Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

Art. 10 Servizi sovracomunali

1. Sono le aree destinate dal Regolamento urbanistico a servizi di livello sovracomunale, necessarie per il soddisfacimento di bisogni non solo locali.

2. Obiettivo del Regolamento urbanistico è quello di disciplinare l'uso delle aree in modo da assicurare il mantenimento delle dotazioni di servizio previste, impedire modifiche di destinazione che comportino una perdita della potenzialità delle destinazioni attuali, garantire le migliori condizioni di verifica per eventuali nuove localizzazioni e consentire gli adeguamenti necessari al funzionamento delle strutture.

3. Le zone di livello sovracomunale sono rappresentate sulle tavole di progetto del Regolamento Urbanistico in scala 1/2.000 e 1/10.000.

4. La zone sono tutte classificate come zona omogenea F ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. Allo scopo di perseguire l'obiettivo di tenere questi beni costantemente adeguati al mutare delle esigenze delle attività che vi sono svolte si potranno effettuare sugli stessi tutti gli interventi di ristrutturazione sia edilizia che urbanistica, di ampliamento o nuova costruzione in conformità ai progetti che volta per volta dovranno essere approvati con le procedure di legge dalla Amministrazione comunale.

6. I progetti edilizi dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano.

7. I servizi di livello sovracomunale individuati dal Regolamento urbanistico sono:

  • - Ospedale
  • - Scuole medie superiori
  • - Area espositiva
  • - Vigili del Fuoco
  • - Depuratore
  • - Termovalorizzatore
  • - Centro per lo sviluppo di nuove tecnologie

8. Gli interventi sulle aree sono attuati direttamente. Quando gli interventi non siano attuati direttamente dal Comune o dagli altri enti o aziende competenti la loro realizzazione è soggetta alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune stesso ed i soggetti proponenti.

9. Gli interventi sono attuati sulla base di piani attuativi o di settore, quando richiesti per le singole zone. Nuovi interventi di localizzazione di attrezzature di livello sovracomunale sono consentiti solo in presenza di studi specifici di settore e di valutazioni di impatto ambientale che ne dimostrino la coerenza con gli obiettivi generali di piano e previa specifica variante al Regolamento urbanistico.

10. Non sono ammessi cambiamenti delle destinazioni indicate per ciascuna zona. E' consentita la presenza di residenza di servizio.

Art. 11 Linee ferroviarie

1. Le aree destinate a ferrovia comprendono e comprenderanno anche le pertinenze e le opere accessorie destinate ad assicurare, nel rispetto dell'ambiente e della sicurezza degli utenti, i collegamenti di livello sia regionale che cittadino.

2. Le ferrovie sono rappresentate nella cartografia in scala 1/10.000 e in scala 1/2000. Nelle tavole del regolamento sono indicate anche le nuove previsioni e le relative fasce di rispetto.

3. Le aree interessate sono classificate come zona F ai sensi del D.M. 2.04.68 n. 1444.

4. Nelle aree per ferrovia esistenti e di progetto e relative pertinenze sono vietate le nuove costruzioni, ad eccezione di quelle legate alle necessità di traffico e di sicurezza delle linee. Nella fascia di 30 metri per lato misurati dalla rotaia è vietata, sia in zona urbana che nel territorio aperto, ogni nuova costruzione, salvo autorizzazione dell'ente FFSS. Per gli edifici esistenti, salvo specifica indicazione e classificazione grafica sono consentiti interventi fino alla ristrutturazione edilizia senza possibilità di aumento della consistenza, mentre si potrà procedere a limitati interventi di demolizione dei corpi secondari ed alla loro ricostruzione fino al massimo della stessa quantità, anche in diversa collocazione purché in adiacenza alla parte principale dell'edificio.
Nelle aree per ferrovia non sono ammesse destinazioni d'uso diverse da quelle esistenti alla data di entrata in vigore del Regolamento urbanistico, mentre le aree di rispetto mantengono a questi fini la destinazione della zona nella quale sono comprese.

Art. 12 Viabilità principale

1. Le aree destinate a strade di grande comunicazione, statali e provinciali comprendono anche le pertinenze e le opere accessorie dei corpi stradali e sono destinate ad assicurare, nel rispetto dell'ambiente e della sicurezza degli utenti, i collegamenti di livello sovracomunale.

2. Le strade principali sono rappresentate nella cartografia in scala 1/10.000 e in scala 1/2000. Nelle tavole del Regolamento urbanistico sono indicate anche le nuove previsioni di adeguamento delle sedi e delle relative varianti e le relative fasce di rispetto, come corridoi infrastrutturali.

3. Le aree interessate sono classificate come zona F ai sensi del D.M. 2.04.68 n. 1444.

4. Nelle aree destinate a sede stradale e relative pertinenze sono vietate le nuove costruzioni, così come nelle fasce di rispetto individuate per la realizzazione delle varianti stradali di nuova costruzione. Le fasce di rispetto sono individuate dalle norme sulla circolazione. Per gli edifici esistenti sono consentiti interventi fino alla ristrutturazione edilizia, con l'esclusione di interventi di addizione funzionale e di ogni aumento della consistenza attuale. Potranno essere autorizzati interventi di ristrutturazione urbanistica qualora si dimostri un sensibile miglioramento delle condizioni di traffico, di sosta e di accesso, anche in relazione alle funzioni insediate. Non saranno possibili destinazioni d'uso diverse da quelle presenti attualmente.

5. In ogni opera di nuova costruzione o di adeguamento delle viabilità esistenti gli interventi progettati dovranno obbligatoriamente essere preceduti da un piano tecnico ed economico per la riduzione dell'inquinamento acustico per tutto il territorio limitrofo alla infrastruttura.

6. Per le Strade statali e provinciali potranno essere previsti adeguamenti ai tracciati indicati, da limitare comunque alla estensione della fascia di rispetto. La progettazione delle varianti dovrà considerare anche gli aspetti ambientali e di inserimento delle nuove opere, secondo un piano di impatto paesaggistico da predisporre per ogni intervento. Per ognuna di queste infrastrutture dovranno essere predisposti progetti di recupero ambientale, che migliorino l'impatto sul territorio, garantiscano maggiori condizioni di sicurezza per il traffico sia automobilistico che ciclabile, prevedano la realizzazione di piazzole ombreggiate e attrezzate per consentire la sosta anche a fini turistici.

7. L’intervento relativo alla rotatoria di Gavignano non dovrà alterare la configurazione complessiva del tracciato esistente e dell’intorno territoriale, conservando le dotazioni vegetazionali e i manufatti di corredo di valore storico-tradizionale (murature in pietra); il trattamento degli spazi interclusi nella rotatoria e in altri manufatti, sia coerente con il valore paesaggistico del contesto e non enfatizzato con l’installazione di natura varia dissonanti dal contesto.

Art. 13 Viabilità locale

1. Costituiscono il sistema della viabilità minore le strade comunali, vicinali e poderali, i percorsi storici, i sentieri, i tratturi, gli accessi ai corsi d'acqua, le piste ciclabili e pedonali.

2. Il patrimonio rappresentato da questo complesso sistema territoriale deve essere conservato e mantenuto nella sua integrità e consistenza.

3. Il sistema nel suo complesso è in parte descritto nelle tavole di progetto in scala 1/10.000 e 1/2000 ed parte risulta dalla descrizione degli elenchi e della cartografia catastale, a cui si dovrà fare riferimento per la esatta individuazione della consistenza del sistema.

4. Le strade comunali e le strade vicinali possono essere adeguate alle necessità viarie secondo specifici progetti che tengano conto delle condizioni di miglior inserimento ambientale, di maggiore sicurezza, di limitazione del rischio idraulico e di pericolosità per la instabilità dei versanti.

5. Non è consentita la chiusura di alcuna delle viabilità esistenti, anche se non indicata nella cartografia di piano, fatte salve le limitazioni al traffico veicolare.

6. Non è consentita la costruzione di nuova viabilità stradale privata, salvo interventi di modesta entità e rettifiche di percorsi esistenti, purché effettuati nel rispetto ambientale e su elementi territoriali esistenti o già consolidati.

7. Fanno parte integrante del sistema della viabilità stradale minore anche gli elementi di corredo quali muri, cigli, fonti, alberature, ponticelli o opere di sostegno, tabernacoli, icone e immagini.

8. Nella presentazione dei progetti per intervento edilizio o nella predisposizione dei piani di miglioramento agricolo ambientale dovranno essere descritti gli elementi del sistema della viabilità minore presenti sul territorio interessato dalla proprietà dei richiedenti, in modo da prevederne la valorizzazione e tutelarne la permanenza e l'uso.

Art. 14 Parchi e giardini pubblici

1. Sono le aree destinate a parco urbano, giardino, giochi per bambini, impianti e verde sportivo o spazi aperti in genere, pubbliche o di uso pubblico.

2. Si deve tendere a garantire la massima diffusione possibile di questi spazi. Per una loro migliore utilizzazione è consentita la realizzazione delle attrezzature anche edilizie necessarie.

3. Le aree destinate a parco urbano e giardino sono indicati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico.

4. Gli edifici e le aree sono inclusi negli standards per pubbliche attrezzature ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. I progetti edilizi relativi ad interventi su queste aree dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano. Particolare attenzione dovrà essere posta nella individuazione e suddivisione degli spazi in relazione al tipo ed alle esigenze delle utenze previste, nella individuazione di zone specifiche per il gioco dei bambini più piccoli, per i giochi di strada, per gli spazi aggregativi. In sede di progettazione preliminare dovranno anche essere valutate le relazioni dei giardini con il restante tessuto edilizio urbano.

6. Sarà sempre possibile, qualora si renda necessario, procedere alla individuazione di nuove funzioni di questo tipo e natura su aree o edifici di proprietà comunale attualmente destinati ad altro scopo.

7. La individuazione di nuove funzioni di questo genere deve essere sempre accompagnata da una attestazione che valuti la mobilità indotta, la esistenza di collegamenti di tipo pedonale fra la nuova funzione e il resto del tessuto urbano, la necessità e la presenza di mezzi di trasporto pubblico locale in grado di soddisfare le esigenze indotte da questa nuova localizzazione. Nel caso sia verificata una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà provvedere al suo adeguamento contestualmente all'insediamento della nuova funzione.

8. Nelle aree di cui sopra sono consentiti tutti gli interventi di adeguamento delle strutture esistenti nonché interventi di nuova edificazione nel rispetto degli standard prestazionali stabiliti dalla specifica normativa di settore, di eventuali specifiche limitazioni contenute nelle presenti norme e dei vincoli di carattere culturale, ambientale e paesaggistico.

9. È consentita la realizzazione, in via permanente o temporanea, di volumi per attività ludico-ricreative legate al tempo libero, allestimenti per spettacoli all'aperto e per manifestazioni nonché la realizzazione di manufatti complementari per la somministrazione di alimenti e bevande. I nuovi volumi dovranno essere realizzati con materiali e tecniche costruttive che ne consentano l'integrazione nel verde urbano e dovranno avere dimensioni tali che non facciano venir meno il carattere di spazi verdi delle aree in questione.

10. L'Amministrazione comunale ha la facoltà, compatibilmente con i propri programmi, di concedere le aree di sua proprietà per lo svolgimento di feste e manifestazioni da parte di associazioni ricreative, culturali, partiti politici, società sportive etc..

11. Gli interventi nei parchi e giardini pubblici sono attuati direttamente dal Comune. All'interno di tali aree è consentita la realizzazione di strutture da parte di soggetti privati (associazioni ricreative, culturali, ecc..) previa sottoscrizione di apposita convenzione relativa alle modalità di utilizzazione e a garanzia del loro effettivo carattere pubblico o di interesse pubblico.

12. Gli interventi sulle aree sono attuati direttamente. Quando gli interventi non siano attuati direttamente dal Comune o dagli altri enti pubblici competenti la loro realizzazione è soggetta alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune stesso ed i soggetti proponenti.

13. Per le aree interessate sono ammesse, oltre alle destinazioni specifiche per giardino, anche altri usi, purché per standards.

Art. 15 Parcheggi pubblici

1. Sono gli edifici e le aree destinati alla fermata e alla sosta degli autoveicoli in genere.

2. Si dovrà tendere a recuperare il massimo possibile di spazi per la sosta e il parcheggio, in particolare all'interno dei centri abitati.

3. Gli edifici e le aree destinati a parcheggio sono indicati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico.

4. Gli edifici e le aree per parcheggio sono inclusi negli standards per pubbliche attrezzature ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. Per poter aumentare le disponibilità degli spazi di sosta è ammessa la costruzione di autorimesse interrate pubbliche e private su aree pubbliche, previa sottoscrizione di specifica convenzione con i soggetti attuatori, quando gli interventi non siano eseguiti direttamente dalla Amministrazione comunale.

6. I progetti edilizi dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano, in particolare per le sistemazioni arboree necessarie a limitarne l'impatto visivo.

7. Sarà sempre possibile, senza la necessità di variante al Regolamento urbanistico, qualora si renda necessario, procedere alla individuazione di nuove funzioni di questo tipo e natura su aree o edifici di proprietà comunale attualmente destinati ad altro scopo.

8. La individuazione di nuove funzioni di questo genere deve essere sempre accompagnata da una attestazione che valuti la mobilità indotta, la esistenza di collegamenti di tipo pedonale fra la nuova funzione e il resto del tessuto urbano, la necessità e la presenza di mezzi di trasporto pubblico locale in grado di soddisfare le esigenze indotte da questa nuova localizzazione. Nel caso sia verificata una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà provvedere al suo adeguamento contestualmente all'insediamento della nuova funzione.

9. Gli interventi sulle aree e sugli edifici sono attuati direttamente. Quando gli interventi non siano attuati direttamente dal Comune o dagli altri enti pubblici competenti la loro realizzazione è soggetta alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune stesso ed i soggetti proponenti.

10. Per le aree in questione sono ammesse oltre alle destinazioni specifiche per sosta e parcheggio anche altri usi, purché per standards.

Art. 16 Edifici e aree pubbliche

1. Sono gli edifici e le aree destinati interamente ad ospitare funzioni proprie del comune o di altri enti o aziende pubblici. Nel caso in cui tali funzioni siano ospitate in edifici destinati anche ad altri scopi le norme di cui al presente articolo si applicano alla sola porzione interessata.

2. Allo scopo di perseguire l'obiettivo di tenere questi beni costantemente adeguati al mutare delle esigenze delle attività pubbliche che vi sono svolte si potranno effettuare sugli stessi tutti gli interventi di ristrutturazione sia edilizia che urbanistica, di ampliamento o nuova costruzione in conformità ai progetti che volta per volta dovranno essere approvati con le procedure di legge.

3. Gli edifici e le aree destinati interamente a soddisfare funzioni pubbliche proprie del comune o di altri enti pubblici sono indicati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico, mentre gli edifici adibiti solo parzialmente al soddisfacimento di funzioni pubbliche non sono rappresentati graficamente. Le parti interessate saranno in tal caso definite in riferimento alla destinazione vigente alla data di adozione del presente Regolamento urbanistico.

4. Gli edifici e le aree sono inclusi negli standards per pubbliche attrezzature ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. I progetti edilizi relativi ad interventi su aree e edifici pubblici dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano.

6. Sarà sempre possibile, qualora si renda necessario, procedere alla individuazione di funzioni di questo tipo e natura su aree o edifici di proprietà pubblica attualmente destinati ad altro scopo.

7. La individuazione di nuove funzioni di questo genere deve essere sempre accompagnata da una attestazione che valuti la mobilità indotta, la esistenza di collegamenti di tipo pedonale fra la nuova funzione e il resto del tessuto urbano, la necessità e la presenza di mezzi di trasporto pubblico locale in grado di soddisfare le esigenze indotte da questa nuova localizzazione. Nel caso sia verificata una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà provvedere al suo adeguamento contestualmente all'insediamento della nuova funzione.

8. Gli interventi sulle aree e sugli edifici sono attuati direttamente, secondo le disposizioni di legge vigenti. Quando gli interventi non siano attuati direttamente dal Comune o dagli altri enti pubblici competenti la loro attuazione è soggetta alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune stesso ed i soggetti attuatori.

8 bis. Per l’impianto sportivo situato in loc. La Caduta-Staggia Senese, qualsiasi intervento è soggetto a piano attuativo nel rispetto dei vigenti P.S. e P.T.C.P.. Fanno eccezione, e sono quindi realizzabili con intervento diretto, gli interventi di: manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, sistemazioni esterne funzionali all’attività, a condizione che non comportino la realizzazione di nuovi volumi.

8 ter. Per le strutture cimiteriali esistenti di proprietà di Enti ed associazioni private, in considerazione dell’interesse pubblico della funzione esercitata, sono ammessi interventi di ampliamento nelle aree individuate dal PO, subordinatamente all’approvazione di permesso di costruire.

9. Non sono ammesse destinazioni diverse da quelle previste per standards.

10. Non è consentito il cambio di destinazione ad altri usi per gli edifici religiosi e le loro pertinenze.

11. Sono inclusi in questa gli edifici e le aree per:

  • a. I servizi propri del comune
  • b. I servizi sanitari e sociali
  • c. Lo sport e il tempo libero
  • d. La scuola dell’obbligo
  • e. Le attività culturali e museali
  • f. La sicurezza e la protezione civile
  • g. Le attività religiose
  • h. Gli altri servizi in genere

Art. 17 Servizi pubblici

1. Sono gli edifici e le aree destinati interamente ai servizi pubblici a rete, propri del Comune, di altri enti, di aziende pubbliche o private. Nel caso in cui tali funzioni siano ospitate in edifici destinati anche ad altri scopi le norme di cui al presente articolo si applicano alla sola porzione interessata.

2. Si dovrà tendere a garantire il rispetto sia delle esigenze di funzionamento delle reti che di economicità delle gestioni in raccordo con la tutela degli abitanti e delle condizioni ambientali e paesaggistiche.

3. Gli edifici e le aree destinati interamente a soddisfare funzioni pubbliche proprie del comune o di altri enti pubblici sono indicati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico, mentre gli edifici adibiti solo parzialmente al soddisfacimento di funzioni pubbliche non sono rappresentati graficamente. Le parti interessate saranno in tal caso definite in riferimento alla destinazione vigente alla data di adozione del presente Regolamento urbanistico.

4. Gli edifici e le aree sono inclusi negli standards per pubbliche attrezzature ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. I progetti edilizi relativi ad interventi su aree e edifici pubblici dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano.

6. La individuazione di nuove funzioni di questo tipo sarà possibile solo con specifica variante al Regolamento urbanistico, che deve essere sempre accompagnata da una attestazione che valuti la mobilità indotta e le altre possibili situazioni di crisi o disagio che la nuova localizzazione comporta.

7. Non sarà consentita la realizzazione di nuovi elettrodotti, salvi gli impianti di distribuzione in media e bassa potenza.

8. L'installazione di impianti trasmittenti per il sistema radiotelevisivo e per la telefonia mobile, anche installati su strutture mobili, non è consentita:

  • – nelle zone boscate;
  • – negli ambiti di reperimento di aree protette di interesse locale.

9. Può essere comunque consentita la condivisione di più trasmettitori nelle stessa infrastruttura impiantistica. Sugli impianti esistenti sono consentiti interventi fino alla manutenzione straordinaria. In caso siano necessari interventi di ristrutturazione o di modifica delle parti strutturali, impiantistiche o delle potenze attuali gli stessi dovranno essere assoggettati alle norme previste per i nuovi impianti. Non sono soggetti alle norme di cui ai precedenti commi le installazioni di impianti radio di limitata potenza ad esclusivo servizio delle Forze dell'ordine, dei mezzi di soccorso o di protezione civile.

10. Gli interventi sulle aree e sugli edifici sono attuati direttamente o previa procedura di intesa formale con il Comune nei casi e secondo le disposizioni di legge vigenti. Quando gli interventi non siano eseguiti direttamente dal Comune o dagli altri enti pubblici competenti la loro attuazione è soggetta alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune stesso ed i soggetti attuatori.

11. Sono inclusi in questa categoria

  1. a. servizio idrico
  2. b. servizio elettrico
  3. c. servizio del gas metano
  4. d. servizio fognario e della depurazione
  5. e. telefonia fissa e mobile
  6. f. telecomunicazioni
  7. g. smaltimento dei rifiuti
  8. h. autotrasporti pubblici

Art. 18 Associazioni sociali e volontariato

1. Sono gli edifici e le aree destinati interamente a sede di associazioni del volontariato, del tempo libero, culturali, ricreative e sociale in genere, appartenenti al settore del cosiddetto no profit. Nel caso in cui tali funzioni siano ospitate in edifici destinati anche ad altri scopi le norme di cui al presente articolo si applicano alla sola porzione interessata.

2. Si deve tendere a garantire il massimo possibile di sviluppo per queste attività compatibilmente con le esigenze di tutela degli edifici. Allo scopo di perseguire l'obiettivo di tenere questi beni costantemente adeguati al mutare delle esigenze delle attività che vi sono svolte si potranno effettuare sugli stessi tutti gli interventi di ristrutturazione sia edilizia che urbanistica, di ampliamento o nuova costruzione in conformità ai progetti che volta per volta dovranno essere approvati in quanto allegati alle convenzioni di cui al successivo comma del presente articolo.

3. Gli edifici e le aree destinati interamente a sede di associazioni sociali e del volontariato sono indicati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico ognuno con proprio simbolo grafico, mentre gli edifici adibiti solo parzialmente al soddisfacimento di tali funzioni non sono rappresentati graficamente. Le parti interessate saranno in tal caso definite in riferimento alla destinazione vigente alla data di adozione del presente Regolamento urbanistico.

4. Gli edifici e le aree sono inclusi negli standards per pubbliche attrezzature ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444. 5. I progetti edilizi relativi ad interventi su aree e edifici pubblici dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano.

6. Sarà possibile previa variante al Regolamento urbanistico, qualora si renda necessario, procedere alla individuazione di nuove funzioni di questo tipo e natura su aree o edifici attualmente destinati ad altro scopo.

7. La individuazione di nuove funzioni di questo genere deve essere sempre accompagnata da una attestazione che valuti la mobilità indotta, la esistenza di collegamenti di tipo pedonale fra la nuova funzione e il resto del tessuto urbano, la necessità e la presenza di mezzi di trasporto pubblico locale in grado di soddisfare le esigenze indotte da questa nuova localizzazione. Nel caso sia verificata una inadeguatezza del sistema della mobilità e dei collegamenti si dovrà provvedere al suo adeguamento contestualmente all'insediamento della nuova funzione.

8. Gli interventi sulle aree e sugli edifici sono soggetti alla preventiva stipula di atto di convenzione che regoli i rapporti fra il Comune ed i soggetti proponenti.

9. Non sono ammesse destinazioni diverse da quelle di cui al primo comma del presente articolo.

Art. 19 Distributori di carburanti

1. Sono le aree destinate agli impianti stradali di distributori carburanti per autotrazione esistenti o in cui ne sia consentito il nuovo insediamento.

2. Le aree destinate a impianti di distribuzione carburanti esistenti sono indicate sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico, con proprio simbolo grafico.

3. Gli edifici e le aree sono inclusi in zona produttiva D ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

4. I progetti edilizi relativi ad interventi su queste aree dovranno tenere in considerazione, oltre agli aspetti funzionali e tecnologici, anche le valenze di tipo architettonico, ambientale e paesaggistico nonché di inserimento e arredo urbano.

5. Le strutture esistenti potranno essere adeguate alle esigenze funzionali delle stesse, con interventi anche di ampliamento che comunque non portino ad incrementi della consistenza attuale superiori a quanto previsto ai successivi comma del presente articolo.

6. In cartografia sono individuati con specifico simbolo grafico alcuni impianti da ritenere non correttamente collocati in relazione alle caratteristiche della zona nella quale si trovano. In tal caso sono consentiti solo interventi di manutenzione straordinaria, con divieto di ampliamento della attuale consistenza.

7. Nuove infrastrutture destinate a questo scopo potranno essere realizzate nelle aree contermini solo alle strade, nei tratti esistenti o in progetto, di cui all'articolo 12 delle presenti norme, definite "Viabilità principale". E' ammessa inoltre la localizzazione all'interno delle aree industriali, nelle zone definite per servizi alle attività produttive D3 e nelle zone per autotrasporti D4, di cui agli articoli 35 e 36 delle presenti norme.

8. Sono escluse da eventuali localizzazioni le aree classificate nel presente strumento o nel Piano strutturale come: Centro storico - Area boscata - Area per servizi e attrezzature di livello sovracomunale - Aree di pertinenza o limitrofe a edifici tutelati o sottoposte a vincolo ai sensi del D.Lgs n. 490 26 ottobre , con esclusione di quelle limitrofe alla viabilità principale - Ambiti di reperimento di aree protette di interesse locale – Ambiti fluviali ed aree ad elevato rischio idraulico e di frana – Zone classificate B, C, F, per standards o per altre destinazioni pubbliche o di servizio – Aree con forte pendenza o di crinale.

9. Non inoltre sono consentiti nuovi impianti in tutte quelle situazioni in cui si compromettano, anche marginalmente, i quadri visuali verso particolari emergenze storiche o architettoniche e verso zone paesaggisticamente rilevanti.

10. In caso di strade in progetto le effettive attivazioni degli impianti sono condizionate alla preventiva realizzazione della nuova viabilità.

11. I nuovi distributori di carburante potranno essere dotati anche di impianti di lavaggio e grassaggio, di servizi igienici ed eventuali altri locali di servizio o ristoro per una volumetria complessiva non superiore a mc. 500, con una altezza massima ambientale non superiore a ml. 3,50 escluse le pensiline per le quali è consentita una altezza ambientale di ml. 5,50. La superficie interessata complessivamente dall'intervento non potrà superare in nessun caso mq. 6.000. Per gli impianti esistenti ubicati lungo la Superstrada Firenze - Siena, in considerazione dell’importanza della infrastruttura e dei relativi servizi, i parametri urbanistici di cui sopra sono incrementati fino ad una volumetria massima di 1200 mc ed una superficie complessiva dell’impianto non superiore a 10.000 mq. Ferma restando l’altezza massima pari a 3,5 m sul fronte strada (escluse pensiline), è ammessa sugli altri lati l’articolazione delle strutture su più livelli in funzione dell’andamento morfologico dell’area. Il progetto dovrà prevedere idonee soluzioni per il corretto inserimento paesaggistico degli interventi edilizi e delle aree scoperte, anche attraverso alberature di alto fusto e sistemazioni a verde.

12. I nuovi impianti devono avere le caratteristiche delle stazioni di rifornimento e delle stazioni di servizio così come definite dalla normativa statale e regionale vigente. I nuovi impianti devono avere dimensioni tali da prevedere l'installazione dei prodotti benzine e gasolio per autotrazione ed, eventualmente, gpl e metano.

13. Gli impianti, comprese le relative aree di sosta degli automezzi, non devono in nessun caso impegnare la carreggiata stradale, come previsto dalle disposizioni di cui al N.C.d.S. e al Regolamento attuativo.

14. L'installazione di nuovi impianti non e' consentita in corrispondenza di tratti stradali caratterizzati da situazioni di intreccio di flussi di traffico o in zone di incanalamento di manovre veicolari.

15. La distanza da dossi non deve essere interiore a quella fissata nel N.C.d.S. e del Regolamento attuativo.

16. Lungo le curve di raggio inferiore a mt. 300 non può installarsi alcun impianto. Ove i raggi minimi di curvatura siano compresi tra i mt. 300 e i mt. 100 l'installazione è consentita fuori dalla curva oltre i punti di tangenza. Per le curve di raggio inferiore o uguale a mt. 100 gli impianti potranno sorgere a mt. 95 dal punto di tangenza della curva, ove siano rispettate le altre precedenti prescrizioni.

17. Per quanto attiene in particolare le stazioni di servizio in fregio a tratti di statali in curva la realizzazione delle stesse e consentita su tronchi di strade con raggio maggiore di mt. 300, purché le stesse siano realizzate secondo lo schema planimetrico di cui alla circolare ANAS n. 5/88 mediante accessi unidirezioriali, dotati di corsie di decelerazione e accelerazione.

18. Le colonnine, i serbatoi e le altre attrezzature che costituiscono l'impianto, ivi compresi i macchinari per il lavaggio, devono essere ubicati ad una distanza minima di mt. 5 dal ciglio stradale e dai confini. Il distacco minimo dagli edifici esistenti nelle zone ed aree confinanti deve essere di mt. 10.

19. Per gli impianti da realizzare in fregio a strade statali è consentita l'installazione, nella fascia di rispetto, del chiosco, degli erogatori, delle pensiline e dei serbatoi a una distanza minima di mt. 3,00 dal confine di proprietà stradale.

20. All'interno dell'area di servizio, oltre alle attrezzature necessarie per l'erogazione, possono essere attrezzati appositi spazi per il rifornimento di acqua e lo scarico dei liquami per roulottes e campers.

21. I sostegni per l'installazione di adeguata pensilina a sbalzo prefabbricata e l'aggetto della pensilina stessa, a copertura dell'isola destinata agli erogatori di carburante, devono essere collocati a non meno di mt. 5 dal ciglio stradale e dai confini di proprietà e l'aggetto della pensilina stessa non deve superare in proiezione verticale di mt. 1,5 il ciglio interno dell'aiuola spartitraffico delimitante il piazzale.

22. Nei casi di installazione di impianti di lavaggio automatico a spazzoloni, il piazzale deve essere idoneo a ricevere tale impianto e a garantire le esigenze di sicurezza inerenti la manovra e la sosta degli autoveicoli.

23. Sulle strade di quartiere e sulle strade locali in ambito urbano gli impianti devono rispondere, per quanto riguarda gli accessi, ai requisiti previsti per i passi carrabili (art. 22 N.C.d.S. e artt. 46 e 61 Regolamento).

24. Per quanto riguarda l'installazione di impianti stradali su strade di tipo C, come definite dal N.C.d.S. gli accessi sulla strada devono sempre avvenire tramite corsie di accelerazione e decelerazione della larghezza di mt. 3 e raccordate al piazzale con curve di raggio non inferiore a mt. 10. La lunghezza delle corsie dovrà essere progettata in relazione alle caratteristiche del tratto stradale interessato.

25. Le stazioni di servizio da realizzare in fregio a statali a quattro corsie anche di tipo C, prevedono un fronte fisso di mt. 100, con corsie di decelerazione e accelerazione e aiuola centrale di larghezza pari a mt. 3,5 oltre a mt. 0,5 di banchina bitumata, secondo lo schema di cui alla circolare del Ministero LL.PP. n.5/88.

26. Il piazzale deve sempre essere separato dalla sede stradale da apposita aiuola spartitraffico, che potrà avere caratteristiche diverse secondo la tipologia della strada interessata e che saranno definite in sede di rilascio della concessione edilizia e/o autorizzazione.

27. Il ciglio verso strada dello spartitraffico deve essere ubicato di norma a non oltre mt. 1,5 dalla corsia di marcia e comunque sempre in alienamento ai segnavia marginali; lo spartitraffico deve essere in allineamento agli arginelli stradali, ove esistenti e comunque al ciglio esterno delle banchine stradali anche se non depolverizzate.

28. Sullo spartitraffico non possono essere impiantati segnali di alcun tipo, ne' piantagioni o altro, eccedenti l'altezza di mt. 0,70 misurata sul piano della banchina stradale o degli accessi, a seconda della condizione più sfavorevole. Tale norma non si applica all'insegna sul palo indicante la società.

29. In corrispondenza degli accessi deve essere garantita, anche mediante modificazioni dei terreni, una visibilità minima così come definito geometricamente dalla specifica materia vigente (art. 16 e 18 del N.C.d.S.)

30. Gli accessi agli impianti situati lungo le strade statali devono avere le caratteristiche tecniche di seguito specificate:

  1. a) rifornimento di benzine e gasolio limitato ad autovetture e autocarri con portata a pieno carico non superiore a 35 q.li fronte strada da mt. 25 a mt. 30 con accessi da mt. 7,5 a mt. 10 ciascuno e aiuola spartitraffico centrale da mt. 10;
  2. b) rifornimento di gasolio per tutti i veicoli fronte strada di mt. 60 con accessi di mt. 15 e aiola spartitraffico centrale di mt. 30.

31. Gli accessi agli impianti situati lungo le altre strade devono avere le seguenti caratteristiche tecniche:

  1. a) rifornimento di benzine e di gasolio esclusivamente per autovetture ed autocarri con peso a pieno carico fino a q. 35: fronte strada di almeno mt. 25 con accessi da mt. 7,5 a mt. 10 e aiuola spartitraffico centrale da mt. 10
  2. b) rifornimento di gasolio per tutti i veicoli: fronte strada di mt. 60 con accessi di mt. 15 e aiuola spartitraffico centrale di mt. 30

32. Le distanze degli accessi da dossi, curve, intersezioni, impianti semaforici devono essere conformi a quanto stabilito dal Nuovo codice della strada e alle seguenti prescrizioni:

  1. a) all′interno dei centri abitati minimo mt. 15
  2. b) fuori dai centri abitati minimo mt. 95

33. Possono essere stabilite distanze superiori per ragioni di sicurezza atte a garantire la fluidità della circolazione così come previsto dall'art. 22 c. 9 del N.C.d.S.

35. Sono da considerarsi incompatibili gli accessi da due strade e gli accessi ubicati sotto canalizzazione semaforica.

36. Per impianti siti su strade statali la distanza da rispettare tra i punti singolari e l'accesso più vicino e' stabilita in mt. 95 per le strade a due corsie e in mt. 150 per le strade a quattro corsie, tenne restando le distanze fra impianti sulla stessa direttrice di marcia di cui alla citata DCR n. 359/96.

37. Per gli impianti situati lungo strade a quattro o più corsie, ai fini della sicurezza stradale le corsie di accelerazione e decelerazione devono avere lunghezza minima rispettivamente di mt. 75 e mt. 60 e larghezza non interiore a mt. 3,5 raccordate al piazzale con curve di raggio non inferiore a mt. 10.

Art. 20 Cave ed attività estrattive

1. Sono le zone del territorio comunale destinate ad attività estrattive, di cava e simili.

2. Le zone sono destinate esclusivamente alla estrazione di materiali inerti, secondo i piani e i progetti di coltivazione approvati ai sensi della normativa di legge vigente.

3. Le aree sono classificate D ai sensi del D.M. 1444 del 2 aprile 1968 fintanto che permane la attività estrattiva, mentre una volta terminate le operazioni di ripristino l'area assumerà automaticamente destinazione agricola E, senza bisogno di variante al presente strumento.

4. Le aree di cava sono rappresentate nelle tavole di progetto del Regolamento urbanistico in scala di 1:10.000.

5. Le aree estrattive sono suddivise in categorie, a seconda delle tipologie merceologiche ed in comparii omogenei, a loro volta ripartiti in lotti.

6. All'interno dello stesso comparto non é ammesso il rilascio di autorizzazioni alla coltivazione a soggetti diversi mentre la coltivazione sarà autorizzata solo per singoli lotti. Per le cave di ghiaia e sabbia non potranno essere rilasciate autorizzazioni su più lotti contemporaneamente allo stesso titolare.

7. La durata dei lavori su di un singolo lotto non dovrà superare il periodo di cinque anni, salvo la possibilità dell'Amministrazione comunale di concedere proroghe motivate.

8. Per ogni singolo lotto dovrà essere presentato un apposito progetto di coltivazione comprendente tutti gli elaborati richiesti dalle leggi regionali in materia. Il progetto per la coltivazione del primo lotto di ogni comparto deve essere corredato degli elaborati previsti dalla sopra citata normativa.

9. Per il progetto relativo alla coltivazione dei successivi lotti devono essere presentati, oltre agli elaborati di cui sopra ed il progetto di coltivazione del lotto anche idonea documentazione atta a comprovare l'avvenuto ripristino del lotto precedente o delle aree da ripristinare.

10. Sei mesi prima del termine dei lavori su di un singolo lotto potrà essere presentato il progetto di coltivazione in un lotto consecutivo, con le indicazioni sugli avvenuti ripristini di cui al comma precedente. Inadempienze progettuali, difformità di coltivazione rispetto al progetto approvato, cattiva conduzione delle cave, mancato ripristino di aree, potranno essere causa di sospensione o revoca della concessione.

11. Per ognuna delle aree destinate a questa attività sono state redatte specifiche schede di progetto, allegate al Regolamento urbanistico, in cui sono contenute specifiche indicazioni da osservare per la loro utilizzazione.

Art. 21 Vincoli cimiteriali

1. Sono le aree limitrofe ai cimiteri, destinate alla protezione degli stessi ai sensi dell'articolo 338 del T.U. delle leggi sanitarie approvate con R.D. 27.7.34 n. 1265 come modificato dalla L. 166/2002.

2. Si dovrà tendere alla salvaguardia delle zone limitrofe ai cimiteri, sia per garantire condizioni di rispetto che per tutelare gli aspetti sanitari degli edifici vicini.

3. Le zone di rispetto cimiteriale sono rappresentate sulle tavole di progetto del Regolamento Urbanistico in scala 1/2000 e 1/10.000.

4. Sono comprese in queste aree zone omogenee B ed E ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

5. Nelle zone di rispetto cimiteriale sono vietati tutti gli interventi di nuova costruzione, salvo quelli previsti dall’art. 338, V° capoverso, del RD 1265/34 e s.m.i., ad eccezione degli ampliamenti delle stesse strutture cimiteriali nei limiti stabiliti nel RD. Potrà essere consentita la realizzazione di parcheggi anche interrati o di infrastrutture che non richiedano la costruzione di nuove volumetrie, ad eccezione di piccoli edifici legati funzionalmente ai cimiteri, quali i chioschi per la vendita dei fiori.

6. Gli interventi sulle aree e sugli edifici esistenti sono disciplinati dalle norme per i centri urbani e le aree agricole di cui ai successivi articoli delle presenti norme, con le limitazioni stabilite dalla vigente normativa in materia.

7. Ai fini dell’individuazione delle distanze di rispetto di cui all’art. 338 del RD 27.07.1934 n. 1265 come modificato dalla L. 166/2002, il perimetro del centro abitato a cui fare riferimento è quello individuato dal P.S. alla Tav. 30 – Elementi del Sistema Insediativo.

8. Gli interventi di ampliamento cimiteriale che interessano aree interessate da beni paesaggistici ai sensi dell’art. 136 del D.Lgs 42/2004 (DM 108/1965 e D.M. 228/1970) devono essere realizzati nel rispetto del vigente PIT-PPR, con particolare riferimento alla disciplina d’uso di cui all’Elaborato 3B – Sezione 4. Per tali interventi dovrà essere garantita l’integrazione paesaggistica, con soluzioni formali, che per altezze e volumetrie, si adattino alla morfologia dei luoghi, con finiture e cromie orientate alla semplicità e con interventi di mitigazione con essenze arboree tipiche dei luoghi.

9. Gli interventi di ampliamento che interessano il cimitero di Megognano in quanto area ricadente all’interno della pertinenza dei beni storico-architettonici individuati dal PTC, dovranno essere valutati con i criteri di trasformabilità previsti dal PTC nel rispetto della disciplina della Scheda Paesaggistica allegata al RU.

Art. 22 Ambiti fluviali ed aree a rischio idraulico e di frana

1. Sono le aree occupate da corsi d'acqua, da pozzi o sorgenti e quelle nelle loro adiacenze, quelle interessate da fenomeni idraulici di esondazione, ristagno o allagamento, le aree a rischio idraulico o di frana molto elevati. In queste aree sono inclusi anche gli ambiti di protezione A1 dei corsi d'acqua individuati ai sensi della Deliberazione del Consiglio regionale n. 230/94.

2. Le aree sono destinate alla protezione delle risorse idriche e alla loro salvaguardia e tutela da fenomeni di inquinamento o depauperamento, nonché ad impedire che si pongano ostacoli o impedimenti al libero deflusso delle acque, nonché alla attuazione delle misure necessarie per la bonifica e messa in sicurezza delle aree stesse.

3. Le aree sono rappresentate nella cartografia in scala di 1/2.000 e di 1/10.000.

4. Sono comprese in queste aree zone omogenee B, D, E ed F del D.M. 2.04.68 n. 1444.

5. L'area circostante i pozzi dell'acquedotto è soggetta a tutela. L'area di tutela assoluta (10 m. di raggio) è adibita esclusivamente ad opere di presa ed infrastrutture di servizio. Nella zona di rispetto degli stessi è vietata la trivellazione di altri pozzi, con la sola esclusione di quelli da adibirsi alle finalità di captazione dell'acqua potabile per l'acquedotto.

6. Nelle aree ad elevato rischio idraulico sono consentiti tutti gli interventi idraulici volti alla messa in sicurezza delle aree, previa approvazione dell'Autorità idraulica competente. Sono inoltre consentiti gli interventi di ristrutturazione ed adeguamento della viabilità e dei servizi a rete essenziali e non delocalizzabili, nonché la realizzazione di nuove infrastrutture essenziali, purché siano realizzate in condizioni di sicurezza idraulica e non precludano la possibilità di attenuare le condizioni di rischio. Sono infine consentiti tutti gli interventi legati alla utilizzazione delle acque, sia a scopo potabile che agrario. Sono inoltre vietati tutti gli interventi tendenti a ridurre la permeabilità dei suoli, nonché a costituire ostacolo al libero deflusso delle acque.

7. Nelle aree a rischio di frana sono consentiti gli interventi di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi, previo parere favorevole dell'Autorità competente. Sono inoltre consentiti gli interventi di ristrutturazione ed adeguamento della viabilità e dei servizi a rete essenziali e non delocalizzabili, purché non comportino aggravio delle condizioni di instabilità e non compromettano la possibilità di realizzare la bonifica del movimento franoso. Sono infine consentiti gli interventi di realizzazione di nuove infrastrutture essenziali, purché siano stati precedentemente realizzati gli interventi necessari per la bonifica del movimento franoso.

8. Sono vietate le sistemazioni che interferiscano in maniera specifica con le ragioni della tutela alla quale sono sottoposte le aree. Le protezioni si riferiscono anche agli aspetti ambientali, legati sia alla presenza di vegetazione riparia che di particolari sistemazioni idrauliche storicizzate. Sono consentiti, al fine di una utilizzazione pubblica delle aree stesse, interventi di sistemazione a parco e di accesso al fiume, con alberature e passaggi pedonali e ciclabili che comunque non contrastino con la tutela idraulica dei corsi d'acqua.

9. In tutte le aree comprese nella perimetrazione di cui sopra sono vietate le nuove costruzioni, ad esclusione dei manufatti precari legati alla conduzione agraria dei fondi.

10. Gli ampliamenti degli edifici esistenti eventualmente consentiti dai successivi articoli delle presenti norme potranno essere realizzati a condizione che non aumentino la superficie coperta degli stessi. La realizzazione di volumi interrati potrà essere consentita previa dimostrazione della assenza di rischio idraulico e comunque a condizione che la quota di imposta inferiore dei manufatti sia posta almeno a cm. 0,50 al sopra della quota prevista per una piena con tempo di ritorno duecentennale.

11. Non sono consentiti consolidamenti di strutture precarie eventualmente esistenti, che dovranno essere rimosse.

12. Non sono ammesse destinazioni d'uso suscettibili di provocare fenomeni, anche potenziali, di inquinamento.

13. Nelle tavole di piano sono individuate, fra le aree sensibili, quelle di particolare rilievo ai fini della realizzazione di interventi di laminazione delle piene, come casse di espansione, briglie a bocca tarata e simili. Queste aree dovranno essere salvaguardate in maniera specifica e quindi, in caso di qualunque intervento fra quelli consentiti dal presente articolo, dovranno essere prodotte analisi di dettaglio in cui si dimostri che quanto proposto non è suscettibile di pregiudicare, anche indirettamente, la realizzabilità delle opere idrogeologiche di tutela degli abitati dalle piene. In queste aree è vietata qualsiasi tipo di nuova edificazione anche a carattere temporaneo ad esclusione dei manufatti relativi alle opere idrauliche ed attività colturali che possono pregiudicare la funzionalità dell’opera idraulica.

14. Gli interventi sulle aree e sugli edifici esistenti sono disciplinati dalle norme per le aree urbane (B), industriali (D) e agricole (E) di cui ai successivi articoli delle presenti norme, con le limitazioni di cui al presente articolo.

Art. 22bis Opere di difesa idraulica

1. All’interno degli ambiti di cui al precedente articolo 22, il RU individua le aree destinate alla realizzazione di opere pubbliche di difesa idraulica previste dai progetti approvati dagli Enti competenti. Tali aree sono soggette a vincolo espropriativo.