Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

CAPO I Fattibilità geologico - idraulica delle azioni di Piano

Art. 25 bis Disposizioni generali

Le attribuzioni delle classi di fattibilità derivano dalla sovrapposizione delle carte delle pericolosità del Piano Strutturale con le tipologie di intervento consentite dal Regolamento Urbanistico. A ciascuna classe di fattibilità corrispondono indicazioni, misure preventive di attenuazione del rischio, piani d'indagini di dettaglio da eseguire prima dell'approvazione dello strumento attuativo o del progetto edilizio.

Per ogni tipologia di intervento le attribuzioni delle classi di fattibilità sono definite in relazione agli aspetti geomorfologici, idraulici e sismici con le modalità indicate nella Relazione geologica di fattibilità allegata al Regolamento Urbanistico al capitolo 3 "Fattibilità" e sono vincolanti per l'attuazione degli interventi stessi.

Per gli interventi soggetti a Piano Urbanistico Attuativo e a Progetto Unitario Convenzionato e per le previsioni di opere pubbliche sono state redatte specifiche schede di fattibilità i cui contenuti sono vincolanti per l'attuazione degli interventi stessi.

La fattibilità di ogni tipologia di intervento di trasformazione del territorio è inoltre sempre subordinata alle norme e alla cartografia del Piano Stralcio Rischio Idraulico e del Piano di Assetto Idrogeologico dell'Autorità di Bacino del fiume Arno.
Nelle Tavole 8.1 e 8.2 dello Studio idrogeologico idraulico di supporto al Regolamento Urbanistico sono riportati:

  • - i livelli idrici per eventi con tempi di ritorno Tr 200, Tr 100 e Tr 30 piena;
  • - i livelli di riferimenti per la messa in sicurezza che sono relativi ad eventi con tempi di ritorno Tr200.

All'interno delle aree a pericolosità idraulica I3 sono comprese le zone di transito, come definite al paragrafo 6.3 della relazione idrologica - idraulica, la cui quota topografica risulta superiore al livello idrico presente nella cella di riferimento. Per tali aree si assume un battente convenzionale di 30 cm sul piano campagna.

Art. 26 Classi di Pericolosità geologica

Il territorio comunale è articolato nelle classi e sottoclassi di pericolosità geologica che seguono, la cui distribuzione è riportata nella tav. 2.2 "Carta della Pericolosità geologica".

Classe 1 - Pericolosità irrilevante: Questa classe comprende le aree geologicamente stabili in cui sono assenti limitazioni derivanti da caratteristiche geologico-tecniche e morfologiche.
Sottoclasse 1a: Sono comprese in questa sottoclasse le aree a pericolosità geologica irrilevante ma con presenza di orizzonte compressibile entro i 10 metri dal piano di campagna.

Classe 2 - Pericolosità bassa: Questa classe individua le situazioni geologico-tecniche apparentemente stabili sulle quali però permangono dubbi che comunque potranno essere chiariti a livello di indagine geognostica di supporto alla progettazione edilizia. Sottoclasse 2a: Sono comprese in questa sottoclasse aree a pericolosità geologica bassa ma con orizzonte compressibile entro i 10 metri dal piano di campagna.

Classe 3 - Pericolosità media: Questa classe comprende le aree in cui sono assenti fenomeni attivi, ma in cui tuttavia le condizioni geologico-tecniche, morfologiche e idrauliche del sito non sono tali da far ritenere che esso si trovi al limite dell'equilibrio. In queste zone ogni intervento edilizio è fortemente limitato e le indagini di approfondimento dovranno essere condotte a livello dell'area nel suo complesso; sono inoltre da prevedersi interventi di bonifica e/o l'adozione di tecniche fondazionali di un certo impegno.

Classe 4 - Pericolosità elevata: Ricadono in questa classe le aree interessate da fenomeni di dissesto (frane, forte erosione, frequenti inondazioni) o fenomeni di elevata amplificazione della sollecitazione sismica e liquefazione dei terreni.

Art. 27 Classi di fattibilità

In relazione alla pericolosità geologica del territorio sono definite le seguenti quattro classi di fattibilità:

  1. Classe 1: Fattibilità senza particolari limitazioni;
  2. Classe 2: Fattibilità con normali vincoli da precisare a livello di progetto;
  3. Classe 3: Fattibilità condizionata;
  4. Classe 4: Fattibilità limitata.

Classe 1: Fattibilità senza particolari limitazioni

Rientrano in questa classe di fattibilità le costruzioni a bassa incidenza che ricadono in aree a classe di pericolosità irrilevante, interventi a carattere conservativo e/o di recupero anche in aree ad elevata pericolosità, purché non vadano a variare l'equilibrio opera/terreno originario.

In questi casi la caratterizzazione geo-tecnica dei terreni può essere ottenuta anche per mezzo della semplice raccolta di dati bibliografici e/o ricavati da indagini eseguite in aree limitrofe; la fattibilità dell'intervento e/o dell'opera dovrà tuttavia essere motivata con una relazione che verifichi l'idoneità delle soluzioni progettuali, in ottemperanza a quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88 al punto A2 capoversi 8º e 9º.

Il rilascio del permesso abilitativo è subordinato alla presentazione della suddetta relazione.

Classe 2: Fattibilità con normali vincoli da precisare a livello di progetto

uesta classe implica livelli di rischio maggiori rispetto alla precedente, seppur sempre bassi, normalmente raggiungibili in aree sempre classificate a bassa pericolosità.

La fattibilità dell'intervento e/o dell'opera è da stabilirsi sulla base di una indagine opportunamente mirata a sviluppare le problematiche evidenziate con gli studi condotti a livello di strumento urbanistico.

Più in particolare lo studio dovrà comprendere indagini geologiche, nei casi previsti dal D.M. LL.PP. 11.03.88, e geoteniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geo-tecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di frantumazione dei litotipi presenti, i lineamenti geo-morfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali, il quadro idro-geologico e il quadro geo-tecnico parametrico locale; il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti da tali indagini.

Classe 3: Fattibilità condizionata

Questa classe implica un livello di rischio medio alto e riguarda anche interventi di non eccessivo impegno e/o a basso indice di edificabilità, ma che interessano aree classificate a pericolosità media, e interventi ad elevato indice di edificabilità o con significativo numero di elevazioni (generalmente > 2), strutture in parte ad utilizzazione pubblica e interventi che modificano l'equilibrio geo-morfologico della zona, che ricadono in aree classificate a pericolosità bassa.

Sono richieste indagini di dettaglio, che dovranno essere condotte a livello di "area complessiva", per la definizione del quadro geo-litologico, geo-morfologico, idro-geologico, geo-meccanico.

Lo studio dovrà comprendere, quindi, indagini geologiche e geoteniche per valutare la stabilità della zona, sia durante che dopo aver eseguito l'opera e/o l'intervento, e dovranno essere estese alla parte del sottosuolo e/o all'area direttamente o indirettamente interessata dall'intervento o che può influenzare il comportamento stesso dell'opera.

I risultati degli studi e delle indagini dovranno essere esposti in una relazione geologica e in una geotecnica che faranno parte integrante degli atti progettuali, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 11.03.88.

In particolare la relazione geologica dovrà illustrare la situazione litostratigrafica locale, lo stato di alterazione e/o di fratturazione dei litotipi presenti, i lineamenti geomorfologici della zona e gli eventuali dissesti in atto e/o potenziali e inoltre il quadro idrogeologico locale; la relazione geotecnica dovrà inoltre contenere la definizione degli interventi di mitigazione delle situazioni di rischio, in particolare degli eventuali interventi di bonifica e miglioramento dei terreni o dei versanti con riguardo alle tipologie di fondazione da adottarsi e alle opere di sostegno provvisorio e/o permanente necessarie.

Nel caso di opere di captazione, quali pozzi, dovranno essere prodotti studi per la valutazione degli effetti di subsidenza indotti, in relazione anche alle eventuali strutture presenti, e relativamente agli effetti sul quadro idrogeologico locale.

Nel caso l'intervento interessi aree soggette anche a rischio idraulico dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno essere definiti i dovuti interventi di mitigazione del rischio, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di piani seminterrati e/o degli interventi che possono interferire con il quadro idrologico.

Il progetto dovrà essere redatto sulla base delle indicazioni e delle eventuali prescrizioni derivanti dalle indagini complessive svolte.

Classe 4: Fattibilità limitata

Implica livelli di rischio elevato ottenibili ipotizzando qualsiasi tipo di utilizzazione, che non sia puramente a carattere conservativo o di ripristino, che interessi aree a pericolosità elevata o utilizzazioni dall'elevato valore di vulnerabilità (servizi essenziali - strutture ad utilizzazione di massa ad elevata concentrazione ecc.) anche in aree a pericolosità medio bassa.

In queste aree devono prevedersi specifiche indagini geologiche, geognostiche, idrogeologiche, idrauliche e ambientali per precisare i termini del problema. In particolare dovranno prevedersi:

  • - il progetto di massima degli interventi di consolidamento, di bonifica, di miglioramento dei terreni e delle tecniche fondazionali particolari da adottare;
  • - la definizione dei costi necessari per l'espletamento di tali opere ed interventi;
  • - un adeguato sistema di controllo, con stima dei relativi tempi ritenuti necessari per la verifica degli effetti degli interventi operati.

Nel caso l'intervento interessi aree soggette anche a rischio idraulico dovrà essere definito il quadro idrologico locale e dovranno essere definiti i dovuti interventi di mitigazione del rischio, con precise prescrizioni relativamente alla realizzazione di piani seminterrati e/o degli interventi che possono interferire con il quadro ideologico.

Art. 28 Fattibilità per aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico

Il territorio empolese è suddiviso in tre aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico, diversificate a seconda che si tratti di aree di pianura o aree di collina, come risulta dalla tav. 2.5 "Carta della fattibilità per aree omogenee sotto il profilo geologico tecnico".

Ognuna di queste aree è caratterizzata da problematiche geologico-tecniche che condizionano in maniera significativamente diversa la fattibilità di un intervento.

Le classi di zonizzazione individuate sono tre per le aree di pianura e tre per le aree di collina.

Aree di pianura

  1. Classe A: Condizionamento basso. Corrispondente alle classi di pericolosità 1 e 2 (pericolosità geologica irrilevante e bassa);
  2. Classe B: Condizionamento medio. Corrispondente alle classi di pericolosità 1a e 2a (pericolosità irrilevante e bassa con presenza di terreni scadenti entro i primi 10 metri dal piano campagna);
  3. Classe C: Condizionamento alto. Corrispondente alle zone ricadenti in classe di pericolosità 3 (pericolosità media).

Il grado di condizionamento della fattibilità geologica degli interventi aumenta passando dalla classe A (basso) alla classe C (alto), aumentando corrispondentemente la complessità delle problematiche di natura geologico tecnica.

Aree di collina

  1. Classe A: Condizionamento basso
  2. Classe B: Condizionamento medio
  3. Classe C: Condizionamento alto

Il grado di condizionamento della fattibilità geologica degli interventi aumenta passando dalla classe A alla classe C.

Art. 29 Matrici di fattibilità

La classe di fattibilità dei diversi interventi edilizi ed urbanistici in base alla classe di pericolosità dell'area è indicata nelle matrici di fattibilità generale contenute al paragrafo 5.2.3 della relazione geologico tecnica e idraulica di cui all'art. 2 lettera C delle presenti norme.

Art. 30 Ambiti di salvaguardia idraulica

La Tavola 2.3 "carta delle aree allagate" riporta la delimitazione degli ambiti di salvaguardia idraulica.

La delimitazione degli ambiti è indicativa e dovrà essere convalidata da misurazioni dirette. Sono definiti tre ambiti:

  1. Ambito A1 - definito di "assoluta protezione del corso di acqua" che corrisponde agli alvei, alle golene, agli argini dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) nonché alle aree comprese nelle due fasce della larghezza di 10 metri adiacenti a tali corsi d'acqua, misurate a partire dal piede esterno dell'argine o, in assenza, del ciglio di sponda.
  2. Ambito A2 - definito di "tutela del corso d'acqua e possibile inondazione" da applicarsi ai corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) con larghezza superiore ai 10 metri, misurata fra i piedi esterni degli argini o, in mancanza, fra i cigli di sponda. Tale ambito corrisponde alle due fasce immediatamente esterne all'ambito A1 che hanno larghezza pari alla larghezza del corso d'acqua definita come sopra con un massimo di metri lineari 100.
  3. Ambito B - comprende le aree potenzialmente inondabili in prossimità dei corsi d'acqua (limitatamente a quelli previsti dalla legge) che possono risultare necessarie per eventuali interventi di regimazione idraulica per la messa in sicurezza degli insediamenti. Tale ambito corrisponde alle aree a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a due metri sopra il piede esterno dell'argine o del ciglio di sponda. Il limite esterno di tale ambito è determinato dai punti di incontro delle perpendicolari all'asse del corso d'acqua con il terreno alla quota altimetrica già individuata e non potrà comunque superare la distanza di metri 300 dal piede esterno dell'argine o dal ciglio. L'ambito B è da considerarsi come parte del territorio per la quale l'Amministrazione Comunale deve dotarsi di uno studio idrologico-idraulico, qualora preveda nei propri strumenti urbanistici attuativi edificazioni pubbliche o private.

I corsi d'acqua a cui si applicano le salvaguardie di cui alla delibera del Consiglio regionale 25 gennaio 2000, n. 12 sono i seguenti:

  • - Fiume Arno;
  • - Fiume Elsa;
  • - Borro di Pagnana;
  • - Borro Santa Maria e di Sant'Anna;
  • - Rio dei Cappuccini;
  • - Torrente Orme;
  • - Torrente Ormicello;
  • - Rio della Piovola o di San Donato;
  • - Fosso a legnaia di Sammontana;
  • - Fosso di Fibbiana;
  • - Rio della Leccia o di Martignano.

Art. 31 Classi di Pericolosità idraulica

Le aree del territorio comunale soggette a rischio idraulico sono individuate nella Tav. 2.4 "carta della pericolosità idraulica" ed alle stesse è attribuita la classe di pericolosità idraulica 3 (pericolosità media).

La suddetta carta rappresenta tutte le aree inseribili in classe di pericolosità idraulica 3 indipendentemente dalla causa che genera l'attribuzione della pericolosità. Il grado di pericolosità 3 è stato attribuito a tutte le aree soggette ad una o più delle seguenti condizioni:

  • - Aree rientranti in uno degli ambiti previsti dalla D.R. 230/94 come ripresa dalla deliberazione 25 gennaio 2000 n. 12;
  • - Aree soggette in passato ad allagamenti o ristagni;
  • - Aree morfologicamente depresse con quota inferiore al ciglio di sponda o del piede esterno dell'argine.

Nelle aree indicate con pericolosità idraulica 3 si dovranno mantenere particolari cautele progettuali con specifico riferimento agli aspetti di rischio idraulico che dovranno tener conto delle possibili evoluzioni e dei cambiamenti di assetto del territorio subentrati al momento della progettazione.

In queste aree, fatto salvo l'obbligo del recepimento delle indicazioni contenute nel Regolamento edilizio, i progetti dovranno essere corredati da una relazione idraulica specifica a firma di un tecnico abilitato che evidenzi le condizioni di rischio specifico rilevabili al momento della progettazione e che metta in evidenza le correlazioni tra il rischio idraulico dell'area come ricostruito dagli studi disponibili presso l'Amministrazione e le condizioni idrauliche specifiche del singolo intervento o del gruppo di interventi proposti.

Art. 32 Fattibilità per aree omogenee sotto il profilo idraulico

Il territorio comunale è stato suddiviso in 8 zone omogenee e due ulteriori zone con presenza di Ambiti denominate Zona A e Zona B, la cui distribuzione è riportata nella Tav. 2.6.

  1. Zona 1: È la zona in cui non si sono mai verificati allagamenti ed in cui non sono presenti ambiti A1, A2 e B come definiti agli articoli 75, 76 e 77 della delibera del Consiglio Regionale 25 gennaio 2000, n. 12. Rappresenta le aree a monte della ferrovia per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio di m. 0.30.
  2. Zona 2: È la zona in cui nel 1966 l'Elsa o altri corsi d'acqua hanno generato battenti idrici modesti e quantificati in circa 30 cm. Gli stessi battenti possono essere stati generati anche negli anni successivi da ristagni d'acqua. Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 26.13 s.l.m.
  3. Zona 3: È la zona in cui nel 1966 l'Elsa o altri corsi d'acqua hanno generato battenti idrici modesti e quantificati in circa 40 cm. Gli stessi battenti possono essere stati generati anche negli anni successivi da ristagni d'acqua. Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota 26,30 s.l.m.
  4. Zona 4: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 27.10 s.l.m.
  5. Zona 5: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 27.70 s.l.m.
  6. Zona 6: Rappresenta le aree per le quali è previsto un sopralzo del piano di calpestio fino a quota m. 28.25 s.l.m.
  7. Zona 7/1: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatte salve le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo le aree passeranno in Zona 1. È prescritto un sopralzo del piano di calpestio di m. 0,30 rispetto al piano di campagna.
  8. Zona 7/2: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatti salve le previsioni regolate da accordi transitori in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali e gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo la quota di sicurezza è determinata in m. 24.20 s.l.m. Zona 7/3: Aree con fattibilità vincolata al completamento delle opere previste per la messa in sicurezza idraulica del Fiume Elsa, fatti salvi gli accordi transitori in essere; la possibilità di estendere il piano di protezione civile alle previsioni industriali e gli interventi edilizi diretti. Rimosso il vincolo la quota di sicurezza è determinata in m. 33.30s.l.m.
  9. Zona 8: Aree vincolate in previsione di interventi di mitigazione idraulica.

Per ciascuna zona sono state previste delle matrici riassuntive in cui sono riassunte le condizioni di fattibilità dal punto di vista idraulico.

Zona 1: Classe di fattibilità idraulica 2

Destinazione residenziale: Non ci sono particolari prescrizioni dal punto di vista idraulico ritenendo sufficienti le norme di buona tecnica costruttiva che prevedono un rialzo di circa 30 cm. sul p.c.

Destinazione industriale-commerciale: Non ci sono particolari prescrizioni dal punto di vista idraulico ritenendo sufficienti le norme di buona tecnica costruttiva che prevedono un rialzo di circa 30 cm. sul p.c.

Zona 2: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.13 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.13 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piani Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico. È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 3: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.30 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 26.30 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 4: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.10 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.10 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 5: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.70 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 27.70 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 6: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 28.25 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate.

Destinazione industriale-commerciale: Quota di sicurezza: piano di calpestio ad almeno 28.25 m.s.l.m.. Consentiti garage e vani interrati eseguiti con accesso anche esterno purché idraulicamente isolati, con accesso, cioè, alla quota di massima sicurezza prevista dal piano. Nel caso in cui la sicurezza venga garantita solo per l'accesso e non per tutte le altre prese d'aria, queste dovranno essere eseguite a tenuta. In ogni caso gli impianti dovranno essere eseguiti in modo da poter resistere ad eventuale allagamento. Obbligo di pavimentazioni drenanti per parcheggi ed aree asfaltate. Coperture ritardanti il deflusso delle acque. Reti fognarie ritardanti il deflusso delle acque.

Note particolari: Relativamente ai Piano Urbanistici Attuativi, nel caso di sopraelevazione dei piani di calpestio, dovranno essere individuati, anche a beneficio di più gruppi di intervento, volumi di accumulo equivalenti a quelli sottratti con la nuova edificazione. I volumi di nuovo accumulo potranno essere individuati anche in aree verdi e depresse interne alla lottizzazione e dovranno comunque essere concordati con l'Amministrazione e tali da non arrecare ulteriori danni o disagi a terzi e/o impedimento al regolare deflusso idraulico.

È comunque necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio, a firma di tecnico abilitato, che evidenzi le modalità di attuazione delle indicazioni previste per la zona, delimitando eventuali ambiti, specificando le correlazioni che intercorrono tra le quote realmente esistenti sul p.c. dell'intervento e quelle circostanti e descriva il controllo delle acque meteoriche. Nei Piani di Recupero la progettazione deve tendere a ridurre i contributi idrici unitari diminuendo le superfici impermeabili ed adottando accorgimenti costruttivi per il ritardo del rilascio delle acque di pioggia.

Zona 7/1: Classe di fattibilità idraulica 4/2

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatti salvi: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, le aree passeranno in Zona 1 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 7/2: Classe di fattibilità idraulica 4/3

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatte salve: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, la quota di sicurezza è determinata in 24,20 m.s.l.m. e soggetta alle prescrizioni di Zona 2 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 7/3: Classe di fattibilità idraulica 4/3

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: La fattibilità è vincolata al completamento delle opere previste per la riduzione del rischio idraulico sul fiume Elsa (Cassa di Espansione di Madonna della Tosse ed adeguamento delle arginature del fiume Elsa) fatte salve: le previsioni regolate da accordi transitori già in essere; la possibilità di estendere il Piano di Protezione Civile alle previsioni industriali; gli interventi edilizi diretti. Sono vietati in ogni caso gli interrati.

Gli interventi di cui al precedente comma sono consentiti alle seguenti condizioni aggiuntive: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Note particolari: Una volta entrate in funzione le opere previste per la riduzione del rischio idraulico e rimosso il vincolo, la quota di sicurezza è determinata in 33,30 m.s.l.m. e soggetta alle prescrizioni di Zona 3 con i seguenti accorgimenti aggiuntivi: obbligo di edilizia residenziale con piano terra destinato a garage o locali tecnici o accessori con accessi e finestre a tenuta; impiantistica obbligatoriamente antisommergibile.

Zona 8: Classe di fattibilità idraulica 4

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: Non sono previste edificazioni in quanto la zona è vincolata in attesa della realizzazione di opere di mitigazione idraulica.

Note particolari: Una volta eseguite le opere per la mitigazione del rischio idraulico le aree potranno essere riperimetrate ed inserite in una specifica zona in funzione del reale grado di rischio.

Zona A: Classe di fattibilità idraulica 4

Destinazione residenziale e destinazione industriale - commerciale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00 che in questa zona prevede la fattibilità condizionata solo di opere idrauliche.

Zona B: Classe di fattibilità idraulica 3

Destinazione residenziale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00.

Destinazione industriale - commerciale: È necessario attenersi alle misure di salvaguardia previste dal D.C.R. 12/00.

Note particolari: È necessario allegare al progetto una relazione idraulica di dettaglio che dimostri l'assenza del rischio idraulico e la gestione degli smaltimenti delle acque meteoriche. È necessario predisporre un piano di intervento per la rimozione di eventuali materiali destinati allo stoccaggio al primo piano degli edifici industriali e in caso di allagamento accidentale dovuto a rotture arginali o malfunzionamenti della rete fognaria.

CAPO II Regole per la tutela ambientale

Art. 33 Disposizioni generali

Le norme di cui al presente Capo II definiscono le condizioni per le trasformazioni del territorio comunale derivanti dalla valutazione degli effetti ambientali dal Regolamento Urbanistico, di cui tener conto nella redazione dei piani di settore di competenza comunale, dei piani urbanistici attuativi nonché negli interventi edilizi diretti di trasformazione di cui all'art. 18, se espressamente prescritti dagli articoli che seguono.

Art. 34 Valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni disciplinate da Piani Urbanistici Attuativi e applicazione di misure di mitigazione

Gli interventi di trasformazione soggetti a Piano Urbanistico Attuativo sono subordinati alla valutazione degli effetti ambientali di cui all'art. 32 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5. I Piani urbanistici attuativi devono essere corredati da uno specifico elaborato di "valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni", redatto ai sensi dell'art. 32 della legge regionale 16 gennaio 1995, n. 5 e successive modifiche ed integrazioni e della delibera della Giunta Regionale 14.12.1998 n. 1541 recante "istruzioni tecniche per la valutazione degli atti di programmazione e di pianificazione territoriale di competenza degli enti locali ai sensi della Legge regionale 15 gennaio 1995 n. 5".

L'elaborato di valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni in particolare deve contenere:

  1. a) l'individuazione dei livelli di fragilità delle aree e delle risorse interessate quali aria, acqua, suolo, patrimonio culturale, flora, fauna, insediamenti, fattori socio-economici;
  2. b) la descrizione delle azioni previste e dei prevedibili impatti delle stesse sull'ambiente;
  3. c) l'indicazione delle misure idonee ad evitare, ridurre o compensare gli impatti negativi sull'ambiente.

Le disposizioni di cui al comma 2 lettera a) tengono conto delle informazioni contenute nel rapporto sullo stato dell'ambiente e del quadro conoscitivo del Piano strutturale come integrato dal Regolamento Urbanistico, nonché per specifiche risorse e per le diverse suddivisioni del territorio, delle fragilità definite nella tabella che segue:

UTOE FRAGILITÀ DELLE RISORSE
ARIA
Qualità dell'aria
ACQUA
Collettamento reflui e depurazione
ACQUA
Acque sotterranee
1criticabassamedia
2criticabassabassa
3criticabassaalta
4criticabassacritica
5criticabassacritica
6altabassacritica
7altabassaalta
8altabassabassa
9altabassabassa
10mediamedianulla
11mediaaltanulla
12criticamediaalta
13altaaltanulla
14criticabassaalta
15mediamediamedia

Le disposizioni di cui al comma 2 lettera b) definiscono il livello di criticità dei prevedibili impatti sull'ambiente tenendo conto delle seguenti soglie di trasferimento:

  1. a) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria inferiore a mc 4500 ovvero esercizi di vicinato: impatto lieve;
  2. b) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria compresa tra 4500 mc e 10000 mc ovvero medie strutture di vendita: impatto rilevante;
  3. c) interventi di trasformazione relativi a insediamenti residenziali o direzionali di volumetria maggiore di 10000 mc ovvero grandi strutture di vendita: impatto molto rilevante;

e tenendo conto della seguente scala ordinale combinata risorse/impatti, da applicare ad ogni risorsa interessata da prevedibili impatti:

Fragilità risorsa Rilevanza impatti
Lieve Rilevante Molto rilevante
NullaNulloTrascurabileBasso
BassaTrascurabileBassoMedio
MediaBassoMedioAlto
AltaMedioAltoMolto Alto
CriticaAltoMolto altoCritico

Ai fini dell'applicazione della scala ordinale combinata risorse/impatti di cui al precedente comma 4, per le trasformazioni relative ad insediamenti industriali ed artigianali gli impatti devono essere classificati come "molto rilevanti", a meno che il soggetto avente titolo ad operare le trasformazioni non dimostri che i fattori di impatto, espressi in termini di fabbisogni di risorse (acqua ed energia), delle necessità di smaltimento (acque reflue e rifiuti) ed emissioni in atmosfera, risultano inferiori o uguali, per qualità e quantità, a quelli derivati dalle tipologie di trasformazione di cui alle lettere a) e b) del precedente comma 4.

Le misure di cui al comma 2 lettera c) sono commisurate ai livelli di criticità degli impatti negativi, così come definite nei successivi articoli 35,36,37,38,39,40,41,42 e 98 delle presenti norme.

Art. 35 Regole per la tutela dell'aria

La nuova edificazione di manufatti destinati ad attività produttive che comportano emissioni inquinanti è ammessa previa valutazione degli effetti che le emissioni generano sulla qualità dell'aria nonché dietro dimostrazione della fattibilità e del relativo impegno all'adozione di tecnologie pulite e di sistemi di abbattimento delle emissioni in atmosfera con riferimento alle migliori tecnologie disponibili.

La valutazione di cui al comma precedente contiene la descrizione delle modalità e delle misure previste per evitare, ridurre, compensare effetti negativi del progetto sulla qualità dell'aria, attraverso l'attivazione di azioni dirette e indirette che permettano la riduzione, nell'ambito oggetto di intervento e negli ambiti comunque interessati dagli impatti, di emissioni inquinanti paragonabili alle maggiori emissioni derivanti dal nuovo impianto.

Per azioni dirette o indirette si intendono:

  1. a) realizzazione di impianti di abbattimento degli inquinanti;
  2. b) realizzazione di impianti di teleriscaldamento che permettano la dismissione di quote analoghe di impianti termici;
  3. c) realizzazione di aree verdi compensative e assorbenti gli inquinamenti;
  4. d) rinaturalizzazione di aree degradate per creare aree di compensazione;
  5. e) contributi economici o realizzazione diretta di opere e misure di contenimento e compensazione dell'inquinamento atmosferico anche esternamente alle aree oggetto di intervento, in particolare in ordine agli effetti cumulativi.

Gli obblighi relativi alle azioni di cui sopra sono contenuti nelle norme tecniche di attuazione che accompagnano il piano attuativo o nell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2 di corredo al progetto, in assenza di piano attuativo.

Per le seguenti attività e relativi interventi necessari a realizzarle, sono obbligatorie la verifica degli effetti sulla risorsa aria e l'adozione di provvedimenti tecnici e gestionali necessari a perseguire la riduzione delle emissioni in atmosfera, sia da traffico veicolare, sia da processi di combustione:

  1. a) nuova edificazione, ristrutturazione urbanistica o ristrutturazione edilizia con mutamento della destinazione d'uso per la creazione di attività che comportano un elevato numero di fruitori, (impianti sportivi, pubblici o privati, strutture di media e grande distribuzione, aree fieristiche, attrezzature pubbliche o private di forte richiamo della popolazione);
  2. b) trasformazioni comportanti effetti critici elevati o molto elevati sulla risorsa aria, con riferimento alla classificazione derivante dall'applicazione della tabella di cui all'art. 5 ter comma 5.

Ai fini di cui al comma 5 il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione, valuta:

  1. a) i volumi di traffico indotto e le emissioni specifiche generati dalla trasformazione e la loro interazione con i livelli di traffico e di inquinamento atmosferico esistenti;
  2. b) la fattibilità tecnica, ambientale ed economica di specifiche misure volte:
    1. i. alla riduzione del traffico veicolare generato dalla trasformazione stessa;
    2. ii. al risparmio energetico e all'utilizzo di fonti rinnovabili;
    3. iii. alla creazione di aree verdi di compensazione degli inquinamenti atmosferici cedute all'amministrazione comunale quali dotazioni territoriali oltre gli standard di legge.

La valutazione di cui al comma 6 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 6. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Le soluzioni proposte vengono valutate in accordo con l'Amministrazione comunale, che si riserva la possibilità di suggerire nuove soluzioni che rendano fattibile e/o migliorabile l'intervento ovvero di richiedere misure compensative ovvero di non ammettere gli interventi in assenza di fattibilità della compensazione.

Art. 36 Regole per la tutela del clima acustico

Le trasformazioni fisiche o funzionali degli edifici esistenti e gli interventi di nuova edificazione devono dimostrare di garantire il rispetto dei valori limite delle sorgenti sonore definiti nella vigente normativa di settore e devono conformarsi alla classe acustica della zona in cui ricadono ovvero presentare apposito piano di risanamento acustico ai sensi del vigente piano comunale di classificazione acustica.

Nelle aree attribuite alle classi acustiche I e II dal vigente piano di classificazione acustica del territorio comunale non sono ammessi usi per attività produttive che comportino emissioni acustiche superiori ai limiti delle relative classi di destinazioni d'uso del territorio sia mediante nuova edificazione, sia mediante trasformazione fisica o funzionale di edifici esistenti.

Nelle aree attribuite alla classe acustica V e VI dal vigente piano di classificazione acustica del territorio comunale non sono ammessi usi residenziali, ad esclusione delle residenze necessarie al personale di custodia ove consentite dal presente Regolamento urbanistico, sia mediante nuova edificazione, sia mediante trasformazione fisica o funzionale di edifici esistenti.

Nei casi di interventi su manufatti esistenti adibiti ad usi non conformi alla classe acustica stabilita nel vigente piano comunale di classificazione acustica, è obbligatorio adottare misure adeguate a contenere e ridurre i livelli di inquinamento acustico, quali l'insonorizzazione delle sorgenti di rumore o la messa in opera di barriere acustiche.

Art. 37 Regole per la tutela dell'acqua

Al fine di garantire la tutela e il corretto uso della risorsa idrica e l'equilibrio del bilancio idrico si applicano prioritariamente le previsioni e le misure adottate dai soggetti competenti nella gestione delle acque.

Gli interventi elencati di seguito sono obbligatoriamente subordinati all'approfondimento dell'analisi degli effetti che possono comportare sul sistema acqua e all'adozione delle misure tecniche e gestionali necessari a garantire un adeguato approvvigionamento, la riduzione dei prelievi idrici e l'eliminazione degli sprechi:

  1. a) trasformazioni che possono dare luogo ad utenze con consumi idrici superiori o uguali a 10.000 mc/anno;
  2. b) trasformazioni comportanti effetti critici elevati o molto elevati sulla risorsa idrica, con riferimento alla classificazione derivante dall'applicazione della tabella di cui all'art. 5 ter comma 5.

Ai fini di cui al comma 2 il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione:

  1. a) valuta il fabbisogno idrico per i diversi usi, derivante dalla trasformazione e il suo impatto sul bilancio idrico complessivo del Comune;
  2. b) verifica la fattibilità tecnica, ambientale ed economica di specifiche misure volte alla riduzione dei prelievi idrici e alla eliminazione degli sprechi quali:
    1. i. la realizzazione di reti idriche duali fra uso potabile e altri usi al fine dell'utilizzo di acque meno pregiate per usi compatibili;
    2. ii. la raccolta e l'impiego delle acque meteoriche per usi compatibili;
    3. iii. il reimpiego delle acque reflue, depurate e non, per usi compatibili;
    4. iv. l'utilizzo di acqua di ricircolo nelle attività produttive;
    5. v. l'impiego di metodi e tecniche di risparmio idrico domestico e nei settori industriale, terziario ed agricolo;
    6. vi. dà atto, previa certificazione della competente Autorità di Ambito, della disponibilità della risorsa e dell'adeguatezza della rete di approvvigionamento a soddisfare il fabbisogno idrico, ovvero della necessità di soddisfare tale fabbisogno mediante l'attivazione di specifiche derivazioni idriche e opere di captazione delle acque di falda, valutandone altresì l'impatto sul sistema idrogeologico e tenendo conto della necessità di riservare le acque di migliore qualità al consumo umano.

La valutazione di cui al comma 3 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 3. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Le soluzioni proposte vengono valutate in accordo con l'Amministrazione comunale, che si riserva la possibilità di suggerire nuove soluzioni che rendano fattibile e/o migliorabile l'intervento ovvero di richiedere misure compensative ovvero di non ammettere gli interventi in assenza di fattibilità della compensazione.

In tutti gli interventi ammessi dalle presenti norme è fatto comunque obbligo di:

  1. a) prevedere l'installazione di contatori per il consumo dell'acqua in ogni unità abitativa, nonché contatori differenziati per le attività produttive e del settore terziario esercitate nel sistema insediativo urbano;
  2. b) effettuare il collegamento a reti duali, ove già disponibili;
  3. c) prevedere la realizzazione di impianti idrici dotati di dispositivi di riduzione del consumo di acqua potabile (sistemi di erogazione differenziata, limitatori di flusso degli scarichi, rubinetti a tempo, miscelatori aria/acqua frangigetto, qualsiasi altro dispositivo utile ai fini del risparmio idrico);
  4. d) dichiarare la necessità di attivare opere di derivazione idrica e/o di captazione delle acque di falda per il soddisfacimento dei fabbisogni idrici.

Ai fini della tutela della qualità delle risorse idriche, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione:

  1. a) valuta il volume e le caratteristiche delle acque reflue derivanti dalla trasformazione e il suo impatto sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee;
  2. b) dà atto, previa certificazione della competente Autorità d'Ambito, dell'adeguatezza della rete fognaria e del sistema di depurazione esistenti a soddisfare le necessità di collettamento e depurazione dei reflui e prevede il collegamento alla rete fognaria esistente;
  3. c) qualora accerti l'inadeguatezza della rete fognaria e del sistema depurativo, prevede la possibilità del collegamento ai collettori fognari se adeguati, provvedendo nel frattempo a realizzare sistemi provvisori individuali di smaltimento, nel rispetto della normativa vigente, da dismettere, senza oneri per il gestore del servizio, al momento della realizzazione dei sistemi centralizzati;
  4. d) qualora accerti l'assenza di disponibilità depurativa e l'impossibilità di collegamento alla rete fognaria, prevede la realizzazione di specifici sistemi di collettamento e depurazione, prioritariamente tramite la messa in opera di reti separate per la raccolta dei reflui con accumulo e riutilizzo di acque meteoriche.
  5. e) La valutazione di cui al comma 7 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di cui all'art. 5 ter comma 2. Tale elaborato illustra il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte, ovvero dimostra l'eventuale impossibilità tecnica, ambientale e/o economica di adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 7. Nella scelta delle soluzioni relative all'area oggetto della trasformazione viene considerato e prioritariamente attuato quanto previsto dagli specifici piani di settore vigenti.

Art. 38 Collettamento reflui e depurazione

Al fine di concorrere alla protezione, al miglioramento ed al ripristino della qualità delle acque superficiali e sotterranee, trovano applicazione le disposizioni di cui al presente articolo, che potranno essere integrate ed aggiornate sulla base delle previsioni e delle misure adottate dai soggetti competenti nella gestione delle acque (Regione, Gestore del servizio idrico integrato, Autorità di Bacino dell'Arno) nell'ambito dei propri strumenti di pianificazione (Piano regionale di tutela delle della qualità delle acque, Piani di ambito ex legge 36/1994, Piano di Bacino-stralci "Qualità delle acque " e "Equilibrio risorse idriche" ex Dgr 886/2002).

Per tutte le tipologie di trasformazione previste dalle presenti norme, in sede di pianificazione urbanistica attuativa o di progettazione degli interventi, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione è tenuto a:

  1. a) valutare il volume e le caratteristiche delle acque reflue derivanti dalla trasformazione ed il suo impatto sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee;
  2. b) dare atto, anche in accordo con la competente autorità, dell'adeguatezza della rete fognaria e del sistema di depurazione esistenti a soddisfare le necessità di collettamento e depurazione dei reflui prodotti, ovvero provvedere alla realizzazione di specifici sistemi di collettamento e depurazione, dando priorità alla realizzazione di reti separate per la raccolta dei reflui con accumulo e riutilizzo di acque meteoriche e, in particolare per le piccole comunità, laddove esistano spazi adeguati, al ricorso a sistemi di fitodepurazione.

La valutazione di cui al comma 2 è sviluppata nell'ambito dell'elaborato di "valutazione degli effetti ambientali delle trasformazioni" di cui al precedente art. 34 ovvero mediante la stesura di uno specifico elaborato, allegato al progetto, qualora l'intervento non risultasse soggetto a Piano Urbanistico Attuativo. Tale elaborato dovrà illustrare il contenuto delle valutazioni effettuate e le soluzioni proposte per adempiere alle disposizioni di cui al precedente comma 2. Nella scelta delle soluzioni si dovrà tener conto e dare prioritaria attuazione a quanto previsto negli specifici piani di settore di cui al comma 1 del presente articolo. Il comune ha la facoltà di respingere le soluzioni adottate e richiedere nuove soluzioni che possano migliorare l'intervento.

Art. 39 Regole per il risparmio energetico: efficienza energetica

Nuovi insediamenti e interventi di sostituzione dei tessuti abitativi sono consentiti solo se viene garantito, a cura del proponente la trasformazione, l'accesso a servizi di interesse pubblico fra cui la disponibilità di energia.

Le nuove edificazioni e le ristrutturazioni delle unità immobiliari sono progettate e messe in opera in modo tale da contenere, in relazione al progresso della tecnica ed in modo efficiente sotto il profilo dei costi, le necessità di consumo di energia, in attuazione della normativa comunitaria, nazionale e regionale vigente in materia.

Per i nuovi edifici o ristrutturazioni urbanistiche è obbligatoria l'installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria pari almeno al 50% del fabbisogno annuale, fatto salvo documentati impedimenti tecnici. In tal caso dovrà essere verificata la possibilità di realizzare interventi alternativi che consentono di ottenere un equivalente risparmio energetico.

La progettazione di nuovi assetti morfologici insediativi, derivanti da azioni di trasformazione comportanti nuova edificazione e da ristrutturazioni urbanistiche, e la progettazione degli edifici, di iniziativa pubblica o privata, deve tener conto, quanto più possibile, di:

  1. a) standard di illuminazione naturale e condizione solare, in relazione alle diverse destinazioni degli edifici;
  2. b) garanzia dell'accesso ottimale della radiazione solare per gli edifici e per particolari condizioni climatiche locali e legate alla morfologia del tessuto urbano;
  3. c) garanzia di adeguata esposizione al sole degli impianti solari realizzati o progettati;
  4. d) garanzia di schermature opportune (prodotte anche da volumi edificati circostanti) per la riduzione del carico solare termico nel periodo estivo, pur consentendo una buona illuminazione interna;
  5. e) garanzia di utilizzo dei venti prevalenti per interventi strategici di climatizzazione e raffrescamento naturale degli edifici e degli spazi urbani;
  6. f) riduzione dell'effetto "sacca termica", mitigazione dei picchi di temperatura durante l'estate e controllo del microclima e della radiazione solare, attraverso la progettazione del verde e degli spazi aperti nei tessuti urbani edificati, così come attraverso il controllo dell'albedo delle superfici di pavimentazione pubblica;
  7. g) adozione di tecniche passive che migliorino l'efficienza energetica degli edifici;
  8. h) utilizzo di tecniche di bioarchitettura e di bioedilizia;
  9. i) uso di funzioni di cogenerazione e teleriscaldamento/raffreddamento decentrato;
  10. j) realizzazione della connessione energetica tra il comparto civile e quello industriale;
  11. k) promozione del "ciclo chiuso" della risorsa energetica nel comparto industriale (efficienza, energy cascading);
  12. l) adozione, ove possibile, di sistemi di raffrescamento e riscaldamento passivo di edifici e spazi aperti.

Art. 39 bis Impianti energetici da fonti rinnovabili e criteri localizzativi

Ferma restando ogni eventuale disposizione posta da leggi, da atti aventi forza di legge e da provvedimenti amministrativi riguardanti la materia, si individuano i seguenti criteri per la localizzazione di impianti energetici da fonti rinnovabili. Gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono solari termici e fotovoltaici, eolici, a biomassa, a biogas.

Ai fini delle presenti norme, essi sono definiti:

  1. a) in base alla collocazione:
    1. i. fotovoltaici e solari termici integrati in quanto progettati unitariamente nella nuova edificazione o negli interventi di ristrutturazione edilizia o urbanistica di edifici e manufatti esistenti o comunque ammessi dalle presenti Norme;
    2. ii. fotovoltaici e solari termici parzialmente integrati, in quanto collocati sulle coperture di edifici e di manufatti esistenti o comunque ammessi dalle presenti norme;
    3. iii. fotovoltaici e solari termici collocati a terra;
  2. b) in base alle finalità produttive:
    1. i. per autoconsumo, quando il soggetto che realizza l'impianto consuma in loco la maggior parte dell'energia che produce;
    2. ii. per produzione di energia connessa o complementare ad attività agricola quando il soggetto che realizza l'impianto produce energia ad integrazione del reddito agricolo, come meglio stabilito dalla normativa vigente in materia;
    3. iii. per la vendita di energia, quando il soggetto che realizza l'impianto produce energia prevalentemente per cederla alla rete elettrica nazionale.

Ai fini del presente articolo si ricorda che l'autoproduzione comporta l'utilizzo per usi propri non inferiore al 70% del totale di energia elettrica prodotta.

Anche per gli impianti non riconducibili alle tipologie sopra elencate valgono le disposizioni specifiche e generali riportate nei successivi commi.

Criteri generali

  1. a) per tutte le tipologie di impianti da installare si dovranno osservare i seguenti criteri:
    1. i. sia dimostrato il perseguimento degli obiettivi di qualità contenuti nelle schede del paesaggio del Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana;
    2. ii. sia dimostrata la salvaguardia degli elementi paesaggistici e delle visuali panoramiche dei nuclei e centri antichi;
    3. iii. sia dimostrata la tutela dei caratteri storici ed architettonici dei singoli edifici e dei nuclei antichi nel loro valore d'insieme;
    4. iv. sia esclusa la realizzazione di nuove linee aeree di media e alta tensione, salvo che le condizioni geomorfologiche del terreno rendano impraticabile l'interramento delle linee di connessione;
    5. v. sia prodotto uno studio idrologico-idraulico per interventi in aree sottoposte a tutela specifica e sia prevista la "trasparenza idraulica" per gli impianti fotovoltaici;
  2. b) la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sia quelli soggetti ad autorizzazione unica o a procedura abilitativa semplificata, è condizionata alla stipula di un atto pubblico (convenzione o atto d'obbligo) con il quale si disciplinano gli obblighi del soggetto attuatore in ordine:
    1. i. all'esecuzione di tutte le opere complementari necessarie per la costruzione dell'impianto;
    2. ii. al ripristino dei luoghi temporaneamente interessati dai lavori;
    3. iii. alle garanzie di smantellamento dell'impianto terminato il ciclo produttivo e al naturale ripristino dei luoghi;
    4. iv. alla realizzazione di eventuali opere pubbliche o d'interesse pubblico in relazione alla natura e collocazione dell'intervento.

Criteri localizzativi per gli Impianti fotovoltaici:

  1. a) la realizzazione di impianti fotovoltaici è sempre ammessa negli ambiti a specializzazione funzionale produttiva, artigianale, direzionale, commerciale, nonché negli ambiti destinati ad impianti tecnologici, preferibilmente integrati o parzialmente integrati sulle coperture di edifici;
  2. b) la realizzazione di impianti fotovoltaici nel territorio aperto è ammessa nel rispetto della normativa nazionale e regionale in materia, dei criteri generali e di quelli localizzativi e prestazionali riportati di seguito:
    1. i. gli impianti finalizzati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze delle aziende agricole, nonché gli impianti connessi e complementari, sono ammessi in tutte le sottozone agricole;
    2. ii. la realizzazione di impianti fotovoltaici non ricompresi nella categoria dell'autoconsumo, della produzione commisurata e di quella complementare delle aziende agricole, è ammessa esclusivamente: nella zona agricola, preferibilmente nelle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola purché contigua agli ambiti produttivi ed industriali o interclusa/contigua alla viabilità statale o regionale ed alle infrastrutture ferroviarie; negli ambiti estrattivi dismessi in territorio aperto o in aree degradate, indipendentemente dalla specifica sottozona di appartenenza.

Sia per gli impianti destinati all'autoconsumo, sia per quelli connessi e complementari alle attività agricole nonché per gli impianti non ricompresi in tali fattispecie e collocati a terra, è dovuto il rispetto dei seguenti criteri localizzativi di esclusione:

  • - ANPIL, e delle relative aree contigue, così come definite dalla normativa e dalla pianificazione di settore vigente e delle aree inserite nella rete ecologica provinciale;
  • - aree per le quali sia necessario realizzare nuova viabilità permanente;
  • - aree non idonee all'installazione di impianti fotovoltaici a terra ai sensi della L.R. 11/2011.

Criteri localizzativi per gli impianti a biomasse e biogas

  1. a) Gli impianti a biomasse e a biogas per produzione energetica nel territorio aperto, ad eccezione di quelli finalizzati all'autoproduzione ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, sono ammessi se in contiguità agli insediamenti produttivi artigianali e industriali e con il ciclo energetico dell'impianto sia definibile a "filiera corta". Per filiera corta s'intende l'utilizzo di risorse provenienti da un bacino di approvvigionamento localizzato all'interno dell'Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa. A tale scopo, all'atto di deposito del progetto dell'impianto, il richiedente dovrà dimostrare la disponibilità di materia prima attraverso apposite intese di filiera.
    Gli impianti connessi e complementari all'attività delle aziende agricole, da dimostrare con specifica documentazione così come previsto dalla normativa di settore, sono ammessi solo nelle aree a prevalente o esclusiva funzione agricola con esclusione in ogni caso delle aree ANPIL, e delle relative aree contigue come definite dalla normativa e dalla pianificazione di settore vigente, nonché nelle aree inserite nella rete ecologica provinciale;
  2. b) Gli impianti a biomassa nell'ambito del sistema insediativo, ad eccezione di quelli finalizzati all'autoproduzione ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, sono ammessi nelle aree a destinazione industriale e produttiva. Sono comunque da applicare le prescrizioni stabilite in merito alla provenienza della materia prima.

Per tutti gli impianti a biomasse è prescritto l'obbligo del recupero e della trasformazione dell'energia termica mediante impiego di sistemi di cogenerazione e trigenerazione, da indicare in sede di progetto.

Criteri localizzativi per gli impianti eolici

  1. a) Gli impianti eolici sono ammessi, nell'ambito del sistema insediativo e nel territorio rurale, nel rispetto dei criteri localizzativi e prestazionali di seguito enunciati:
    1. i. gli impianti micro eolico domestici destinati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali potranno essere ammessi senza limitazioni in tutto il territorio rurale, ad esclusione degli edifici e manufatti di interesse storico e dei nuclei storici, nonché nel sistema insediativo ad esclusione dei centri storici di Empoli, Monterappoli e Pontorme.
    2. ii. gli impianti eolici non destinati all'autoconsumo ed alla produzione di energia commisurata alle esigenze aziendali, e comunque fino alla potenza massima di 200 Kw, sono ammessi in tutte le sottozone agricole e negli ambiti produttivi del sistema insediativo.
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  2. b) Ad eccezione degli impianti di micro eolico destinati all'autoconsumo, e sempre fatti salvi i contenuti della normativa vigente in materia di valutazione d'impatto ambientale, per tutti gli altri impianti eolici si dovranno rispettare i seguenti criteri localizzativi:
    1. i. sia dimostrata la possibilità di connessione alla rete senza opere pregiudizievoli sul paesaggio;
    2. ii. sia esclusa l'interferenza con corridoi ecologici avifaunistici;
    3. iii. gli impianti devono preferibilmente trovare collocazione in prossimità della rete viaria carrabile esistente e qualunque necessità di cantiere per il trasporto di macchine e componenti deve prevedere il naturale ripristino dei luoghi (compreso interventi di rimboschimento)

Art. 40 Regole per la gestione dei rifiuti

Al fine di favorire la corretta gestione dei rifiuti, trovano applicazione le prescrizioni e gli indirizzi del presente articolo, ferma restando la prevalenza delle previsioni e delle misure adottate dai soggetti competenti nella gestione dei rifiuti (Regione, Provincia, Comunità di Ambito Territoriale Ottimale,) nell'ambito dei propri strumenti di pianificazione (Piano regionale per la gestione dei rifiuti, Piano provinciale per la gestione dei rifiuti, Piano industriale per la gestione dei rifiuti).

Negli interventi di nuova edificazione e di ristrutturazione urbanistica comportanti la realizzazione di nuove opere di urbanizzazione, nonché nei progetti relativi alla sistemazione degli spazi scoperti autonomi, con particolare riferimento a quelli destinati a servizi pubblici e/o per uso collettivo, e nelle trasformazioni disciplinate da piani attuativi, è fatto obbligo di garantire la possibilità dell'ubicazione di campane e cassonetti per la raccolta in maniera differenziata.

Nella scelta delle aree di cui al commi 0 devono essere considerate e garantite le esigenze di transito e manovra dei mezzi adibiti alla raccolta in relazione al sistema utilizzato nella zona.

Per tutte le trasformazioni previste dalle presenti norme, in sede di pianificazione attuativa o di progettazione degli interventi, il soggetto avente titolo ad operare la trasformazione, è obbligato a:

  1. a) stimare quantità e caratteristiche dei rifiuti prodotti dalle funzioni insediate e loro incidenza sul sistema di raccolta dei rifiuti esistente;
  2. b) prevedere le attrezzature e gli spazi necessari a soddisfare le esigenze di raccolta anche in forma differenziata dei rifiuti prodotti, di cui al comma 2.

Nei progetti di nuova viabilità o di adeguamento della viabilità esistente si deve tener conto dell'eventuale ubicazione di campane e cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti.

Art. 41 Regole per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico

Al fine di considerare adeguatamente il sistema delle linee elettriche e dei relativi impianti esistenti, nonché delle eventuali nuove linee autorizzate, l'edificazione di manufatti con funzioni abitative, ovvero con funzioni comportanti la permanenza di persone per periodi giornalieri superiori a quattro ore ovvero l'attivazione, mediante mutamento dell'uso, delle suindicate funzioni in manufatti esistenti nelle fasce cautelative delle linee elettriche così come rappresentate nella tavola n. 1.49 b), è autorizzata previa verifica di compatibilità del livello di induzione elettromagnetica. Tale verifica, spetta al proponente la trasformazione, nelle modalità stabilite dalle vigenti norme in materia.

Al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici e garantire un corretto funzionamento del servizio di telefonia mobile, che risulti compatibile con un ordinato assetto urbanistico e con la tutela degli interessi paesaggistici ed ambientali, nonché efficiente ed accessibile per tutti gli operatori, la localizzazione degli impianti deve essere definita, all'interno dei siti idonei individuati nelle tavole di cui all'art. 2 paragrafo B, con apposito Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica per la telefonia mobile, ai sensi dell'art. 13 della legge 17 agosto 1942, n.1150 ed ai sensi della Legge Regionale 6 ottobre 2011 n. 49 - Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione.

Art. 42 Tutela e riqualificazione ambientale delle abitazioni e del paesaggio rurale

Per gli aventi titolo ad operare trasformazioni edilizie che comportino mutamento della destinazione d'uso degli edifici rurali ai sensi dell'art. 5 ter legge regionale 64/95 e successive modifiche ed integrazioni, sono previsti incentivi qualora intendano adottare alcune delle misure indicate nell'elenco seguente per un costo non inferiore al 70% dei costi degli oneri di urbanizzazione:

  • - interventi per l'accumulo e l'uso irriguo di acque meteoriche o di fitodepurazione e riuso delle acque reflue, grigie o nere, depurate;
  • - interventi di messa a dimora di siepi, filari, fasce o macchie boscate, ai fini naturalistici, di riduzione dell'inquinamento diffuso o di produzione energetica di biomasse;
  • - interventi per la dotazione di compostatori domestici;
  • - interventi per il ripristino energetico e la produzione di energia rinnovabile.

Art. 41 bis Regole per la tutela dall'inquinamento luminoso

Tutti gli impianti di illuminazione esterna, pubblica e privata, in fase di progettazione, appalto o installazione, dovranno essere eseguiti secondo criteri "antinquinamento luminoso con basso fattore di abbagliamento e a ridotto consumo energetico".

Ai fini di cui al comma precedente, dovranno essere rispettate Linee Guida per la progettazione, l'esecuzione e l'adeguamento degli impianti di illuminazione esterna di cui alla deliberazione di Giunta regionale 27 settembre 2004, n. 962, in particolare:

  1. a) dovranno essere utilizzate sorgenti luminose a vapori di sodio ad alta pressione o con efficienze luminose equivalenti o superiori, a meno che altri tipi di sorgenti non siano richieste dove è necessaria una corretta percezione dei colori;
  2. b) dovranno essere utilizzate sorgenti di luce con ottiche "cut-off" con intensità luminosa massima, a 90º, non superiore a 0 cd per 1000 lumen, o, a 70º non superiore a 350 cd per 1000 lumen, con vetri di protezione piatti ad incasso equipaggiate con lampade al sodio ad alta e bassa pressione o comunque con rapporto Lumen/Watt non inferiore a 90.

Per gli impianti sportivi non è obbligatorio l'utilizzo di lampade ai vapori di sodio e in ogni caso dovranno essere impiegati criteri e mezzi per evitare fenomeni di dispersione della luce verso l'alto e al di fuori degli impianti medesimi.

Al fine di ridurre ulteriormente il consumo energetico e l'inquinamento luminoso, gli impianti di cui al comma 1 dovranno, essere equipaggiati dei seguenti dispositivi in grado di ridurre la quantità di luce emessa dopo le ore 23.00 nel periodo di ora solare e dopo le ore 24.00 nel periodo di ora legale:

  1. a) orologi o dispositivi notte-mezzanotte;
  2. b) cablaggi bipotenza per lampade con potenze uguali o superiori a 100 watt;
  3. c) riduttori di flusso luminoso, non applicabili, però, a lampade ai vapori di sodio a bassa pressione, per lampade con potenza uguale o superiore a 100 watt.

Le ottiche di cui al comma %u200E2 lettera b, negli impianti di uso stradale o similare, ovvero nell'illuminazione di piazzali, svincoli e parcheggi, anche se privati, dovranno essere montate parallelamente alle superfici da illuminare o con inclinazione massima di 5º e solo esclusivamente su pali dritti.
Le ottiche preesistenti, montate diversamente, potranno essere adeguate ai criteri di cui al comma %u200E5 mediante la sola inclinazione secondo i valori indicati.

Per l'illuminazione pubblica o privata è fatto divieto di utilizzare, fasci di luce orientati dal basso verso l'alto. A tal fine fari, torri-faro e riflettori, illuminanti parcheggi, piazzali, giardini, monumenti, svincoli ferroviari e stradali, complessi industriali e commerciali di ogni tipo dovranno obbligatoriamente avere, rispetto al terreno, un'inclinazione non superiore a 30 gradi se simmetrici, con idonei schermi per evitare dispersioni verso l'alto, e a 0 gradi se asimmetrici. In ogni caso non potranno inviare luce al di fuori delle aree da illuminare. Tale disposizione si applica anche alle insegne pubblicitarie non dotate di luce propria.

Nell'illuminazione degli edifici dovrà essere utilizzata la tecnica "radente dall'alto"; solo nei casi di assoluta e comprovata impossibilità di attuazione, e per edifici e manufatti di particolare e comprovato pregio architettonico, è ammessa la deroga a patto che i fasci di luce rimangano almeno un metro al di sotto del bordo superiore della superficie da illuminare e, in ogni caso, entro il suo perimetro.

Art. 41 ter Regole per la tutela del suolo e del sottosuolo

Per le aree ricadenti nei siti da bonificare indicati dal piano regionale di bonifica dei siti inquinati sono prescritti:

  1. a) il divieto di attivazione di utilizzazioni dell'area diverse da quella specifica in essere, fino all'avvenuta messa in sicurezza e/o bonifica;
  2. b) l'obbligo di eseguire l'intervento di messa in sicurezza e/o di bonifica sulla base di specifici progetti redatti a cura del soggetto cui compete l'intervento;
  3. c) l'utilizzazione dell'area esclusivamente in conformità a quanto previsto nell'atto di certificazione di avvenuta messa in sicurezza e/o bonifica rilasciato dalla Provincia di Firenze.