Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

Art. 40 Norme generali

1. Il territorio extraurbano è destinato principalmente alla funzione agricola e costituisce elemento da salvaguardare come risorsa e ricchezza da tramandare alle future generazioni, in quanto prodotto del lavoro umano di elevata bellezza e di grande significato storico e ambientale.

2. Il Regolamento Urbanistico, in sintonia con quanto espresso nel PTCP e nel Piano Strutturale, propone la tutela del sistema agricolo nel suo complesso, con le condizioni previste nelle seguenti norme.

3. Le aree agricole sono classificate zona omogenea E ai fini del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444.

Art. 41 Piani di miglioramento agricolo ambientale

1. Per ogni Piano di Miglioramento Agricolo e Ambientale si deve verificare che l'impatto ambientale delle nuove opere sia sostenibile sotto il profilo paesistico, idrogeologico e della difesa del suolo.

2. I piani attuativi comunque definiti o i progetti edilizi dovranno essere accompagnati in ogni caso da una relazione che ne motivi l'inserimento rispetto ai quadri paesistici più significativi costituiti in particolare dai punti panoramici, dalla viabilità di crinale e dai punti di osservazione.

3. I Piani di Miglioramento Agricolo devono contenere il rilievo degli elementi tipici del paesaggio agrario tradizionale, una relazione sulle condizioni di efficacia del sistema scolante e una relazione di progetto nella quale sia dimostrata la pari o maggiore efficacia della nuova sistemazione in ordine alla regimazione delle acque e alla difesa del suolo. È da tutelare in particolare la viabilità campestre e la vegetazione di bordo. Le sistemazioni idraulico-agrarie, i terrazzamenti, i ciglionamenti ed muri di contenimento lungo le strade sono da conservare integralmente anche attraverso il risarcimento delle parti crollate, fatta salva la possibilità, nei casi di crolli totali, di realizzare soluzioni diverse purché compatibili sul piano delle tecniche costruttive e dei materiali impiegati.

4. Nella progettazione di ogni intervento, sia agrario che edilizio, si dovrà porre particolare attenzione al suo inserimento ambientale, alle vedute e alla presenza di elementi già consolidati di accesso o servizio. Negli interventi di modifica dello stato dei luoghi e nelle lavorazioni e sistemazioni agrarie dovranno essere comunque mantenuti gli elementi tipici del territorio e del paesaggio, costituiti da filari di alberi, muretti perimetrali dei campi o dei bordi delle strade, parchi e giardini storici, tabernacoli, viabilità storica, vegetazione riparia, particolari tipi di bosco nonché particolari associazioni arbustive. In tali zone deve essere inoltre perseguita la massima tutela delle sistemazioni idraulico-agrarie e della vegetazione non colturale. L'accorpamento dei campi e il rimodellamento del suolo sono ammessi purché non riducano la capacità di invaso della rete scolante.

5. Tutte le opere esistenti atte a regolare lo smaltimento delle acque superficiali devono essere mantenute in efficienza dai proprietari dei territori ove ricadono. Le attività che comportino prelievi ed emungimenti da falde idriche sono soggette ad autorizzazione, secondo le modalità fissate dalla legge o dai regolamenti in materia. Le sorgenti naturali non potranno essere né disperse con movimenti di terra o altre opere né intercluse o chiuse completamente ad un uso pubblico.

6. Ai sensi della L.R. 64/95 i programmi di miglioramento agricolo ambientale assumono valore di piani attuativi ai sensi dell'articolo 31 della L.R. 5/95 nei casi in cui sia prevista la realizzazione di nuove volumetrie che complessivamente superino i mc. 300 o che prevedano trasferimenti di volumetria superiori a mc. 600.

Art. 42 Nuove costruzioni

1. Nelle zone agricole, la realizzazione di nuovi volumi è consentita esclusivamente per i seguenti tipi di intervento:

  • - costruzione di nuovi annessi per imprenditori agricoli, come previsto all′art. 4 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.i.
  • - costruzione di annessi agricoli per soggetti diversi dagli imprenditori agricoli, come previsto all′art. 6 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.i.
  • - installazione di manufatti precari stagionali come previsto all′art. 7 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.i.
  • - realizzazione di serre come previsto all′art. 8 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.e i.
  • - costruzione di annessi agricoli non soggetti al rispetto delle superfici minime fondiarie o eccedenti le capacità aziendali come previsto all′art. 5 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.i.
  • - realizzazione di volumi tecnici interrati per interventi relativi agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili a servizio delle abitazioni.

Quando le vigenti leggi e strumenti urbanistici consentono la realizzazione di annessi agricoli, gli stessi dovranno essere localizzati preferibilmente nelle aree di pertinenza di edifici esistenti, accanto ad una strada esistente, con le facciate più lunghe disposte parallelamente alle curve di livello e schermate con essenze autoctone, preferibilmente sempreverdi. Dovranno essere rispettati i caratteri morfologici e paesaggistico ambientali del sito (alberature di pregio da conservare, percezione dai punti di vista principali, rapporto con la viabilità storica). Al fine di ridurre l′impatto visivo, dovrà essere opportunamente sfruttata la eventuale presenza di dislivelli, scarpate, colture, filari di alberi, arbusti o siepi, con possibilità di integrare tali elementi con quinte di vegetazione di nuovo impianto.

2. La ricostruzione di un fabbricato ridotto in stato di rudere è consentita quando la scheda di rilevamento allegata al R.U. documenta lo stato di fatto del manufatto in questione, le caratteristiche e le dimensioni originarie e stabilisce altresì le modalità della ricostruzione. Le schede di rilevamento del patrimonio edilizio esistente cui si fa riferimento possono essere adeguate e modificate esclusivamente mediante variante al R.U..

Art. 43 Costruzioni precarie

1. Le costruzioni precarie di cui al presente articolo comprendono:

  1. a) i manufatti precari di cui all′art. 41, comma 8, della L.R. 1/2005;
  2. b) gli annessi agricoli, di cui all′art. 41, comma 5, della L.R. 1/2005, destinati all′agricoltura esercitata da soggetti diversi dagli IAP cioè quelli necessari per l′agricoltura amatoriale e per le aziende agricole che non raggiungono le superfici fondiarie minime di cui all′art. 2 del D.P.G.R. 5/R/2007.

2. I manufatti precari di cui alla precedente lettera a) sono consentiti esclusivamente nel rispetto di quanto stabilito all′art. 7 del D.P.G.R. 09/02/2007 n.5/R e s.m.i. e con le seguenti, ulteriori prescrizioni:

  1. - Gli annessi dovranno essere costruiti sia nelle parti strutturali che nelle finiture esclusivamente in legno ;
  2. - Non sono consentiti servizi di bagno e cucina, né altre strutture e impianti legati allo svolgimento di funzioni diverse da quelle produttive agricole.

Per gli annessi precari non è consentita la esecuzione di opere di ancoraggio, pavimentazione interna né di sistemazione esterna che modifichino permanentemente lo stato dei luoghi o in cui sia previsto l'uso del cemento, ancorché non armato.

3. Gli annessi agricoli di cui alla precedente lettera b) sono così classificati:

  • Tipo 1 - con superficie fino a mq. utili 15 e altezza utile interna massima di ml. 2,40.
  • Tipo 2 - con superficie fino a mq. utili 25 e altezza utile interna massima di ml. 2,40.
  • Tipo 3 - con superficie fino a mq. utili 30 e altezza utile interna massima di ml. 3,00.

4. Gli annessi di cui alla lettera b) dovranno essere realizzati, sia nelle parti strutturali che nelle finiture, esclusivamente in legno verniciato del colore da concordare con l′Amministrazione Comunale. Non sono consentiti servizi di bagno e cucina, né altre funzioni legate in qualsiasi modo alla residenza.
Per gli annessi agricoli di cui al presente comma è consentita la pavimentazione interna esclusivamente in terra battuta o assito di legno, mentre non sono consentite opere di sistemazione esterna che modifichino permanentemente lo stato dei luoghi o in cui sia previsto l'uso del cemento, ancorché non armato.
Non è altresì consentito l′allacciamento alla rete di distribuzione dell′energia elettrica. Le eventuali necessità in tal senso potranno essere soddisfatte mediante la installazione di gruppi elettrogeni privati.
Le superfici minime per la realizzazione degli annessi di cui sopra sono indicate al successivo art. 44, commi 3 e 5.

Art. 44 Aziende minori e piccoli fondi

1. Ai fini del presente articolo per azienda si intende una proprietà fondiaria in zona classificata E dal presente regolamento urbanistico.

2. Non è consentita la realizzazione di alcun annesso precario o stabile per le aziende che non raggiungano almeno 1.000 metri quadrati di superficie agraria.

3. Per la aziende comprese fra i 1.000 e i 5.000 metri quadrati di superficie utile agraria è possibile realizzare annessi di tipo 1 purché le aziende stesse siano state costituite nella attuale dimensione anteriormente alla data del 1 giugno 2001.

4. Per quelle costituite successivamente a tale data e che abbiano avuto origine da frazionamenti fondiari avvenuti nei dieci anni precedenti la richiesta di costruzione la superficie minima richiesta per la costruzione di un annesso precario dovrà essere invece pari ad almeno 5.000 metri quadrati complessivi.

5. Per la aziende comprese fra i 5.001 e i 10.000 metri quadrati di superficie utile agraria è possibile realizzare annessi di tipo 2, mentre per quelle di superficie utile agraria superiore a mq. 10.001 è consentita la realizzazione di annessi di tipo 3, salvo quanto disposto al comma successivo.

6. Per le aziende agricole che non raggiungano i minimi colturali di cui al 2° comma dell'articolo 3 della legge regionale 64/95 e successive modifiche, ma che mantengono in produzione una superficie agraria non inferiore a:

  • - 2 Ha. per vigneti e frutteti in coltura specializzata
  • - 3 Ha. per oliveto in coltura specializzata e seminativo irriguo
  • - 5 Ha. per colture seminative, seminativo erborato, prato, prato irriguo

è ammessa la realizzazione di annessi rustici stabili fino a un massimo di 300 mc. previa presentazione del Piano di miglioramento agricolo ambientale.

7. Per le aziende con diverso ordinamento colturale si applicano alle superfici di cui sopra gli stessi criteri previsti dal comma 3 dello stesso articolo 3 della legge regionale.

8. E' ammessa la possibilità per più proprietari di fondi limitrofi di riunirsi, al fine di raggiungere i minimi dimensionali sopra definiti. In tal caso si applicano le stesse norme previste per i fondi costituiti da un'unica proprietà.

9. Sono esclusi dal conteggio delle superfici, ai fini del presente articolo, le tare, le strade, i boschi e i prati.

Art. 45 Serre

1. La costruzione ed il mantenimento di serre di tipo precario (che non superino i nove mesi l'anno di utilizzazione e non necessitino di opere di ancoraggio particolari) è sempre consentita.

2. Le serre fisse sono consentite esclusivamente nel caso in cui sia garantito un corretto impatto ambientale e paesaggistico e non siano necessari per la loro collocazione movimenti di terra che eccedano 50 cm. di sterro o di riporto. La loro costruzione è subordinata alla presentazione e approvazione, nelle forme di legge, di un Programma di miglioramento agricolo ambientale, ove si deve documentare il fabbisogno in rapporto all'attività agricola, nonché ai manufatti eventualmente già presenti sul fondo. Tali programmi devono indicare le localizzazioni, le tipologie, i materiali, le superfici coperte e le possibili localizzazioni delle serre fisse, all'interno delle aree di pertinenza aziendale.

3. Le serre stabili non costituiscono volumetria utile per poter essere destinata a qualsiasi altro scopo e pertanto al cessare della attività di coltivazione queste dovranno essere completamente demolite in modo da ripristinare la superficie agraria originaria. Potranno essere realizzate a condizione che il materiale utilizzato consenta il passaggio della luce, che l'altezza massima non superi i 4 metri in gronda o i 5 metri al culmine, che le distanze minime non siano inferiori a metri 5 dalle abitazioni esistenti sul fondo e a metri 10 da tutte le altre abitazioni, a metri 3 dal confine e dalle strade pubbliche secondo quanto previsto dal Codice della strada.

Art. 46 Classificazione edifici esistenti

1. Il patrimonio edilizio esistente in zona agricola è stato rilevato e classificato nei seguenti gruppi omogenei:

  1. A. Edifici con elementi architettonici, tipologici o ambientali di grande valore da conservare integralmente:
    • – Gruppo A. 1- Edifici monumentali
    • – Gruppo A. 2 - Altri edifici
  2. B. Edifici con alcuni elementi di valore ambientale e tipologico:
    • – Gruppo B. 1 - Da tutelare gli elementi evidenziati nella scheda
    • – Gruppo B. 2 - Da tutelare in particolare la facciata
    • – Gruppo B. 3 - Da tutelare in particolare l′annesso
  3. C. Edifici senza elementi particolari di pregio:
    • – Gruppo C. 1 - Da tutelare l′impianto tipologico e planovolumetrico
    • – Gruppo C. 2 - Da tutelare solo l′impianto tipologico
  4. D. Edifici con elementi di valore molto degradati da recuperare:
    • – Gruppo D
  5. E. Edifici ristrutturati recentemente:
    • – Gruppo E. 1 - Interventi che hanno mantenuto e valorizzato i caratteri originari
    • – Gruppo E. 2 - Interventi che hanno mantenuto i caratteri originari con qualche manomissione
    • – Gruppo E. 3 - Interventi con pesanti manomissioni dei caratteri originari
  6. F. Edifici da rimodellare o comunque da assoggettare a norme particolari:
    • – Gruppo F
  7. G. Edifici recenti o comunque senza alcun elemento di valore da conservare:
    • – Gruppo G. 1 - Non in contrasto con l′ambiente
    • – Gruppo G. 2 - In contrasto con l′ambiente

2. In caso alcuni edifici non siano presenti nelle schede di classificazione questi saranno automaticamente assimilati ad uno dei gruppi fino al "Gruppo E.2” per quelli esistenti al 19 febbraio 1979 ed in uno dei gruppi dal “Gruppo E3” al “Gruppo G.1” per quelli costruiti dopo tale data.

Art. 47 Interventi sul patrimonio edilizio esistente

1. Il quadro conoscitivo del P.S., la schedatura capillare del patrimonio edilizio del territorio aperto e lo “studio paesistico sul territorio di Poggibonsi” costituiscono il riferimento e la premessa indispensabili per impedire usi impropri o contrari al valore identitario del patrimonio collinare di cui all'art. 20 della Disciplina Generale del vigente P.I.T.

2. Gli strumenti di cui al comma precedente costituiscono altresì il quadro generale di riferimento per un complessivo assetto del territorio rurale del comune di Poggibonsi.

3. Gli interventi consentiti sugli edifici in zona agricola sono quelli previsti dagli articoli successivi sulla base della classificazione degli edifici stessi. All′interno di tali interventi è consentito il cambio di destinazione d′uso degli edifici rurali esclusivamente laddove:

  • - siano compresi nelle “schede edificio” allegate al R.U.;
  • - non si tratti di edifici già destinati ad attività agro-industriali o allevamenti intensivi;
  • - siano riconducibili agli “edifici e i manufatti non più utilizzati per le attività produttive delle aziende agricole” secondo quanto disposto dall′art.12 del D.P.G.R. 3/R/2007. Si intendono “non più utilizzati per le attività produttive delle aziende agricole” gli edifici e i manufatti che, almeno a partire dal 20.04.2011, non facciano parte di aziende la cui superficie fondiaria sia uguale o superiore alla “superficie fondiaria minima” calcolata con i criteri di cui all′art. 2 del D.P.G.R. 5/R/2007 e quelli che, pur facendo parte di tali aziende, risultino “deruralizzati” mediante approvazione di P.A.P.M.A.A.;
  • - che vengano rispettate le prescrizioni di cui al successivo art. 50;
  • - che si verifichi l′esistenza o la contestuale realizzazione delle necessarie opere di urbanizzazione con particolare riferimento all′approvvigionamento idrico da pubblico acquedotto;

4. Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente dovranno essere eseguiti nel rispetto dei criteri insediativi degli edifici e dei nuclei come individuati nel quadro conoscitivo degli strumenti urbanistici.

5. Gli spazi esterni circostanti edifici e insediamenti esistenti, indipendentemente dal valore di tali edifici o nuclei, dovranno essere sistemati in maniera da conservare o ripristinare le caratteristiche originarie o, in ogni caso, in maniera compatibile con le stesse, evitando nel modo più assoluto i tipi di sistemazione e di frazionamento propri della periferia urbana, delle villette, delle case a schiera o dei fabbricati in linea. I criteri di cui sopra trovano applicazione anche in caso di interventi più consistenti, laddove consentiti, quali la sostituzione edilizia o la ristrutturazione urbanistica.

6. Per gli edifici già destinati a civile abitazione, il frazionamento delle unità immobiliari è consentito nel rispetto degli elementi formali, tipologici e strutturali nonché delle fasi di crescita dell′edificio. Gli elementi di cui sopra dovranno essere adeguatamente studiati e rappresentati nei rilievi di progetto e in apposita relazione. Qualora, sulla base di tali approfondimenti, l′unità immobiliare risulti frazionabile, si dovrà comunque verificare che la superficie utile media degli alloggi non sia inferiore a mq 90 e che, in ogni caso, non si realizzino alloggi con superficie utile inferiore a mq 45.

Art. 48 Edifici soggetti a tutela

1. Sono sottoposti a tutela gli edifici classificati nei precedenti gruppi A, B, C, D, E.1 ed E.2.

2. Il vincolo riguarda i corpi degli edifici che abbiano caratteristiche di tipo storico e architettonico significative, tutti gli esterni ed il rapporto degli edifici con il territorio.

3. Sulle parti originarie sono consentiti interventi che non eccedano la categoria del restauro, mentre sulle parti secondarie aggiunte e prive di valore si potranno realizzare anche interventi di ristrutturazione edilizia. Non sono in ogni caso ammessi aumenti della consistenza, mentre si potrà procedere a limitati interventi di demolizione dei corpi secondari ed alla loro ricostruzione fino al massimo della stessa quantità, anche in diversa collocazione purché in adiacenza alla parte principale dell'edificio.

4. E' quindi consentito il recupero e l'adeguamento funzionale degli edifici nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali tipici dell'edilizia rurale e a tale scopo dovranno essere salvaguardati, valorizzati e recuperati alla loro conformazione originaria i seguenti elementi:

  • - tipologici quali il tipo di copertura e di impianto distributivo, i collegamenti verticali, i loggiati, il rapporto tra i diversi organismi nel contesto di complessi edilizi, la consistenza e la posizione delle parti comuni;
  • - formali quali il tipo di materiali utilizzati, le finiture esterne della muratura, il tipo di infissi e la loro finitura, il tipo di composizione delle facciate (rapporto tra vuoti e pieni, disposizione delle aperture), gli elementi caratteristici di edifici specialistici come, ad esempio, i grigliati o le logge negli edifici destinati ad annesso;
  • - strutturali quali la struttura portante in muratura, compresa la posizione degli elementi verticali e orizzontali (muri portanti e solai), le volte di qualsiasi tipo, gli archi, le capriate, la struttura lignea delle coperture.

5. Nel contesto di interventi di recupero eseguiti con i criteri di cui sopra, i locali destinati ad annesso e collocati al piano terreno di edifici a più piani potranno essere messi in comunicazione con le abitazioni soprastanti a condizione che queste ultime non siano interessate da frazionamento ma vengano conservate nella loro consistenza originaria.

6. Gli annessi agricoli separati potranno dar luogo ad una unità abitativa autonoma solo nel caso che il loro volume sia superiore a mc. 250. Nel recupero di tali edifici, non essendo consentita la realizzazione di nuovi solai, si potranno realizzare soppalchi in legno o metallo, con struttura indipendente dalla struttura portante dell'edificio e una superficie non superiore al 30% della superficie dell'intero immobile e con il mantenimento della visibilità del volume interno dell'edificio nella sua consistenza originaria.

7. Non sono consentiti interventi di ampliamento della consistenza attuale.

8. In caso di frazionamenti che comportino l'aumento delle unità immobiliari questi saranno consentiti a condizione che gli interventi prevedano il rispetto delle caratteristiche tipologiche, formali, strutturali, storiche e architettoniche degli edifici, in particolare in relazione alla necessità di inserimento di scale e servizi e alla conservazioni degli elementi strutturali.

Art. 49 Edifici non soggetti a speciale tutela

1. Sugli immobili classificati nei gruppi E.3, F e G.1 sono consentiti interventi fino alla ristrutturazione edilizia, mentre per quelli del gruppo G.2 sono ammessi interventi fino alla sostituzione edilizia, salvo quanto stabilito al precedente articolo 47. La attuazione degli interventi di sostituzione edilizia è in ogni caso soggetta a piano attuativo ai sensi dell'articolo 31 della legge regionale 5/95.

2. Nel caso di interventi di ristrutturazione edilizia non sono in ogni caso ammessi aumenti della consistenza, se non nei termini di cui al successivo comma, mentre si potrà procedere a limitati interventi di demolizione dei corpi secondari ed alla loro ricostruzione fino al massimo della stessa quantità, anche in diversa collocazione purché in adiacenza alla parte principale dell'edificio. Ogni ampliamento della consistenza attuale, anche se per addizione funzionale, dovrà essere computato nella consistenza complessiva dell'immobile e quindi verificato in relazione alle possibilità edificatorie ammesse.

3. Sugli edifici esistenti con destinazione residenziale agricola o civile è ammesso un incremento pari al 10% della consistenza attuale, con un massimo di mc. 300.

4. Sugli edifici esistenti con destinazione industriale, artigianale, produttiva in genere o destinati all'allevamento sono consentiti interventi fino alla manutenzione straordinaria. Potranno essere consentiti interventi fino alla ristrutturazione edilizia in caso di edifici già destinati o da adibire a piccole attività artigianali, di trasformazione agroalimentare e dei prodotti non collegate alla coltivazione del fondo, purché di limitate dimensioni, compatibili con l'ambiente rurale, che non producano inquinamento e che non necessitino di spazi per attività o depositi all'aperto.

5. Per gli edifici a destinazione turistico-ricettiva, le attrezzature e gli impianti destinati ad attività sportive, sociali e ricreative, compresa l'attività di ristorazione, è ammesso un ampliamento "una tantum" per esigenze igienico - funzionali pari al 10% della superficie utile esistente.

Art. 50 Destinazioni d′uso ammesse

1. Nelle zone agricole sono consentite le seguenti destinazioni d′uso:

  • - Agricola e funzioni connesse ai sensi di legge
  • - Residenziale limitatamente agli immobili che posseggono già tale destinazione ed a quelli che potranno essere trasformati in tal senso sulla base delle presenti norme e del Titolo IV, Capo III, della L.R. 1/2005. - Turistico ricettiva di tipo alberghiero limitatamente agli immobili che posseggono già tale destinazione.
  • - Di servizio, con esclusione dei luoghi di intrattenimento, limitatamente agli immobili deruralizzati.

E′ sempre vietato il cambiamento della destinazione d′uso degli annessi agricoli costruiti ai sensi della L.R. 16-17/75, della L.R. 10/79 e della L.R. 64/95.

2. Gli annessi agricoli realizzati dopo l′entrata in vigore della L.R. 1/2005 con permessi di costruire relativi a nuove costruzioni, trasferimenti di volumetrie, demolizioni e ricostruzioni, sostituzioni edilizie, ampliamenti volumetrici o ristrutturazioni urbanistiche, non possono cambiare la destinazione d′uso

3. Nelle zone agricole sono consentite le attività sportive "libere" che si svolgono all'aperto senza necessità di particolari attrezzature (caccia, pesca, equitazione, cicloturismo, trekking ... ).

3. L'attività di imbottigliamento dell'acqua della sorgente in località Cinciano è ammessa nei locali esistenti, con la possibilità di un incremento fino al 50% della attuale consistenza.
L'ampliamento sarà possibile in presenza di un piano di recupero dell'intera area, che limiti l'impatto visivo e di inserimento ambientale sia delle attuali strutture che di quelle in progetto e preveda la rimozione delle volumetrie in caso di cessazione della attività di prelievo e imbottigliamento dell'acqua minerale.

Art. 51 Borghi rurali

1. Sono definiti borghi rurali i seguenti nuclei o complessi: Montemorli, Pini, Case Bolzano, Gruccia, Strolla, Poggi di Villore, Gaggiano, Cedda Ormanni,, Gavignano, Poggiagrilli, Luco, Ellerone, S. Giorgio, S. Giorgio Vecchio, Talciona, Cedda, Papaiano, Fontana, Lecchi, Castiglioni.

2. I borghi agricoli e minori sono rappresentati sulle tavole di progetto in scala 1/10.000 e nelle schede allegate al Regolamento urbanistico.

3. Gli edifici e le aree sono classificati in zona agricola E ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444. 4. Gli interventi ammessi sono disciplinati dagli articoli precedenti, salvo quelli di nuova costruzione o di reperimento di aree e servizi che, quando previsti, sono disciplinati nelle schede allegate al Regolamento urbanistico.

Art. 52 Sistemazioni esterne e attrezzature sportive private

1. Ogni intervento deve essere accompagnato da elaborati progettuali che propongano la riqualificazione delle recinzioni e della vegetazione ornamentale.

2. Le sistemazioni esterne degli edifici esistenti, a qualunque uso destinati, devono in ogni caso essere limitate al resede dell'edificio e tenere in considerazione gli aspetti legati alla conservazione dei caratteri tipici del paesaggio tradizionale, evitando l'inserimento di elementi estranei e incongrui, secondo quanto previsto nel Regolamento edilizio.

3. E' ammessa la realizzazione di piscine, campi da tennis e ricoveri per cavalli, alle condizioni e secondo la disciplina contenuta nel Regolamento Edilizio, purché non comportino deturpazioni panoramiche o sbancamenti, con la sola esclusione di quelli necessari alla realizzazione del corpo vasca. Per i campi da tennis non sono ammessi fondi non filtranti. In ogni caso devono essere previste opportune schermature di verde. Tali interventi potranno essere consentiti anche nel caso di richieste da parte di aziende agrituristiche o di strutture ricettive, purché non di uso pubblico ma limitati alle esigenze della attività alla quale attengono.

4. Gli interventi legati alla attività ippica di tipo familiare dovranno essere realizzati con annessi per ricovero di natura precaria, che non comportino opere di sistemazione esterna tali da modificare permanentemente lo stato dei luoghi. La struttura dovrà essere realizzata in materiali leggeri, quali legno o lamiera per le coperture, non essendo consentito in ogni caso l'impiego della muratura o del cemento armato. La realizzazione di tali annessi precari è condizionata alla assunzione da parte del proprietario di un impegno formale alla rimozione della costruzione in caso vengano meno i motivi per i quali la stessa è stata autorizzata.

5. Nelle aree agricole non è consentita alcun tipo di recinzione, salvo quelle per la sicurezza degli edifici, che dovranno comunque essere tali da garantire un corretto inserimento ambientale, con riferimento alle tipologie tradizionali degli insediamenti rurali. Non sono inoltre consentite recinzioni di separazione tra le diverse unità abitative comprese nello stesso edificio o complesso edilizio.

6. Sono consentite recinzioni legate alla attività di allevamento del bestiame, purché previste all'interno di un Piano di miglioramento agricolo ambientale e previa sottoscrizione di atto d'obbligo che ne preveda la rimozione in caso di cessazione della attività alla quale sono finalizzate.

Art. 53 Aree con forte pendenza e di crinale

1. Sono le zone del territorio agricolo ove la giacitura dei suoli, allo stato naturale, supera la pendenza del 25% e quelle interessate dai crinali del sistema collinare.

2. Le zone sono tutelate al fine di evitare fenomeni di dissesto idraulico, geologico ed idrogeologico e per motivi di tipo ambientale e paesaggistico, in modo da evitarne manomissioni e trasformazioni.

3. Le aree sono rappresentate nella cartografia 1:10.000 del Regolamento urbanistico.

4. Qualora all'interno delle zone con forte pendenza si rilevassero aree pianeggianti o con pendenze ridotte al di sotto del 8%, che abbiano estensioni significative in relazione agli interventi proposti e comunque non inferiori ai 1.000 mq contigui, si potrà prevedere una loro utilizzazione per la realizzazione di interventi di nuova costruzione di annessi stabili, secondo quanto stabilito ai precedenti articoli. Dovrà comunque essere presentato uno studio di impatto paesaggistico, che ne dimostri la compatibilità di inserimento ambientale.

5. Dovranno essere evitati, in linea generale, tutti gli interventi di modifica dello stato dei luoghi. In caso si rendesse necessario procedere alla attuazione di interventi di trasformazione dovrà essere prodotta una dettagliata relazione ambientale che dimostri la compatibilità di quanto proposto con la salvaguardia dell'assetto geomorfologico e paesaggistico esistente.

6. In queste zone sono vietate le nuove costruzioni, ad esclusione di quelle precarie necessarie per la conduzione agraria dei fondi.

7. Per gli edifici esistenti valgono le disposizioni previste per le aree agricole, con la limitazione che non saranno consentiti aumenti della consistenza attuale.

Art. 54 Aree boscate

1. Sono le aree del territorio occupate da boschi di ogni tipologia e dimensione, comprese le aree da essi intercluse.

2. Il Regolamento urbanistico promuove la tutela delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche e di fruizione del territorio delle aree boscate.

3. Le aree boscate sono rappresentate nella cartografia di progetto in scala 1/10.000. In caso di difficoltà o di dubbi interpretativi circa la reale consistenza delle aree stesse si dovrà fare riferimento alle destinazioni risultanti dalle indagini storiche catastali.

4. La superficie totale delle aree attualmente destinate a bosco ed indicate nelle tavole di progetto del piano non potrà per nessun motivo essere ridotta nei tempi futuri. Qualora si debba trasformare una porzione di bosco ad altro uso si dovrà contemporaneamente prevedere il reimpianto di bosco per una superficie pari almeno a quella originaria, secondo un progetto specifico.

5. E' vietata la apertura di nuove strade o passaggi, salvo che per motivi di pubblica utilità o per la difesa dei boschi dagli incendi.

6. Non sono ammesse nuove costruzioni di qualsiasi tipo, entità e volumetria, inclusi gli annessi precari.

7. Per gli edifici esistenti sono consentiti gli interventi previsti per le zone agricole ai precedenti articoli, con esclusione di ogni forma di ampliamento.

8. Non sono ammesse insegne e cartelli indicatori, ad eccezione di quelli informativi e di servizio.

9. Sono vietate le recinzioni di ogni forma e materiale nonché la chiusura delle strade, dei sentieri, dei passaggi di ogni tipo; sono consentite solo opere volte alla limitazione del transito veicolare, che comunque non intralcino l'opera di spegnimento di eventuali incendi, né l'agibilità di tutto il sistema viario.

10. E' vietato il danneggiamento delle forme vegetali e dei prodotti naturali, nonché la loro asportazione, se non nei limiti concessi e previsti dalle Leggi in materia.

11. Il taglio di alberi d'alto fusto, il diradamento o l'utilizzazione produttiva della zona boscata sono regolati secondo gli indirizzi d'uso e di gestione ammessi nell'ambito della silvicoltura dalle norme di legge e di regolamento che disciplinano la materia, previa autorizzazione dell'Autorità competente, che ne indicherà i modi ed i tempi di esecuzione.

Art. 55 Ambiti di reperimento aree protette di interesse locale

1. L'ambito di reperimento dell'area protetta di interesse locale è riferito a parte del corso dei fiumi Elsa e Staggia ed alle zone circostanti il lago di S.Antonio, destinate alla istituzione di parchi, intesi come grandi riserve naturalistiche per il territorio, di valenza sovracomunale.

2. Si dovrà perseguire l'obiettivo di accrescere o comunque mantenere inalterati nel tempo i valori rappresentati da questi territori, destinati alla istituzione di aree naturali protette di interesse locale ai sensi di legge.

3. Gli ambiti sono rappresentati sulle tavole di progetto del Regolamento urbanistico in scala 1/10.000.

4. Ogni intervento nelle aree è subordinato alla redazione di un Piano Attuativo di iniziativa pubblica, coordinato con gli Enti di livello superiore competenti in materia, che deve garantire il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • - a conservazione degli habitat di maggiore interesse naturalistico ed ambientale per la presenza di specie vegetali od animali di rilevante valore, favorendo la vita e la riproduzione delle specie stanziali e migratorie;
  • - l'incremento della qualità insediativa, assicurando la disponibilità di spazi naturali o seminaturali fruibili con fini multipli (didattica, educazione ambientale, sport, tempo libero);
  • - la valorizzazione delle risorse endogene, delle politiche di riequilibrio territoriale e di crescita occupazionale.

5. Fino all'approvazione del Progetto di Parco in tali aree:

  • - è vietato realizzare qualsiasi manufatto, fatte salve le opere di intervento e di sistemazione per la rimozione o mitigazione della pericolosità o comunque finalizzate al mantenimento ed al miglioramento delle condizioni ambientali;
  • - è vietato localizzare scavi aperti e discariche, depositi di materiali edilizi e di rottami di qualsivoglia natura, depositi di merci all′aperto ed in vista;
  • - è vietato ogni intervento che abbia per effetto un innalzamento del livello di falda;
  • - sono vietate le nuove costruzioni, ad esclusione di quelle di tipo precario necessarie per la conduzione agraria dei fondi.
  • - per gli edifici è vietato qualunque ampliamento della consistenza attuale.
  • - sono vietate le recinzioni di ogni forma e materiale nonché la chiusura delle strade, dei sentieri, dei passaggi di ogni tipo; sono consentite solo opere volte alla limitazione del transito veicolare, che comunque non intralcino l′opera di spegnimento di eventuali incendi, né l′agibilità di tutto il sistema viario.
  • - non è ammessa la realizzazione di nuove strade, tranne che per motivi di pubblica utilità.

Sono consentite invece le opere pubbliche o di pubblica utilità di modesta dimensione e che presentino corretto inserimento ambientale.

6. Gli interventi sulle aree e sugli edifici esistenti sono disciplinati secondo quanto previsto ai precedenti articoli per le zone agricole, con le limitazioni di cui sopra.