Norme Tecniche di attuazione del Regolamento Urbanistico

Art. 22 Ambiti fluviali ed aree a rischio idraulico e di frana

1. Sono le aree occupate da corsi d'acqua, da pozzi o sorgenti e quelle nelle loro adiacenze, quelle interessate da fenomeni idraulici di esondazione, ristagno o allagamento, le aree a rischio idraulico o di frana molto elevati. In queste aree sono inclusi anche gli ambiti di protezione A1 dei corsi d'acqua individuati ai sensi della Deliberazione del Consiglio regionale n. 230/94.

2. Le aree sono destinate alla protezione delle risorse idriche e alla loro salvaguardia e tutela da fenomeni di inquinamento o depauperamento, nonché ad impedire che si pongano ostacoli o impedimenti al libero deflusso delle acque, nonché alla attuazione delle misure necessarie per la bonifica e messa in sicurezza delle aree stesse.

3. Le aree sono rappresentate nella cartografia in scala di 1/2.000 e di 1/10.000.

4. Sono comprese in queste aree zone omogenee B, D, E ed F del D.M. 2.04.68 n. 1444.

5. L'area circostante i pozzi dell'acquedotto è soggetta a tutela. L'area di tutela assoluta (10 m. di raggio) è adibita esclusivamente ad opere di presa ed infrastrutture di servizio. Nella zona di rispetto degli stessi è vietata la trivellazione di altri pozzi, con la sola esclusione di quelli da adibirsi alle finalità di captazione dell'acqua potabile per l'acquedotto.

6. Nelle aree ad elevato rischio idraulico sono consentiti tutti gli interventi idraulici volti alla messa in sicurezza delle aree, previa approvazione dell'Autorità idraulica competente. Sono inoltre consentiti gli interventi di ristrutturazione ed adeguamento della viabilità e dei servizi a rete essenziali e non delocalizzabili, nonché la realizzazione di nuove infrastrutture essenziali, purché siano realizzate in condizioni di sicurezza idraulica e non precludano la possibilità di attenuare le condizioni di rischio. Sono infine consentiti tutti gli interventi legati alla utilizzazione delle acque, sia a scopo potabile che agrario. Sono inoltre vietati tutti gli interventi tendenti a ridurre la permeabilità dei suoli, nonché a costituire ostacolo al libero deflusso delle acque.

7. Nelle aree a rischio di frana sono consentiti gli interventi di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi, previo parere favorevole dell'Autorità competente. Sono inoltre consentiti gli interventi di ristrutturazione ed adeguamento della viabilità e dei servizi a rete essenziali e non delocalizzabili, purché non comportino aggravio delle condizioni di instabilità e non compromettano la possibilità di realizzare la bonifica del movimento franoso. Sono infine consentiti gli interventi di realizzazione di nuove infrastrutture essenziali, purché siano stati precedentemente realizzati gli interventi necessari per la bonifica del movimento franoso.

8. Sono vietate le sistemazioni che interferiscano in maniera specifica con le ragioni della tutela alla quale sono sottoposte le aree. Le protezioni si riferiscono anche agli aspetti ambientali, legati sia alla presenza di vegetazione riparia che di particolari sistemazioni idrauliche storicizzate. Sono consentiti, al fine di una utilizzazione pubblica delle aree stesse, interventi di sistemazione a parco e di accesso al fiume, con alberature e passaggi pedonali e ciclabili che comunque non contrastino con la tutela idraulica dei corsi d'acqua.

9. In tutte le aree comprese nella perimetrazione di cui sopra sono vietate le nuove costruzioni, ad esclusione dei manufatti precari legati alla conduzione agraria dei fondi.

10. Gli ampliamenti degli edifici esistenti eventualmente consentiti dai successivi articoli delle presenti norme potranno essere realizzati a condizione che non aumentino la superficie coperta degli stessi. La realizzazione di volumi interrati potrà essere consentita previa dimostrazione della assenza di rischio idraulico e comunque a condizione che la quota di imposta inferiore dei manufatti sia posta almeno a cm. 0,50 al sopra della quota prevista per una piena con tempo di ritorno duecentennale.

11. Non sono consentiti consolidamenti di strutture precarie eventualmente esistenti, che dovranno essere rimosse.

12. Non sono ammesse destinazioni d'uso suscettibili di provocare fenomeni, anche potenziali, di inquinamento.

13. Nelle tavole di piano sono individuate, fra le aree sensibili, quelle di particolare rilievo ai fini della realizzazione di interventi di laminazione delle piene, come casse di espansione, briglie a bocca tarata e simili. Queste aree dovranno essere salvaguardate in maniera specifica e quindi, in caso di qualunque intervento fra quelli consentiti dal presente articolo, dovranno essere prodotte analisi di dettaglio in cui si dimostri che quanto proposto non è suscettibile di pregiudicare, anche indirettamente, la realizzabilità delle opere idrogeologiche di tutela degli abitati dalle piene. In queste aree è vietata qualsiasi tipo di nuova edificazione anche a carattere temporaneo ad esclusione dei manufatti relativi alle opere idrauliche ed attività colturali che possono pregiudicare la funzionalità dell’opera idraulica.

14. Gli interventi sulle aree e sugli edifici esistenti sono disciplinati dalle norme per le aree urbane (B), industriali (D) e agricole (E) di cui ai successivi articoli delle presenti norme, con le limitazioni di cui al presente articolo.