei bisogni della popolazione locale in materia di servizi e attrezzature pubbliche.

Sono inclusi negli standard ai sensi del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444.

Nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B sono suddivise in esistenti e di progetto, sono altresì individuate come attrezzature esistenti i distributori carburanti per uso autotrazione intesi come servizi all'utenza della strada. Essi non concorrono alla dotazione degli standards di legge.

Le sigle riportate nelle tavole di progetto hanno valore ricognitivo e non previsionale. Sono sempre ammessi gli interventi che confermino le utilizzazioni cui le sigle si riferiscono; diverse utilizzazioni sono consentite, nel rispetto degli standard previsti per le diverse attrezzature della legge.

Per gli edifici compresi nelle zone esistenti sono ammissibili, ove non soggetti a particolari discipline, le trasformazioni fisiche fino alla sostituzione edilizia.

Sono consentiti inoltre:

  • - Addizione volumetrica (A);
  • - Nuova edificazione (NE).

Per gli interventi di addizione volumetrica (A) e di nuova edificazione (NE) gli indici di utilizzazione sono quelli che discendono dalle disposizioni regolamentari che disciplinano la costruzione delle diverse attrezzature.

Per quanto non disciplinato nelle leggi e decreti specifici si applicano comunque i seguenti parametri urbanistici:

  1. a)Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,50 mq/mq
  2. b) Rapporto di copertura fondiario Rc 0,50
  3. c) Altezza massima H 10,50 m
  4. d) Numero massimo di piani fuori terra 3
  5. e) Distanza minima dai fili stradali e dagli spazi pubblici
    salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati Ds 8,00 m
  6. f) Distanza dai confini Dc 6,00 m
  7. g) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m

Sono esclusi dal presente articolo i distributori carburanti che seguono la normativa di settore di cui al Titolo III Capo I delle presenti norme.

Art. 85 Zone a verde pubblico

Le zone a verde territoriale hanno un ambito di utenza ed un interesse comunale o sovra comunale.

Le zone a verde primario sono aree destinate a completare l'arredo urbano e collocate di norma negli ambiti produttivi. Possono inoltre concorrere alle dotazioni dei presidi per il contenimento del rischio idraulico.

Le zone a verde attrezzato sono zone destinate a parchi e giardini pubblici, per il gioco dei bambini e dei ragazzi, e per la ricreazione ed il riposo degli adulti.

Le zone a verde sportivo sono quelle disciplinate al successivo art. 86.

Sono incluse negli standard ai sensi del D.I. 2 aprile 1968, n. 1444.

Nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B sono suddivise in esistenti e di progetto.

Le sigle riportate nelle tavole di progetto hanno valore ricognitivo e non previsionale. Sono sempre ammessi gli interventi che confermano le utilizzazioni cui le sigle si riferiscono; diverse utilizzazioni sono consentite, nel rispetto degli standard previsti per le diverse attrezzature della legge.

Nelle zone a verde attrezzato, a verde primario e a verde territoriale non meno del 70% della superficie deve essere sistemata a verde, con coperture erbacee, arbustive o arboree. La restante superficie può essere interessata da piccoli impianti scoperti per la pratica sportiva, per il ristoro; da percorsi pedonali e ciclabili e da parcheggi scoperti.

Gli eventuali parcheggi scoperti possono essere previsti soltanto in posizione perimetrale, essendo preclusa la previsione di percorsi di penetrazione per mezzi motorizzati.

È prescritta la realizzazione di siti, adeguatamente protetti ed attrezzati per i gioco dei ragazzi, nonché di altre zone protette destinate al riposo ed alla ricreazione degli utenti.

Art. 86 Zone a verde sportivo

Sono zone destinate agli impianti per attività sportive coperti o scoperti quali piscine, palestre, palazzi dello sport, immersi nel verde che deve occupare almeno il 50% dell'intera area. In queste zone sono ammesse strutture per il ristoro del pubblico e di servizio agli impianti.

L'edificazione è soggetta ai seguenti indici e parametri:

  1. a)Indice di utilizzazione fondiaria Uf 0,50 mq/mq
  2. b) Altezza massima: H 10,50 m
    eccezione fatta per le strutture di copertura degli impianti per la pratica sportiva
  3. c) Distanza minima dei fabbricati dai confini Dc 6,00 m
  4. d) Distanza minima dei fabbricati dalle strade DS 8,00 m
    salvo diverso allineamento obbligato indicato graficamente nelle tavole di R.U. e le prescrizioni del Codice della Strada per le strade esterne ai centri abitati
  5. e) Distanza minima tra fabbricati Df 10,00 m

È prescritta la realizzazione di parcheggi di relazione secondo le disposizioni regolamentari che disciplinano le diverse attrezzature. Per quanto non disciplinato da leggi e decreti specifici si applicano i disposti dell'art. 16.

Art. 87 Zone per attrezzature cimiteriali

Sono zone destinate alle attrezzature cimiteriali esistenti, di ampliamento e di progetto.

Nelle zone cimiteriali si osservano disposizioni di cui alla legge 24 luglio 1934, n. 1265 Testo unico delle leggi sanitarie e successive modifiche ed integrazioni.

Nei nuovi cimiteri o negli ampliamenti si applicano i seguenti indici e parametri:

  1. a) Parcheggi P 10 mq/100 mq di Sf

Non fanno parte delle attrezzature cimiteriali le relative zone di rispetto, che sono indicate nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, per l'applicazione dei prescritti vincoli di inedificabilità; le suddette fasce sono soggette alle disposizioni di cui al precedente art. 9 paragrafo 9.4.

CAPO VII DISPOSIZIONI RELATIVE AL SISTEMA INFRASTRUTTURALE PER LA MOBILITÀ

Art. 88 Disposizioni generali

Le zone di cui al presente capo sono zone destinate allo svolgimento del traffico pedonale e meccanico.

Sono zone caratterizzate da un uso esclusivo e sono suddivise in:

  1. 1. Zone ferroviarie;
  2. 2. Zone per la viabilità;
  3. 3. Zone per parcheggi;
  4. 4. Piazze;
  5. 5. Piste ciclabili;
  6. 6. Strada mercato.

Negli elaborati grafici di progetto sono distinte in esistenti e di progetto o da ristrutturare.

Art. 89 Zone ferroviarie

Sono zone destinate alle sedi ferroviarie, ai loro relativi servizi e impianti connessi con l'esercizio del traffico ferroviario ed ai loro ampliamenti, con esclusione di insediamenti residenziali.

Nelle superfici interessate dalle stazioni ferroviarie sono ammissibili interventi di manutenzione, riqualificazione, ristrutturazione, sostituzione, ristrutturazione urbanistica, addizione volumetrica, nuova edificazione degli impianti di interscambio delle persone e delle merci, nonché degli impianti e delle attrezzature tecnologiche, di servizio e di supporto, complementari e connesse, ivi comprese quelle commerciali al dettaglio pubblici esercizi, ambulatori, centri di primo soccorso e simili.

In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle amministrazioni Pubbliche ed alle società esercenti la linea e si attua per intervento diretto.

Per il fabbricato esistente e relativo resede sito in fregio a Via Palestro angolo Piazza Don Minzoni e denominato "Ex Poste" e ricadente in questa zona, sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ristrutturazione edilizia e cambio di destinazione d'uso, anche a soggetti proprietari diversi dalle amministrazioni pubbliche o delle società esercenti la linea.

Detto edificio è compatibile con le seguenti utilizzazioni:

  • - attrezzature tecnologiche;
  • - commercio al dettaglio;
  • - attività direzionali;
  • - erogazioni dirette di servizi quali uffici aperti al pubblico, uffici privati, centri di calcolo, istituti di credito.

L'ammissibilità del cambio di destinazione d'uso dovrà riferirsi ad una specifica verifica preventiva di congruità e compatibilità delle utilizzazioni, rispetto alla linea ferroviaria più prossima all'intervento

L'edificazione nelle fasce di rispetto delle linee ferroviarie è disciplinata dal precedente art. 9 paragrafo 9.2.

Art. 90 Zone per la viabilità carrabile

Sono zone destinate alla conservazione, alla ristrutturazione e alla nuova realizzazione delle infrastrutture per il traffico meccanico.

In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle amministrazioni Pubbliche, ai privati a scomputo degli oneri di urbanizzazione e si attua per intervento diretto a meno che non si tratti di strade individuate all'interno di Piani Urbanistici Attuativi.

I tracciati di progetto individuati nelle tavole di cui all'art.2 paragrafo B hanno carattere prescrittivo e possono essere modificati solo per soddisfare esigenze derivanti da valutazioni di impatto ambientale e/o di diverso assetto urbanistico.

In sede di progettazione le caratteristiche tecnico-dimensionali possono essere modificate nel tracciato, solo al fine di migliorare l'inserimento delle strade nell'ambiente circostante.

La progettazione dei tracciati deve altresì attenersi al criterio di riduzione dell'inquinamento acustico e dell'impatto visivo dei tracciati; nel territorio aperto devono inoltre essere rispettati le disposizioni dettate in merito dall'art. 45 dello Statuto dei Luoghi del Piano Strutturale.

Le strade extraurbane principali e le strade extraurbane secondarie, di nuova costruzione o da ristrutturare, nonché le strade extraurbane locali e le strade vicinali o poderali o interpoderali o di bonifica, in occasione della loro realizzazione o delle trasformazioni eccedenti l'ordinaria manutenzione, devono essere dotate di sottopassi per consentire il transito della microfauna, nei punti in cui incrocino corridoi ecologici comunque previsti in attuazione delle disposizioni degli strumenti di pianificazione, ed in ogni caso a distanze non inferiori a 300 metri l'uno dall'altro, salvo che per portarli a coincidere con i predetti punti d'intersezione con corridoi ecologici.

Qualunque nuova costruzione di strade in area urbana, deve accompagnarsi alla messa in opera di tutti i dispositivi di mitigazione degli impatti possibili in rapporto alle condizioni di assetto locali.

Per alcuni tratti della viabilità carrabile di progetto sono individuati, nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, i relativi corridoi infrastrutturali per consentire la definizione del tracciato finale come individuato in sede di progettazione definitiva.

Gli scostamenti del tracciato nell'ambito del corridoio infrastutturale, così come l'introduzione di intersezioni a livello, non comporta variante al Regolamento urbanistico.

Il corridoio infrastrutturale è un vincolo di tutela, conformativo e di distanza, non costituisce specifica destinazione di zona omogenea; per gli edifici esistenti sono ammessi interventi fino alla ristrutturazione edilizia. Al suo interno non è ammessa la nuova edificazione, tranne il caso in cui la stessa:

  1. a) sia prevista nell'ambito di un P.U.A. che preveda la contestuale realizzazione della viabilità cui il corridoio è riferito;
  2. b) sia prevista all'interno della superficie fondiaria individuata dalla scheda norma di riferimento.

Art. 91 Zone per parcheggi

Sono zone destinate alla sosta dei veicoli motorizzati.

In queste zone l'intervento spetta esclusivamente alle Amministrazioni Pubbliche, ai privati a scomputo degli oneri di urbanizzazione e si attua per intervento diretto a meno che non si tratti di parcheggi individuati all'interno di Piani Urbanistici Attuativi.

Le zone destinate a parcheggi pubblici possono dar luogo a:

  1. 1. Parcheggi scoperti in superfici ad un solo livello, da arredare con piante d'alto fusto nella misura di almeno una pianta ogni 50 mq e con siepi e alberature sul perimetro esterno, al fine di ridurne l'impatto visivo.
    In questa tipologia di parcheggio, la pavimentazione sarà di preferenza, da realizzare con materiali permeabili;
  2. 2. Parcheggi totalmente o parzialmente coperti con manufatti amovibili, per non più di un piano fuori terra.
    Questa tipologia di parcheggio dovrà risultare adeguatamente mascherata con cortine di verde alberato;
  3. 3. Parcheggi coperti, mono o multipiano, nel sottosuolo o in elevazione, in quest'ultimo caso per un'altezza non superiore alla media delle altezze degli edifici contigui.

Gli edifici e le aree per la sosta sono inclusi negli standard ai sensi del D.L. 2 aprile 1968, n. 1444.

Le tipologie di parcheggio di cui ai precedenti punti 2 e 3 sono consentite per aumentare le dotazioni minime di spazi a parcheggio, ma non per soddisfare le dotazioni minime necessarie di cui all'art. 14 delle presenti norme.

Le disposizioni del presente articolo valgono anche per i parcheggi che vengono realizzati nel contesto dei Piani Urbanistici Attuativi, salvo diverse indicazioni contenute nelle schede norma del relativo PUA.

La progettazione di aree a parcheggio, previste dagli atti comunali di governo del territorio di cui alla Legge Regionale Toscana 3 gennaio 2005, n. 1, dovrà adeguarsi alle eventuali prescrizioni contenute nella valutazione degli effetti ambientali e nella verifica di fattibilità sotto il profilo geologico - tecnico ed idraulico. Potranno essere proposte soluzioni progettuali diverse da quelle valutate dagli atti di cui al precedente comma, in tal caso dovranno essere approfonditi gli aspetti critici relativi alla diversa soluzione.

Art. 92 Piazze

Nella realizzazione di nuove piazze e nella ristrutturazione delle piazze di recente costruzione, deve essere privilegiata, per la pavimentazione, l'utilizzazione di materiali lapidei, ed evitata l'utilizzazione di materiali e tecniche comportanti la totale impermeabilizzazione dei suoli, ogni qualvolta che l'operazione non contrasti con le funzioni attribuita ai suddetti spazi.

La definizione degli assetti delle piazze di nuova costruzione o da ristrutturare deve eliminare o ridurre al minimo le parti utilizzabili per la mobilità meccanizzata, le quali, ove presenti, devono essere preferibilmente separate, dalle altre parti delle piazze, mediante cordonature, o piccoli dislivelli di quota e comunque distinte mediante pavimentazioni diversificate per materiali e per disegno.

Nelle piazze è ammissibile la realizzazione di piani interrati destinati a parcheggio sia pertinenziali che di relazione, per iniziativa di soggetti pubblici.

La realizzazione potrà essere concessa anche a privati a condizione che l'intervento sia compatibile con gli indirizzi generali e con i programmi comunali. Le modalità di realizzazione, gestione ed eventualmente di cessione al Comune delle aree e delle opere, saranno determinate con apposita convenzione.

Gli interventi di cui al precedente comma due non dovranno comportare impatti negativi di alcun genere e dovranno essere accompagnati da uno studio che valuti la mobilità indotta, l'esistenza di collegamenti pedonali tra la nuova funzione ed il resto del tessuto urbano, nel caso si rilevi una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà procedere ad un adeguamento contestualmente alla realizzazione del parcheggio.

Art. 93 Percorsi ciclabili

I percorsi ciclabili sono costituiti da:

  1. a) strade o parti di strade riservate al transito dei ciclisti in sede propria, separate dalla carreggiata con idonee ed efficienti protezioni, ovvero aventi tracciato autonomo;
  2. b) da strade e spazi in promiscuo, opportunamente contrassegnati e delimitati, dove la circolazione e la sosta degli autoveicoli abbia carattere subordinato alla presenza di pedoni e ciclisti;
  3. c) da viali e sentieri aperti a ciclisti, con esclusione o subordinazione degli autoveicoli, che si trovino nei parchi urbani e/o territoriali e nelle aree rurali;
  4. d) dalle attrezzature accessorie per il posteggio, la riparazione o il noleggio delle biciclette, lo scambio intermodale con il pubblico trasporto, il riparo ed il ristoro degli utenti.

Art. 94 La strada mercato

È il tratto di strada compreso tra lo svincolo Empoli est ed il ponte sull'Orme, che deve essere progettato in termini di "strada mercato" e cioè in relazione agli usi commerciali delle zone che si attestano sul tratto in questione

È compito dell'Amministrazione comunale predisporre un progetto unitario per la trasformazione della sede stradale, con particolare attenzione alle alberature, agli spazi pedonali, ciclabili e per la sosta necessari agli utenti delle attività commerciali, alle connessioni con le zone per il tempo libero, ed in particolare con l'ansa di Arnovecchio, della quale la suddetta strada, nel tratto in questione, segna il margine inferiore.

Tutti gli interventi che ricadono nella strada mercato devono uniformarsi al suddetto progetto.